Mastrapasqua, legge elettorale, Scajola, marò: prime pagine e rassegna stampa

di Redazione Blitz
Pubblicato il 28 gennaio 2014 8:36 | Ultimo aggiornamento: 28 gennaio 2014 8:36

Il Corriere della Sera: “Legge elettorale, nuova frenata”. La fabbrica più antiquata. Editoriale di Michele Ainis:

“Cambiare la legge elettorale, cambiare la Costituzione. Puntiamo sui due lati di quest’angolo per uscire dall’angolo. Errore: ci salverà solo un triangolo, dove il terzo lato conta quanto e più degli altri due. Se il Parlamento è incapace di decidere; se decide (ahimè, molto di rado) con la velocità d’un treno a vapore; se ogni scelta rimane ostaggio dei veti incrociati; se infine le assemblee legislative non timbrano più una legge che sia una; allora è da lì che bisogna cominciare, dai regolamenti parlamentari. Anche se quest’argomento è scivolato sotto un cono d’ombra, anche se suona assai meno eccitante dei premi di maggioranza, delle soglie d’accesso, delle liste bloccate.
Ma adesso c’è una buona nuova: la riforma sta prendendo forma. Non al Senato, dove la bozza Quagliariello-Zanda non è mai sbucata dal suo bozzolo, restando nei cassetti della legislatura scorsa. Alla Camera, e per impulso della presidente Boldrini. La Giunta ci ha lavorato per sei mesi, macinando articoli a decine. E con un accordo corale, sopravvissuto alla stagione delle larghe intese. L’unica voce dissenziente s’è levata dal Movimento 5 Stelle, annunciando che la nuova normativa uccide il Parlamento. Una notizia fortemente esagerata, come disse Mark Twain leggendo il proprio necrologio sul New York Journal”.

Resta la difficoltà di superare i dubbi dei partiti minori. La nota politica di Massimo Franco:
“Forse l’arrivo in aula slitterà di un giorno. Ma se anche la discussione sulla riforma elettorale dovesse tardare di ventiquattr’ore e poi cominciasse, sarebbe il minimo. Il problema è come e quanto un Parlamento nel quale i gruppi del Pd sono composti da persone non scelte da Matteo Renzi, asseconderanno l’accordo del segretario con Silvio Berlusconi. Lo spauracchio dei franchi tiratori c’è, né potrebbe essere diversamente. E il numero alto degli emendamenti riflette lo scontento soprattutto dei partiti minori per la soluzione che si sta profilando; l’ostilità del Movimento 5 stelle, e le resistenze meno vistose eppure presenti nelle stesse file della sinistra e di Forza Italia. Il confronto a distanza tra Renzi e il premier, Enrico Letta, è l’apice di tensioni diffuse.
I colloqui avuti ieri dal leader del Pd con l’emissario di Berlusconi, Denis Verdini, e poi col vicepremier, Angelino Alfano, capo del Nuovo centrodestra, lasciano capire che non può prescindere dal principale alleato del governo. Non significa che Renzi è costretto a trovare prima un accordo nella coalizione e poi ad allargarlo al Cavaliere: ha fatto il contrario, e con successo. Ma non può evitare un ultimo passaggio: nel senso che un compromesso con l’opposizione berlusconiana rifiutato da Alfano creerebbe problemi di stabilità; e gli tirerebbe addosso l’accusa di avere scelto il nemico storico del Pd”.
Crescono i poveri e i furbi del welfare. Articolo di Stefania Tambuello:
“La crisi ha colpito duramente le famiglie italiane. I redditi sono diminuiti, la soglia di povertà assoluta si è abbassata e per la prima volta dopo anni l’indice di concentrazione della ricchezza si è spostato accentuando la diseguaglianza. «Il 10% delle famiglie più ricche deteneva nel 2012 il 46,7% della ricchezza, dal 44,3% del 2008» ha detto ieri in un intervento alla Adam Smith Society, il vicedirettore generale della Banca d’Italia, Fabio Panetta, mettendo in luce le cifre emerse dall’indagine biennale sui bilanci delle famiglie italiane diffusa ieri. «I costi economici e sociali delle due recessioni che in un breve arco temporale hanno colpito l’Italia sono ingenti. Le conseguenze della crisi ricadono soprattutto sui giovani, le cui prospettive si sono offuscate rispetto alle generazioni passate» ha aggiunto Panetta rilevando come peraltro l’economia italiana si stia avviando, seppure con lentezza, a una «svolta ciclica».
Intanto però gli italiani sono diventati nella maggioranza più poveri. Secondo l’indagine Bankitalia — condotta nel primo semestre dello scorso anno ma relativa al 2012 — il reddito familiare medio è risultato pari a 30.380 euro netti: 2.500 euro al mese”.
La prima pagina di Repubblica: “Resto, non sono un mostro. Inps, Mastrapasqua si difende. Vertice da Letta sulle dimissioni”.
La Stampa: “Riforme, l’affondo di Renzi”.

“Pena di morte? Siamo innocenti Non vogliamo neanche la galera”. Latorre e Girone incontrano 16 parlamentari italiani a New Delhi. L’articolo di Andrea Malaguti:

“Rischiate la pena di morte, avete paura?». Silenzio che chiude lo stomaco. Il fuciliere di Marina Salvatore Girone perde per un istante il controllo di sé. Sembra stupirsi di non finire risucchiato al centro della terra dal peso che lo opprime. Quanto durerà questa storia? Si gira istintivamente verso il collega Massimiliano Latorre. Sono sgualciti, scavati, come se qualcuno, ogni giorno, gli togliesse un pezzo di viscere con il cucchiaino. Li accusano di avere ammazzato due pescatori al largo del Kerala. «Siamo innocenti». Gli occhi di Girone sono una feritoia.

I sedici parlamentari seduti attorno al tavolo, in una sala dell’ambasciata italiana a New Delhi, lasciano vagare lo sguardo altrove, neanche fossero loro a rischiare la pelle. Pierferdinando Casini dice: «Ma che domande sono?». Quelle che si fanno tutti. Anche Girone se l’è fatta. Si è dato mille risposte. Ufficialmente ne può usare una sola. «Prima di arrivare a pensare bisogna cercare di risolvere i problemi». Casini, che si è consegnato il ruolo di leader della missione congiunta nata da un’iniziativa del Movimento Cinque Stelle, smette di trattenere il fiato e lascia uscire un sospiro pieno di cipria da nobildonna dell’Ottocento, mentre Massimiliano Latorre, il lungo, completa il concetto. «Siamo soldati italiani, dobbiamo soffrire con dignità. La presenza di questa delegazione ci conferma che non siamo soli. Grazie». Cicchitto e Gasparri annuiscono. Sollievo. Manca solo l’inno di Mameli. È così che si fa ragazzi, bravi ragazzi, siamo qui per voi, ragazzi. Qui. Due anni dopo. Perché è da tanto che è cominciata questa gimkana nel buonsenso. Quindici febbraio 2012. «Ci auguriamo di tornare in Italia con onore», sussurra Latorre”.

Il Fatto Quotidiano: “Scajola, non è reato. Ma la casa se la tiene”.

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Il Giornale: “Ruby inguaia i giudici”. Le toghe intimidatorie. Editoriale di Arturo Diaconale:

È difficile stabilire se le inchieste ed i processi a carico di Silvio Berlusconi rappresentino dei precedenti che spianano la strada a nuo­ve forme di giurisdizione o se siano solo, gra­zie al grande rilievo mediatico che sempre assumo­no, lo specchio su cui si riflette una serie di nuove ten­denze già presenti nella realtà giudiziaria del Paese. È probabile che solo in futuro,quando le vicende de­gli ultimi vent’anni e del presente saranno diventate storia, si potrà stabilire se su questo terreno sia nato prima l’uovo o la gallina.Per il momento bisogna ac­contentar­si di indicare ciò che emerge dall’ultima vi­cenda giudiziaria del Cavaliere. Che non è solo un at­to dovuto, come ha sottolineato il procuratore capo di Milano, Edmondo Bruti Liberati, a proposito del­l’apertura dell’inchiesta per corruzione di testi e fal­sa testimonianza a carico di Berlusconi, dei suoi av­vocati e di tutti i testimoni a favore della difesa nei pro­cessi Ruby 1 e Ruby 2″.