Massimo Mucchetti (Pd): “Rai e governo non facciano i furbi”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 26 febbraio 2015 10:43 | Ultimo aggiornamento: 26 febbraio 2015 10:43
Massimo Mucchetti (Pd): "Rai e governo non facciano i furbi"

Massimo Mucchetti (Pd): “Rai e governo non facciano i furbi”

ROMA – “Rai e governo non facciano i furbi. Il Patto del Nazareno c’entra? Non lo so, quella di Ei Towers è un’offerta strana” dice, intervistato da Wanda Marra del Fatto Quotidiano, il senatore del Partito Democratico Massimo Mucchetti.

Il governo ha detto che la Rai manterrà il 51 % di Rai Way. “E quindi Ei Towers dovrebbe ritirare la sua offerta. Lo farà?”. Senatore Mucchetti, cosa pensa dell’offerta Mediaset sulle torri Rai? Quella di Ei Towers è un’Opa singolare, chiede il 100 per cento di Rai Way, o almeno i due terzi per poter padroneggiare l’assemblea straordinaria, quando c’è un socio, la Rai, che possiede il 65 per cento. Ei Towers ha pure il braccino corto: offre un premio di non più del 20 per cento pagato in parte con carta anzichè in contanti. Ei Towers è controllato da Mediaset. Mi chiedo: il Biscione ha già in tasca il sì della Rai oppure arriverà una seconda offerta che prevederà il condominio, con tanto di patti parasociali, tra Rai e Mediaset? (…).

Il governo è mai intervenuto in operazioni simili? Nel 2001 l’allora ministro Gasparri fermò, con una lettera al Dg della Rai, la cessione del 49 per cento a Rai Way a Crown Castle che offriva 800 miliardi di lire. La valutazione odierna esprime un più 50 per cento. Sembra parecchio. Ma non lo è. L’infrastruttura va meglio broadcasting. Quindici anni fa Mediaset valeva tra un terzo e la metà di quel che vale oggi. La Rai non è una donatrice di sangue. E gli organi di controllo cosa dovrebbero fare? Antitrust e Agcom possono o imporre la separazione totale delle reti con fuoriuscita da Ei Towers ovvero accontentarsi dell ’ unbundling (cioè della separazione, ndr.) come avviene nelle Tlc. Sfortunatamente in questo caso il monopolista della rete, se passasse l’Opa promossa da Mediaset, sarebbe anche uno dei principali operatori della tv nella raccolta pubblicitaria. In un settore così connesso con l’informazione, e quindi con uno dei fondamenti della democrazie, l’unbundling da parte del monopolista della rete che al tempo stesso è uno dei principali operatori tv nel mercato pubblicitario, non darebbe sufficienti garanzie. Anche la cessione di Rcs a Mondadori è un caso di concentrazione. Cedere l’attività editoriale originaria è decisione che dovrebbe essere presa da un Cda nel pieno del mandato e non in scadenza, un Cda espressione di equilibri tra azionisti che sembrano superati e presieduto da un valente professionista che, credo, non potrà votare la proposta perchè in rilevanti rapporti professionali con il gruppo Fininvest. La somma di 120-130 milioni offerta da Mondadori non mi pare esagerata se è vero che Rcs ha un margine operativo lordo di 16 milioni di euro l’anno. La forza della proposta di Ernesto Mauri, ottimo ad di Segrate, consiste principalmente nel fatto che permetterebbe a Rcs Mediagroup di rispettare le garanzie richieste dalle banche creditrici. Sarebbe preferibile che queste garanzie fossero rispettate grazie alla gestione ordinaria, sostenuta da cessioni più mirate su quanto non è utile al futuro del gruppo. Se Rcs Mediagroup vuol ridefinire il suo perimetro di attività (e credo lo dovrà fare) serve un piano complessivo e non la politica del carciofo. Anche qui, vede riverberi del patto del Nazareno? Non lo so. Non sono un dietro-logo. Ma vedo profili antitrust assai sensibili.