Marò, il dossier a una super spia indiana

di Redazione Blitz
Pubblicato il 15 ottobre 2014 13:46 | Ultimo aggiornamento: 15 ottobre 2014 13:46
Marò, il dossier a una super spia indiana

I marò

ROMA – La questione marò è arrivata sul tavolo della spia più leggendaria dell’India, Ajit Doval, consigliere per la sicurezza nazionale del primo ministro Narendra Modi.

Doval, 69 anni, è uno dei massimi esperti di sicurezza in Asia, un mito nel mondo dell’intelligence: un falco che in 35 anni di carriera ha condotto operazioni sotto copertura in mezzo continente; ma che negli affari di governo è pragmatico. Il fatto che a occuparsi della vicenda sia lui, vicinissimo a Modi, significa che la vicenda ha finalmente salito i gradini delle priorità di New Delhi e ora è trattata dall’ufficio del primo ministro.

D’altra parte, anche in Italia è ormai stata presa in carico direttamente da Matteo Renzi e Palazzo Chigi. Che, dunque, dovranno confrontarsi, anche se indirettamente, con una volpe dei servizi di intelligence.

Scrive Danilo Taino sul Corriere della Sera:

Ieri, il quotidiano indiano Economic Times ha scritto che «presto» Doval presiederà una riunione di alto livello sulla vicenda di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, accusati di avere ucciso, mentre erano in missione antipirateria, due pescatori indiani il 15 febbraio 2012. Il meeting dovrà orientarsi su una risposta da dare a una proposta di soluzione consensuale della controversia tra i due Paesi avanzata da Roma. Il portavoce del governo di Delhi ha detto che «non ci sono negoziati in corso tra India e Italia»: l’ingresso in azione dell’ufficio di Modi, però, indica che il suo governo sta preparandosi a rispondere al pressing diplomatico italiano.

Importante, perché c’è una questione tempo. Dal 12 settembre, uno dei due marò, Latorre, è in Italia per una convalescenza di quattro mesi dopo essere stato colpito da un ictus, mentre Girone è rimasto a Delhi: se alla scadenza della convalescenza, il 13 gennaio, non si sarà trovata una soluzione, Latorre dovrà tornare in India oppure rimanere in Italia disattendendo all’impegno di ritornare, preso con le autorità indiane, e lasciando Girone in una posizione difficile.

La controversia — l’Italia non riconosce il diritto dell’India di giudicare i due fucilieri — è dunque a un passaggio delicato. Roma ha proposto una soluzione giuridica che spera possa essere accettata da Delhi: l’obiettivo è quello che gli anglosassoni chiamano un save face agreement , un accordo che permetta ai contendenti di salvare la faccia, di chiudere una vicenda, condotta male per oltre due anni da entrambe le parti, senza che nessuno possa dire di avere perso. Casi di contenziosi internazionali chiusi in passato in questo modo ci sono, negoziati direttamente tra governi o con l’intervento di un arbitro. In più, l’Italia vorrebbe sostenere la proposta con una serie di iniziative di appoggio, finalizzate a migliorare i rapporti politici, economi, culturali (…)

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