Mario Ajello sul Messaggero: “La libertà negata a Barilla”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 27 settembre 2013 12:11 | Ultimo aggiornamento: 27 settembre 2013 12:11
La vignetta di Libero

La vignetta di Libero

ROMA – Le parole del pàtron della Barilla, Guido, continuano a far discutere. “Non faremo pubblicità con omosessuali – dice Guido Barilla alla Zanzara –  perché a noi piace la famiglia tradizionale. Se i gay non sono d’accordo, possono sempre mangiare la pasta di un’altra marca. Tutti sono liberi di fare ciò che vogliono purché non infastidiscano gli altri”. Passano pochi minuti, poche ore e inizia il tam tam mediatico, giornalistico e politico. Tutti (più o meno) contro Guido Barilla. Su Twitter parte l’hashtag #boicottabarilla, in difesa del pàtron della Barilla si schierano, in pochi, c’è Cruciani (“Mangio Barilla e me ne fotto”) e c’è Mario Ajello dalle pagine del Messaggero con un editoriale dal titolo “La libertà negata a Barilla”.

Ecco l’articolo:

Dov’è lo scandalo se uno, anzi proprio quello che ne ha inventato l’immagine, sostiene che il suo target è proprio la famiglia modello “Mulino Bianco” e non quella omosessuale? Stupisce lo stupore planetario e l’indignazione pubblica e ideologica, tutt’altro che liberale, con cui sono state accolte e bersagliate le parole di Guido Barilla. Il quale ha detto una cosa semplice e pure legittima: «Non faremo pubblicità con gli omosessuali, perché a noi piace la famiglia tradizionale».
E ha anche aggiunto: «Se i gay non sono d’accordo, possono sempre mangiare la pasta di un’altra marca. Tutti sono liberi di fare ciò che vogliono, purché non infastidiscano gli altri». Che parole così, prive di intolleranza, suscitino scandalo sembra davvero uno scandalo. Che Barilla possa essere crocifisso per non aver detto niente di male, e per il solo fatto di non aver ripetuto il bla bla politicamente corretto secondo cui la famiglia tradizionale è superata, reazionaria e non è trendy, dà la misura di quanto si sia perso il senso della misura. E soprattutto il senso della realtà. Siamo di fronte a un tipico caso di ipocrisia all’italiana (che sta contagiando anche i siti stranieri). Tutti criticano Barilla ma Barilla ha detto quello che tutti pensano: e cioè che la famiglia «classica», nè migliore nè peggiore rispetto alle altre che lui non biasima nè ghettizza, è quella che si riunisce all’ora dei pasti ed è composta da una madre, da un padre e da qualche bimbo come nella stragrande maggioranza dei casi. E dal punto industriale lui a questo target si è rivolto e lì vuole continuare legittimamente a puntare con le sue merendine e i biscotti e il resto. Boicottare un’industria e un imprenditore – l’hashtag #boicottabarilla sta volando sui social network – perché sceglie di legare il proprio lavoro a un’immagine e non a un’altra, e a un modello culturale che non considera superiore, è un esercizio di oscurantismo che non dovrebbe essere al passo con i tempi in cui viviamo.
Per di più, dicendo che «se la mia pasta non piace, si può comprare qualche altra pasta», Barilla si assume anche un rischio d’impresa. Si sente libero lui, scegliendo di caratterizzare il suo prodotto in un certo modo e restringendo il suo mercato a quel tipo di mercato, e si sentano liberi gli altri. I gay, in tutto ciò, in questa ondata di ipocrisia che si è riversata addosso a un incolpevole, non c’entrano niente. Dove sarebbe l’«omofobia» di Barilla che mezzo mondo gli sta imputando? C’è tanta gente che dice «voglio la famiglia Mulino Bianco» e non si capisce dove sarebbe il disvalore nell’idealizzazione di una certa armonia e di questo sorridente modello di solidità.”