Marò, India ci tratta peggio dello Sri Lanka. Flop Monti

Pubblicato il 22 Marzo 2013 9:41 | Ultimo aggiornamento: 22 Marzo 2013 14:42
I due marò italiani

I due marò italiani (LaPresse)

ROMA – Marò, sconfitta internazionale per il governo Monti? Fino a mercoledì il ministro degli Esteri Giulio Terzi prometteva che Salvatore Girone e Massimiliano Latorre sarebbero rimasti a tutti i costi in Italia (“I marò restano in Italia”), adesso il contrordine con il ritorno in India, dove i due marò sono accusati dell’omicidio di due pescatori del Kerala.

Giulio Terzi su Twitter tuonava: “La giurisdizione è italiana. Siamo disponibili a trovare soluzioni con l’India in sede internazionale. Intanto i nostri marò restano in Italia”. Poi il cambio di rotta: “La situazione si sta normalizzando, e non stiamo mandando i nostri militari allo sbaraglio, incontro ad un destino ignoto. Non rischiano la pena di morte”

E la stampa italiana come ha reagito? Libero e Giornale accusano il premier italiano. Libero titola: “Monti, figuraccia mondiale: rispedisce in India i marò”.

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“Traditori dell’Italia” apre Il Giornale. Alessandro Sallusti scrive:

“Il caso è quello dei due marò del San Marco arrestati in India. Ce li avevano rispediti in licenza per qualche settimana con l’assicu­razione di un loro ritorno per il processo. Abbiamo annuncia­to con squilli di tromba che ce li saremmo tenuti,ma di fronte al­l’India che ha mostrato i musco­li (e non solo quelli) abbiamo calato le braghe: sono già in vo­lo verso New Delhi, con tante scuse. Questo è Monti, l’uomo che doveva ridarci la credibilità in­ternazionale che ci avevano fat­to credere persa. Questo è Ter­zi, il ministro già ambasciatore in America. Questa è l’Italia dei tecnici voluta e sostenuta dai sa­lotti di banchieri e intellettuali, dai giornaloni della sinistra. Una manica di incapaci, egoisti ed egocentrici, senza alcuna le­gittimazione, traditori di paro­le date ( ricordate il «mai mi can­diderò » di Monti?). Volevano suonare l’Italia e gli elettori li hanno suonati, volevano can­tarle all’India e il mondo l’ha cantata a loro. Hanno preso or­dini non dagli italiani ma da ca­pi di Stato e governo stranieri”.

Le ragioni di un flop diplomatico. Gianni Riotta su La Stampa:

“(…) Se, davanti al disastro del ritorno dei sottufficiali del San Marco in un’India ora infuriata per il doppio voltafaccia del nostro governo il lettore riflettesse, «Beh l’India tratta l’America con maggiore rispetto dell’Italia, diverso peso nel mondo» sbaglierebbe. Perché nella discussione che da più di un anno divide due Paesi di solito amici, due democrazie, due tra le culture più antiche del pianeta, India e Italia, nessuno ricorda mai che la Marina Militare di Sri Lanka, non certo una flotta da paura, ha ucciso negli ultimi anni 500 (cinquecento) pescatori indiani, ferendone migliaia, sequestrando pescherecci e attrezzature senza che i diplomatici mai venissero presi in ostaggio, i militari di Sri Lanka processati, che i governi montassero la propaganda etnica e populista. All’Italia gli indiani non hanno concesso quel che concedono agli Usa e a Sri Lanka. Chiunque, gli indiani per primi sulla loro difficile frontiera atomica con Cina e Pakistan, si occupi di zone militari a rischio sa che gli incidenti sono frequenti, dolorosi, inevitabili. E che la diplomazia serve dopo, a non farli degenerare in aggressività. Ma sull’Italia le autorità indiane, con passione militante le locali, riluttanti le nazionali, hanno deciso di puntare i piedi. Volevano una prova di forza che, agli occhi dell’inquieta opinione pubblica della sterminata democrazia e sulla scena mondiale dove la nuova India cerca prestigio, desse loro credibilità. Gliel’abbiamo data con ingenuità, l’hanno stravinta”.

Critiche al governo Monti e al ministro Giulio Terzi anche da Il Corriere della Sera. Grandi abbagli e piccole speranze. L’editoriale di Franco Venturini:

“La netta sensazione è che nella vicenda dei marò il governo e la sua diplomazia abbiano perso la bussola. Prima veniamo meno alla parola data e, avanzando una serie di motivazioni giuridiche, annunciamo che i due fucilieri di Marina non torneranno in India per farsi processare. Poi, ieri, il Comitato interministeriale per la sicurezza innesta la retromarcia e decide l’immediato ritorno a Nuova Delhi di Latorre e Girone nei tempi previsti dall’impegno iniziale. Cosa è accaduto, e in cosa possiamo sperare se nessun cercherà altri colpi di scena? È accaduto, di sicuro, che abbiamo fatto una doppia brutta figura sulla scena internazionale: grave la prima (gestita dai ministri Terzi, Di Paola e Severino) ma perdente anche la seconda, perché non si rimedia a un giro di valzer con un altro giro di valzer soprattutto quando il mondo conosce i nostri precedenti storici. È palese, inoltre, che al di là della parola inizialmente disattesa abbiamo sottovalutato la reazione indiana e le conseguenze che essa poteva comportare”.

“L’Italia riconsegna i due marò” titola Il Sole 24 Ore con un articolo a firma di Gerardo Pelosi:

“L’ultimo avvilente capitolo della crisi italo-indiana si è consumato ieri. La decisione di rispettare il termine del 22 marzo per il rientro in India è stata annunciata con una nota da Palazzo Chigi e sarebbe maturata nelle ultime 24 ore al termine di una serie di riunioni a vari livelli che hanno coinvolto anche funzionari indiani. Nella nota della presidenza del Consiglio si spiega che il premier Mario Monti, il ministro della Difesa Giampaolo Di Paola e il sottosegretario agli Esteri, Staffan De Mistura hanno incontrato i due fucilieri per valutare congiuntamente la posizione italiana e i risultati delle discussioni avvenute tra le autorità italiane e quelle indiane.
All’incontro non ha partecipato invece il ministro degli Esteri, Giulio Terzi che, secondo indiscrezioni, sarebbe rimasto estraneo alle decisioni almeno nell’ultima settimana. Il titolare della Farnesina ha però preso parte nella mattinata di ieri a una riunione del Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica (Cisr), presieduta da Monti, assieme ai colleghi Anna Maria Cancellieri, Giampaolo Di Paola, Vittorio Grilli, Paola Severino, Corrado Passera. Al vertice hanno partecipato anche i sottosegretari Antonio Catricalà e Gianni De Gennaro (servizi).
Già da alcune settimane stava maturando una frattura nella posizione del Governo: da una parte i ministri Terzi e Di Paola favorevoli alla linea dura nei confronti dell’India e dall’altra quella del ministro Severino favorita anche da Palazzo Chigi e soprattutto dal Quirinale. Sulla base delle decisioni assunte dal Cisr, il governo italiano ha ottenuto dalle autorità indiane l’assicurazione scritta riguardo al trattamento che sarà riservato ai fucilieri e alla tutela dei loro diritti fondamentali”.

“Farnesina dietrofront. I marò tornano a Delhi”. Duro Il Manifesto contro il premier Monti e il ministro Terzi:

“Che figura per l’Italia. Alla fine l’ha spuntata l’India, i due marò tornano a New Delhi nei limiti del permesso di 30 giorni che scadeva oggi, concesso dalle autorità indiane per permettere a Girone e Latorre di votare in Italia”

“Esposti alla gogna per colpa soprattutto di un ministro degli Esteri che ha cercato di costruire sulla loro fuga un futuro politico, ed eventualmente anche elettorale, a destra”. “L’onore perduto della diplomazia” è il titolo dell’editoriale di Francesco Merlo per La Repubblica:

“Il ministro Terzi e il suo sodale Di Paola, ministro della Difesa, – nientemeno un ammiraglio che ha studiato al Morosini! – hanno infatti trasformato questi due apprendisti eroi in una coppia di esodati, esponendoli adesso, con il ritorno obbligato, al pericolo vero, il pericolo peggiore per un soldato e per un governo: il disonore. Solo ora infatti il processo diventa a rischio, perché i nostri due “marines”, vale a dire il meglio delle nostre forze armate, non saranno più considerati come due fucilieri di Marina di un Paese amico, due militari in attesa di giudizio, ma come due prove sfacciate e schiaccianti non di omicidio ma di furbizia umiliata, i rappresentanti di un’Italia volgare e truffaldina, subito piegata però dalla forza di un brutto atto di rappresaglia.
Sino a un mese fa i truffaldini sembravano gli indiani. Perché i due poveri pescatori morti forse non erano pescatori. Perché le acque in cui sono morti erano internazionali. E perché i nostri soldati si erano sempre comportati da soldati. E i soldati non sparano sui pescatori e, più in generale, sui lavoratori, in mare come in terra. E che fossero soldati lo avevano dimostrato non scappando subito dopo l’incidente, ma presentandosi alle autorità di polizia locali. E ancora, ottenuta e goduta la licenza per il Natale in patria, riconsegnandosi puntualmente ai loro giudici, benché sia controversa la legittimità del tribunale indiano. Adesso che invece tornano perché gli indiani hanno sequestrato il nostro ambasciatore, violando a loro volta le regole internazionali, i due soldati diventano davvero prigionieri, e non più della Giustizia indiana e dei suoi tribunali ma di un’arroganza da ritorsione. L’India che li accoglierà non è infatti la stessa India che diede loro il permesso di partire: è un’India che si è sporcata con un sequestro di persona che non ha precedenti nel mondo diplomatico civile e che l’Italia furbastra di Terzi e di Di Paola non sa più come affrontare se non con la resa, la cosiddetta calata di braghe”.