Marò, Bonino: “Per difenderli pronti a bloccare gli accordi fra Ue e India”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 17 gennaio 2014 10:44 | Ultimo aggiornamento: 17 gennaio 2014 10:45
Salvatore Girone, Massimilian Latorre

Salvatore Girone e Massimiliano Latorre (LaPresse)

ROMA – Il ministro degli Esteri Emma Bonino dice che “tutte le opzioni sono sul tavolo”, per quel che riguarda la vicenda di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, i due fucilieri di Marina trattenuti in India accusati di omicidio. Soprattutto se fossero imputati sulla base di una legge che prevede la pena capitale.

Tra le opzioni non escluse, anche un’offensiva per allontanare l’ipotesi che New Delhi ottenga un seggio permanente nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite: una promozione allo status di potenza alla quale i governi indiani tengono molto.

L’intervista al Corriere della Sera di Emma Bonino.

La petizione dell’Italia alla Corte suprema indiana finalizzata allo sblocco del processo ha cambiato qualcosa?

«Abbiamo chiesto alla Corte suprema di chiarire come mai la Nia (l’agenzia investigativa antiterrorismo indiana, ndr ) non abbia saputo dare corso alle indicazione della Corte stessa che il 18 gennaio di un anno fa indicava il luglio successivo come data di inizio del processo. Il dato di fatto è che ora l’atteggiamento indiano è cambiato: il ministro degli Esteri ha espresso il suo imbarazzo ed è venuta alla luce in modo pubblico la divergenza tra il ministero degli Esteri e quello degli Interni».

Cosa può rispondere la Corte?

«Può anche ribadire che il Sua Act (la legge che prevede la pena di morte per terroristi, ndr ) non è applicabile ai fucilieri».

Se gli indiani decidono invece di procedere con il «Sua Act», l’Italia è pronta a rispondere?

«In quell’eventualità tutte le opzioni sono sul tavolo. Domani (oggi per chi legge, ndr ) ci sarà una nuova riunione della “squadra marò” del governo, con Enrico Letta, Staffan de Mistura, l’avvocatura dello Stato, i rappresentanti dei ministeri degli Esteri, della Difesa, dell’Interno e della Giustizia. Si tratta di una squadra messa in piedi con il preciso scopo di evitare che ci siano inerzie e primedonne. Un metodo che condivido molto».

Ma il governo è pronto a internazionalizzare la questione?

«Sul piano diplomatico è già internazionalizzata. Semmai si tratta di rafforzarla, ma la questione non è più solo italiana. Ne è coinvolta l’Unione Europea, il consiglio dei ministri degli Esteri della Ue ne tratta da tempo, gli americani sono stati coinvolti. Ho scritto una lettera a Navanethem Pillay (l’alto commissario dell’Onu per i diritti umani, ndr ) per testare la situazione. E altre strade possono essere esplorate, oltre a quella di arrestare i colloqui di liberalizzazione commerciale tra Ue e India: strade più politiche».

Per esempio? Tra le opzioni rientrano anche possibili iniziative sulla riforma dell’Onu?

«Speriamo di non arrivare a tanto. Certamente il comportamento dell’India nel caso dei fucilieri non la facilita agli occhi della comunità internazionale. Ci sono questioni internazionali che non si muovono molto: le possiamo raffreddare di più».

Una delegazione del Parlamento dovrebbe partire per Delhi. Positivo?

«Se vanno come squadra, guidati dai presidenti delle commissioni Esteri e Difesa è positivo. Non lo è se torniamo alla modalità delle prime donne» (…)