Massimo Mucchetti (Pd) al Fatto: “Lo Stato non può abbandonare l’acciaio”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 1 novembre 2014 12:47 | Ultimo aggiornamento: 1 novembre 2014 12:47
Massimo Mucchetti (Pd) al Fatto: "Lo Stato non può abbandonare l’acciaio"

L’Ilva di Taranto

ROMA – “Vogliamo l’acciaio in Italia? Va chiarito il ruolo dello Stato. Intervenga alla luce del sole, in assenza di iniziative private convincenti acquisisca partecipazioni, sorvegli il risanamento e poi venda”. Il senatore Pd Massimo Mucchetti presiede la commissione Industria del Senato, che segue da sempre le vicende di Taranto, di Terni (ieri, 31 ottobre gli operai hanno bloccato l’autostrada E45) e di Piombino, si è convinto che vada superato il tabù di un intervento diretto della mano pubblica.

L’intervista a cura di Stefano Feltri sul Fatto Quotidiano:

Senatore Mucchetti, i tre principali poli siderurgici italiani, Piombino, Terni e l’Ilva, sono sull’orlo del baratro. Cosa sta succedendo?
Tre privatizzazioni finite male. Che mettono in discussione anche la fede nel capitale estero: Falck e Agarini rivendettero Terni alla Thyssen. Che, dopo essersi presa la tecnologia italiana, vendette il suo intero settore acciai speciali ai finlandesi di Outukumpu prevedendo che, in caso di problemi antitrust, ad essere abbandonata doveva essere l’acciaieria umbra. E i problemi la Ue li pose: una follia se solo si guarda al mercato mondiale e non al cortile europeo. Lucchini, abbandonato dalle banche, passò la mano ai russi di Severstal che portarono tutto al fallimento.

E l’Ilva è condannata dagli scandali, dal disastro ambientale e dalla crisi del settore?
Taranto era a posto sotto il profilo industriale ma non sotto quello ambientale. Ma le banche e la Federacciai, l’associazione di categoria, non volevano l’allora commissario dell’Ilva, Enrico Bondi: le prime per vendicarsi del prezzo che Bondi aveva fatto loro pagare da commissario di Parmalat, la seconda non voleva che si sperimentasse all’Ilva il preridotto, una tecnologia Danieli o Techint che tratta il minerale con il gas invece che con il carbone, più raffinata della loro. Il governo Renzi nego a Bondi i fondi sequestrati dalla procura di Milano ai Riva e poi lo mandò via. La Commissione Industria del Senato, modificando il decreto Competitività, ha reso possibile la sentenza che apre al commissario attuale, Piero Gnudi, l’accesso a 1,2 miliardi dei due sequestrati ai Riva.

E ora è troppo tardi? L’Ilva ha di nuovo poche settimane di vita, sta esaurendo la prima tranche del prestito ponte.
È vero ma si può ancora dare un futuro all’Ilva. D’altra parte, adesso i siderurgici vogliono fare il preridotto a Piombino per usarlo in loco e nelle acciaierie Nord, ma anche a Taranto ove fosse richiesto. Il commissario Piero Gnudi vorrebbe pure la Cassa depositi e prestiti a fianco del compratore estero dell’Ilva. Qualcosa verrà chiesto anche per Piombino e, credo, anche a Terni. Sconti sulle bollette elettriche e del gas. Partecipazioni del Fondo strategico.

Ma non possiamo affidarci agli investitori stranieri che sembrano tanti e interessati?
Tanti dove? La Thyssen ridimensiona Terni per svalutarla e venderne le spoglie. A Piombino si fa avanti un algerino che promette mari e monti. Ma le garanzie? Sajjan Jindal è cautissimo. I siderurgici italiani dovrebbero fare la loro proposta sul preridotto a Piombino a prescindere. Poi si vede chi ci sta. Per l’Ilva non ci sono offerte. ArcelorMittal è interessata, ma con l’eccesso di capacità produttiva che già ha, chiuderà lo stabilimento francese di Fos per non dimezzare Taranto? Mah. Si è fatto vivo Giovanni Arvedi, ottimo industriale con molti debiti e una successione da inventare. Sta trattando con la Cdp, ma un conto è se la Cdp pilota Arvedi verso la Borsa e un altro è se, per suo tramite, entra nell’Ilva, partita assai più pesante che esige la massima trasparenza. Arvedi deve dire dell’altro se vuol essere creduto.

Ma la modernità renziana potrà mai essere favorevole a un intervento pubblico che ricorda il dopoguerra?
Di quegli anni, al momento, mi pare si riprendano le manganellate agli operai, magari tornassero gli splendori industriali. Un politico intelligente come Renzi non può non prendere atto dei fatti. Cambierà verso anche a se stesso: avendo il 47 per cento del tempo in tv, può permettersi un’inversione a U dicendo che tira diritto. Applaudiremo tutti. L’importante e il risultato.