Massimo Mucchetti: “La Cdp deve essere più forte? Servono subito nuovi capitali”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 22 Giugno 2015 12:11 | Ultimo aggiornamento: 22 Giugno 2015 12:11
Massimo Mucchetti: "La Cdp deve essere più forte? Servono subito nuovi capitali"

Massimo Mucchetti

ROMA – Franco Bassanini e Giovanni Gorno Tempini, presidente e amministratore delegato della Cassa Depositi e Prestiti, vengono sostituiti un anno prima della scadenza. “L’anticipo della notizia a mezzo stampa non è stato elegante. Matteo Renzi ha poi apprezzato i loro risultati. Che dire? Ha ragione Francesco Giavazzi a chiedere chiarezza sul futuro di Cdp”.

Massimo Mucchetti, presidente della Commissione Industria del Senato, esprime forte preoccupazione per i rapporti governo-Cdp nell’intervista a Sergio Bocconi sul Corriere della Sera.

Cosa pensa della scelta sul presidente designato?

«Si tratta di capire se va in Cdp il Claudio Costamagna che elabora il piano Rovati sulla rete Telecom per conto del governo Prodi o quello che aiuta Pietro Salini a scalare Impregilo, e diventa presidente del nuovo gruppo che progetta di spostare la sede all’estero».

Renzi ha detto al «Corriere della Sera» che Cdp è strategica per il futuro del Paese.

«La Cdp ha 402 miliardi di attività consolidate, Unicredit 900, Intesa Sanpaolo 682 e Generali 459 miliardi. Non è dunque l’istituzione finanziaria più importante del Paese. È molto rilevante ma è stata indebolita. La Cdp non ha più margine di interesse, perché il governo da una parte ha tagliato la remunerazione dei titoli di Stato nei quali è investita buona parte della liquidità della Cdp e dall’altra ha aumentato le commissioni che Cdp paga alle Poste per la raccolta di questa liquidità. Un’operazione tra parti correlate che le Fondazioni hanno subìto».

Però governo e fondazioni hanno concordato su Costamagna presidente e sul dividendo 2015.

«Le fondazioni guadagnano tempo. Forse per poter uscire bene da Cdp. Oggi la loro quota vale 4 miliardi, in una società che guadagna molto meno: il margine d’interesse evapora e i dividendi delle partecipate non saranno più quelli, insensati, di tre anni fa» (…)