Mario Giordano: “Le spie serie non girano i dossier a Marco Travaglio”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 24 Ottobre 2013 17:18 | Ultimo aggiornamento: 24 Ottobre 2013 17:18
Mario Giordano

Mario Giordano

ROMA – Una stoccata a Marco Travaglio e un’altra al quotidiano La Repubblica. Su Libero Mario Giordano prende a pretesto la vicenda del Datagate per parlare di spionaggio. Ci sono le spie serie, è la tesi di Giordano, che preparano i dossier e poi li custodiscono, “mica li consegnano a Travaglio o a Barbacetto”. E poi c’è un giornale, Repubblica, che contro le spie fa una campagna dura dopo essere stato lo stesso giornale che ai tempi della legge bavaglio scriveva: “Intercettateci tutti”.

Scrive Giordano:

Oddio, ci spiano. Basta là, chi l’avrebbe detto? All’improvviso l’Italia si risveglia come la bella addormentata nel bosco e scopre che esistono gli 007, i grandi orecchi e i dossier segreti. Anni di film su James Bond sono passati invano, ore di pellicole dedicate alle spy story e miriadi di Mata Hari superinfiltrate evidentemente non hanno spiegato nulla: solo oggi ci accorgiamo che nel mondo esistono gli agenti segreti e che essi sanno fare il loro mestiere.

Accipicchia, come avevamo fatto a non pensarci? La scoperta, al pari di quella dell’acqua calda, dev’essere stata sconvolgente. E infatti ha subito scatenato fiumi di indignazione: si muovono gli ambasciatori, il garante per la privacy, decine di politici indignati e infine il premier Letta che mostra i muscoli e prova a fare la voce grossa con il segretario di Stato americano John Kerry. «Verificare le violazioni», tuona. Mamma mia che paura. Tanto che viene il dubbio: ma è lo stesso Letta che l’altra settimana s’inginocchiava a prendere le carezze da Obama? Questa classe politica, in effetti, ha portato l’Italia a fare da zerbino al mondo.

Quindi l’attacco a Travaglio e a Repubblica:

Per forza: gli spioni professionisti sono gente seria, prepara i dossier e poi li custodisce, mica li consegna a Travaglio o a Barbacetto. Il lettore faccia un po’ il confronto, se crede, con le intercettazioni all’amatriciana dei nostri magistrati, che non fanno a tempo a essere raccolte che sono già in tipografia. E da lì in edicola. Vi pare? E allora colpisce che fra i giornali più scatenati a difendere l’onore italiano nel Datagate e a stracciarsi le vesti per l’esistenza di dossier oltre Atlantico ci sia proprio Repubblica: ma come, colleghi, voi non eravate quelli dell’«intercettateci tutti»?

Voi non eravate a favore della massima trasparenza, il grande orecchio perpetuo, la raccolta di dati perenne e continua? Com’è che adesso sostenete a spron battuto l’indignazione tricolore contro ogni interferenza illecita nelle nostra vita? Solo perché gli americani, maledetti loro, non hanno ancora fatto uscire nemmeno un rigo uno che vada nel popò a Berlusconi?