Massimo Giuseppe Bossetti: lite difesa-pm sul Dna

di redazione Blitz
Pubblicato il 16 Novembre 2015 16:03 | Ultimo aggiornamento: 16 Novembre 2015 16:03
Massimo Giuseppe Bossetti: lite difesa-pm sul Dna

Massimo Giuseppe Bossetti: lite difesa-pm sul Dna

ROMA – Processo Yara, la difesa di Bossetti e l’accusa litigano in aula sui dati. soprattutto quelli relativi al Dna. Luca Telese, su Libero, racconta la cronaca dell’ultima udienza del processo a Massimo Bossetti, il muratore accusato dell’omicidio di Yara Gambirasio. Un’udienza molto tesa, come dimostra questo dialogo tra accusa e difesa:

“Scusi Presidente, ma l’istanza della difesa non va bene! Non va bene proprio!”. – “In cosa, pubblico ministero?”. -“Fin dalla premessa!”. – “E perché, cos’ha la premessa? Scusi Pubblico ministero, non capisco”. – “No, avvocato Salvagni, lei lo sa benissimo! Già nella premessa chiedete che ‘tutti’ i dati grezzi relativi all’indagine siano consegnati alla difesa. Cosa vuol dire ‘tutti’?”.

– (Braccia aperte, sorriso) “’Ehhhh…Tutti’ vuol dire ‘tutti’…”. – (La Ruggeri scuote la testa). “Eh no! Questo non è possibile!”. – (Smorfia di Salvagni) “Purtroppo mi aspettavo questa resistenza, da lei… Ma è necessario che sia fatto. E lo sa bene!”. – (la Ruggeri alza la voce) “Non è necessario per niente, avvocato!”.

– (Salvagni ora grida) “E’ stato prescritto da questa Corte, lei lo sa. Ma me l’aspettavo! Me l’aspettavo!”. – “Anche noi ce lo aspettavamo avvocato Salvagni! Tant’è vero che lei è arrivato a dirlo persino in televisione che voleva tutti dati. Ed è impossibile!”. “Non si permetta. Io sono la difesa e vado dove mi pare. Non si permetta di dirmi dove devo andare, chiaro? Cosa è possibile e cosa no, per fortuna, non lo decide lei!”.

Riassume Telese:

Perché è così importante questo ennesimo battibecco? Perché il venerdì prima la testimonianza dei due ufficiali dei Ris si era interrotta proprio su questo punto, quando Stati e Gentile, giunti al controinterrogatorio, avevano alzato le mani sostenendo che per rispondere alle domande che gli venivano poste dalla difesa, sarebbe stato necessario “uno sforzo mnemonico sovrumano”.

La presidente è una donna elegante, bionda, con le mani affusolate, gli orecchini d’oro e l’aria angelica di una dama ottocentesca. Che però, quando serve, tira fuori una grinta da sceriffo nel saloon: “Io desidero che in questo tribunale siano seguite fino in fondo tutte le regole della convivenza! Se sento un altro mormorio, di qualsiasi tipo, faccio svuotare l’aula e procedo a porte chiuse!”. E poi, sulla contesa, dando per una volta ragione agli avvocati: “Quello che accade fuori da qui non ci interessa!”. Prende la palla al balzo Salvagni: “Sono d’accordo con lei. Ma tutti noi – dice l’avvocato – siamo rimasti sconvolti dalle affermazioni circa la conservazione precaria di questi dati, stupefatti dal caos totale – attacca – che a detta della Pm regnerebbe nel laboratorio dei Ris! Questo – conclude è di una gravità assoluta. Non possiamo accettare che l’accusa produca i dati a rate! Vogliamo tutte le radiografie che spiegano i referti contenuti nella consulenza di Staiti e di Gentile!”.

La Bertoja sospende ancora una volta l’udienza, per consultarsi. Presidente e giuria si ritirano in Camera di consiglio per pochi, lunghi minuti. Poi torna, con una nuova mediazione. I Ris dovranno rispondere solo alle domande sui campioni che contengono ignoto numero uno. Ma sulla consegna dei dati grezzi il suo tono non pare conciliante: “I consulenti si pronunceranno su tutti i dati, che allo stato attuale sono tutti quelli esaminati. Il loro ruolo di pubblici ufficiali imporrò loro di render noti tutti i dati che troveranno. La Corte – conclude la Bertoja – giudicherà”.