Mario Draghi, scontro con Angela Merkel e la Germania: buon senso contro rigore

di Redazione Blitz
Pubblicato il 1 Settembre 2014 13:20 | Ultimo aggiornamento: 1 Settembre 2014 13:20
La copertina dell'Economist

La copertina dell’Economist

BERLINO – Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea (Bce), ha scatenato la paura di una politica monetaria espansiva antideflazione nella Cancelliera tedesca Angela Merkel e nel suo Governo dopo che domenica alle elezioni in Sassonia (il più ricco Stato dell’Est) ha visto un volo dei populisti antieuro e anti-SudEuropa.

“Il nodo dello scontro sono le misure eccezionali annunciate da Draghi nel suo discorso a Jackson Hole il 22 agosto”,

spiega Andrea Tarquini su Repubblica.

E Paolo Lepri sul Corriere della Sera:

“Angela Merkel «irritata» [il termine usato da Spiegele è un po’ più forte] con Mario Draghi? Lo sostiene il settimanale Der Spiegel , secondo cui la cancelliera tedesca avrebbe telefonato nei giorni scorsi al presidente della Bce chiedendogli spiegazioni sul discorso di Jackson Hole, negli Stati Uniti, in cui il numero uno dell’Eurotower aveva parlato della necessità di agire sulla politica fiscale dei Paesi della zona euro, sottolineando che la flessibilità delle regole esistenti potrebbe essere sfruttata per incoraggiare la crescita e per rendere possibili le riforme strutturali”.

Secondo lo Spiegel, spiega ancora Andrea Tarquini,

“Angela Merkel è allarmata dalla prospettiva di incentivi alla liquidità e acquisti di titoli sovrani. Lo stesso avrebbe detto a Draghi il ministro delle Finanze federale, Wolfgang Schaeuble, ritenuto custode massimo del mantra dell’austerità”.

Non è vero, ribattono i portavoce di Angela Merkel.

“L’affermazione secondo la quale la cancelliera abbia espresso simili idee al presidente della Banca centrale europea non corrisponde alla verità dei fatti”.

Smentita parziale. Poi sono venute, più puntuali, le precisazioni della Eurotower:

“E’ inesatto che la signora Merkel abbia chiamato il presidente Draghi per contestare le frasi da lui dette a Jackson Hole”,

ha sottolineato un portavoce della Bce. Confermando però che la telefonata sia avvenuta:

“Il contenuto non lo commentiamo e non lo riveliamo”.

Secondo Der Spiegel, prosegue Andrea Tarquini, Angela Merkel avrebbe chiesto a Draghi se la Bce abbia deciso di abbandonare il sostegno ad austerità e consolidamento dei bilanci sovrani. Domanda che rende tutto più fragile nell’Unione europea, dalle intese sulle nomine alla Ue raggiunte sabato, al futuro negoziato nell’eurozona (col vertice proposto da Renzi sulla ripresa) sul rapporto tra rigore, incentivi all’economia, occupazione.

“Inoltre alle elezioni di ieri in Sassonia i populisti antieuro, anti-Europa meridionale e antifrancesi della Alternative fuer Deutschland (AfD) hanno trionfato col 10 per cento circa dei sondaggi”.

“Primo partito a Dresda resta col 40 per cento la Cdu della cancelliera, ma non ha i numeri per governare da sola, e il grande interrogativo è se sdoganare la AfD. La crisi rallenta duramente anche la locomotiva tedesca, e senza le scelte d’emergenza di Draghi l’Europa rischia una recessione. Ma Merkel fa i conti con gli elettori tedeschi ossessionati dai costi del salvataggio dell’euro, e il voto a Dresda esaspera la sua paura”.

In ogni caso, commenta Paolo Lepri,

“il fatto che alcuni passaggi dell’intervento pronunciato dal presidente della Bce il 22 agosto al convegno dei banchieri centrali (accolto positivamente dai mercati) non avessero convinto il governo di Berlino era emerso, al di là di altre ricostruzioni della stampa, quando il ministro delle Finanze, Wolfgang Schäuble aveva dichiarato che le parole di Draghi erano state «male interpretate”.

Ha anche precisato che la Bce “ha il chiaro mandato di assicurare la stabilità monetaria e non ha il mandato di finanziare gli Stati. Tutti coloro che non riescono a gestire il loro bilancio e vogliono oltrepassare i limiti vorrebbero essere finanziati dalla Bce”.

“Per quanto riguarda le politiche di bilancio, Schäuble ha ribadito la proposta di un commissario europeo che abbia il potere di veto sulle leggi finanziarie dei singoli Paesi”.

Secondo Der Spiegel, Mario Draghi ha difeso, sia con la Merkel sia con Schauble

“il senso del suo intervento spiegando l’importanza di misure di stimolo come mezzo per promuovere la crescita e facilitare le riforme strutturali”.

Nel suo discorso a Jackson Hole, in America, a un raduno di banchieri di tutto il mondo, Draghi

“aveva insistito anche, guardando alla Germania, sulla necessità di aumentare gli investimenti pubblici e aveva sottolineato l’importanza che i paesi più deboli della zona euro proseguissero sulla strada delle riforme. «Nessuna quantità di aggiustamenti fiscali o monetari può sostituire le riforme strutturali: la disoccupazione strutturale era già molto alta nella zona euro prima della crisi e le riforme strutturali nazionali per affrontare questo problema non possono essere ritardate”.

Ancora sul Corriere della Sera, Stefania Tamburello riporta le voci vicine a Mario Draghi:

“Mario Draghi per ora non replica. Si limita a a far sapere che non c’è stato alcuno scontro. […] Difficilmente, comunque, qualunque sia stato il tenore della telefonata con la cancelliera e di quella con il ministro delle Finanze di Berlino, Wolfgang Schauble, Mario Draghi ha ritrattato le cose dette negli Usa, peraltro curate nel dettaglio nei giorni precedenti. Piuttosto è più probabile che abbia sottolineato ai suoi interlocutori tedeschi, come le sollecitazioni fatte siano nell’interesse dell’Europa intera e non solo di uno o altro Paese e, come in ogni caso, l’esortazione alla maggiore flessibilità sia nell’ambito delle regole già previste”.

Segue una specie di interpretazione autentica del pensiero di Mario Draghi, che, nel suo intervento a Jackson Hole, aveva

“in particolare, sollecitato la «flessibilità esistente nell’ambito delle regole» che «potrebbe essere utilizzata per affrontare meglio la debolezza della ripresa e per fare spazio ai costi delle necessarie riforme strutturali» e aveva fra l’altro invitato i governi a «sfruttare gli spazi di manovra necessari a una composizione delle politiche fiscali più favorevole alla crescita».

“Il suo è stato un discorso di ampia portata, da una parte diretto alla presidente della Federal Reserve, Janet Yellen, che ha in mano le redini del dollaro il cui rafforzamento sarebbe benefico per l’euro e per l’economia europea. E dall’altra ai governi europei, nell’ambito di un confronto in cui trova posto lo scambio, non si sa quanto difficile, di vedute con la Cancelliera tedesca Angela Merkel e l’incontro in programma per oggi con il presidente della repubblica francese, Francois Hollande, anche in vista dei meeting europei milanesi di metà settembre.
“Giovedì prossimo, nel corso della conferenza stampa al termine della riunione del consiglio direttivo, che dovrebbe annunciare un nuovo timing , più ravvicinato, delle iniziative della Bce, Draghi avrà, comunque,modo di tornare sui temi del rigore e della flessibilità, dopo aver illustrato le prossime mosse di politica monetaria.

“Sui mercati è iniziato il conto alla rovescia per la riunione di giovedì: l’attesa, altissima, per un intervento deciso e straordinario di Francoforte in grado di invertire la rotta dell’inflazione, è peraltro mitigata dall’incertezza sul timing delle iniziative. Di sicuro la discussione tra i governatori delle banche centrali dell’eurozona, a partire dalla cena di lavoro di mercoledì, sarà più lunga e approfondita del solito visto che le cifre hanno rivelato sul fronte della congiuntura e delle previsioni, una situazione in rapido peggioramento. Nonché uno scenario, che giustificherebbe appieno il rispetto dell’impegno assunto e ribadito, all’unanimità dal Consiglio di intervenire con misure non convenzionali nel caso di necessità.
“I tempi però non sembrano maturi per l’annuncio di un intervento immediato (ma c’è chi se lo aspetta da qui alla fine dell’anno) di quantitative easing , cioè di acquisto di titoli privati e pubblici sul modello Usa e giapponese, chiesto da più parti per ridare slancio all’economia e per allontanare il pericolo di deflazione.

Anche se la Bundesbank e il suo presidente Jens Weidmann, il più restio, ma non il solo, ad interventi straordinari, dopo il dato che ha segnalato come anche l’economia della Germania non stia,a dispetto delle stime fatte a suo tempo dalla stessa banca centrale tedesca, è rimasto per ora in silenzio”.