Massimiliano Latorre: “Tornare in India? Non mi arrendo. Lotto anche per Salvatore”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 novembre 2014 7:10 | Ultimo aggiornamento: 2 novembre 2014 14:02
Massimiliano Latorre: "Tornare in India? Non mi arrendo. Lotto anche per Salvatore"

Manifestazione pro Marò (LaPresse)

ROMA – “Sono fiducioso, non mi arrendo. Il nuovo ministro degli Esteri Paolo Gentiloni mi ha chiamato nel giorno di Ognissanti e questo è di buon auspicio per la soluzione della vicenda mia e di Salvatore. Continuo ad aver fiducia nel governo indipendentemente dai ministri che si succedono”. Massimiliano Latorre riceve la telefonata del nuovo capo-diplomazia italiano ed è solo la prima di altre telefonate che il ministro e il marò avranno prima e dopo il 13 gennaio, quando “capo” Latorre dovrà (o dovrebbe) tornare in India da Salvatore Girone, l’altro fuciliere di Marina in libertà vigilata, e affrontare il processo per l’uccisione di due marinai del Kerala scambiati per pirati il 15 febbraio 2012.

Latorre si trova a Taranto per quattro mesi dopo l’ischemia che l’ha colpito il 31 agosto a New Delhi, con un permesso di convalescenza dalla magistratura indiana per curarsi e stare coi propri cari. A patto che poi rientri.

L’intervista a cura di Marco Ventura sul Messaggero:

Capo Latorre, è mancato poco che morisse, quel 31 agosto…
«Sarebbe stata una bella morte. Non mi sarei accorto di nulla… Adesso però sono contento della telefonata del ministro. È il giorno di Ognissanti, approfitto per fare gli auguri a tutti. Soprattutto voglio dire pubblicamente grazie alla mia compagna, a Paola: senza di lei non sarei vivo, non sarei qui».

È stata lei a accorgersi dell’ictus?
«Proprio lei. Non mi ha mai abbandonato, neanche adesso. Sta sempre al mio fianco, ogni giorno. Nei secoli fedele, come i carabinieri. Ecco, Paola è così».

Come procedono le cure? Si sta riprendendo dopo l’ischemia?
«Vado ogni giorno all’ospedale militare di Taranto, ma riprendersi è una parola grossa. Ho ancora problemi di salute che vanno risolti. Non è facile».

Non è guarito?
«Ancora no. All’inizio sembrava un malore da niente, una cosa leggera. È stata Paola a accorgersi della gravità di quello che stava succedendo. Sono salvo per il rotto della cuffia. Oggi non sarei qui a parlare, lo devo a lei. Però ho anche un rammarico».

Quale?
«Sarebbe stata la morte migliore. Non avrei sentito nulla. Sarei morto senza accorgermene».

Avrebbe preferito morire?
«Non dico questo, no. Ovvio che sono contento d’essere vivo. Io non mollo».

Eppure questi due anni, quasi tre, sono stati una vera angoscia per lei e per Salvatore.
«Sono qui, combattivo come sempre. Anzi, sono ancor più consapevole delle mie responsabilità».

Il 13 gennaio dovrà tornare in India…
«Non mi arrendo. Io combatto. Devo farlo non solo per me, ma soprattutto per Salvatore. Sento di avere un dovere verso di lui come superiore. Lui era un mio sottoposto. Sento questa responsabilità. La sento due volte, da sottufficiale e da capo team. Sa come diciamo noi fucilieri di Marina: tutti insieme, nessuno indietro. È il mio motto».

Il ministro l’ha chiamata, che cosa vi siete detti?
«La telefonata mi ha rincuorato».

Si troverà una soluzione?
«Questa è una fase delicata, non mi faccia aggiungere altro. Non posso».

Girone si trova in India, lei in Italia. Per la prima volta dopo più di due anni siete separati.
«È vero, penso a lui continuamente, ogni giorno. Tra me e Salvatore si è creato un rapporto strettissimo, speciale. Se fossi gay mi preoccuperei… Scherzo, però questa storia ci ha davvero uniti».

Alla fine la soluzione non potrà che arrivare da qualche iniziativa del premier, Matteo Renzi…
«È un problema tra India e Italia».