Mattarella presidente, “sette anni di mestizia”: Mario Giordano su Libero

di Redazione Blitz
Pubblicato il 2 Febbraio 2015 9:23 | Ultimo aggiornamento: 2 Febbraio 2015 9:24
Mattarella presidente, "sette anni di mestizia": Mario Giordano su Libero

Mattarella (Lapresse)

ROMA – “Sette anni di mestizia e incenso stampato” è il titolo dell’articolo a firma di Mario Giordano su Libero Quotidiano dopo l’elezione di Sergio Mattarella a Presidente della Repubblica:

La prima uscita è stata alle Fosse Ardeatine. Adesso si prepara la seconda che se tanto mi dà tanto sarà al cimitero Verano. Per la terza si candidano le Onoranze funebri San Siro. Coraggio, amici, se tutto va bene ci aspettano sette anni di tristezza infinita: la grisaglia che indossa dai tempi dei governi De Mita e Andreotti è la nota più allegra del nuovo presidente della Repubblica Sergio Mattarella detto Mestiziellum. Basti pensare che la sua prima parola, in assoluto, da capo dello Stato è stata per le «difficoltà degli italiani». Allegria. Se siamo fortunati il suo discorso d’insediamento sarà così entusiasmante che per tirarsi su il morale gli italiani intoneranno il De Profundis. Il funerale sia servito. Per quanto riguarda l’incenso, non c’è problema: i grandi quotidiani hanno già da qualche giorno il turibolo in mano. All’improvviso, infatti, abbiamo scoperto che avevamo in casa un genio della politica e non ce n’eravamo mai accorti. Mattarella, ex ministro di De Mita, Goria e Andreotti, incolore moroteo e ministro non pervenuto, salta fuori dai ritratti giornalisti come un incrocio fra Cavour e De Gaulle con qualcosa di Churchill. Uno statista di livello mondiale, un giurista fenomenale, un «uomo di ferro» dotato probabilmente di intuizioni straordinarie, anche se è difficile saperlo dal momento che da svariati anni non le comunica a nessuno.

Restano i dubbi: se il nuovo presidente della Repubblica aveva tutte queste idee fondamentali per la nostra salvezza perché non ce le ha rivelate prima? Perché ci ha privato di tanta saggezza, trincerandosi dietro la maschera di Sergio il Muto? E perché noi, avendo a disposizione la persona capace di risolvere tutti i nostri guai, l’abbiamo sepolta e dimenticata per tutti questi anni nelle stanzette anguste della Consulta? Quelli del turibolo, ovviamente, non rispondono. Sono troppo impegnati a santificare il nuovo modello di sobrietà, di rigore, di morigeratezza. Sembra di essere tornati ai tempi del loden di Monti. Mattarella è la rinuncia fatta uomo. Come vive? «Come un monaco laico». Va al ristorante? «Poche volte». E al bar? «Solo per prendere un tramezzino da portarsi a casa». Vino? Macché. Coca Cola? Neanche. Solo acqua, «ovviamente non gasata». Com’è il suo appartamento alla Consulta? «Piccolo e pieno di libri». E quando torna a Palermo? Va solo dal solito barbiere. Interviste? Solo una in sette anni. Un giornale ha mandato un inviato nel palazzo dove viveva prima di trasferirsi alla Consulta per raccogliere le confessioni dei vicini. Titolo: «È sempre presente alle riunioni condominiali». Non stentiamo a crederci: le riunioni condominiali sono la cosa più triste del mondo, perciò Mattarella non ne mancherà una. Sicuro. E sarà pure inflessibile nella separazione del secco dall’umido… Ieri mattina il neo presidente della Repubblica è uscito in auto. Berlina? Station Wagon? Smart? Classe A? Macché, non è roba da Mestiziellum: lui esce in Panda. La fa guidare all’autista, ma è sempre una Panda. Grigia. E ovviamente, a differenza di quella del sindaco Marino, non è mai stata parcheggiata fuori dagli appositi spazi. Come parla Sergiuzzu? A voce bassa. Tifa una squadra? Un po’ Palermo un po’ Inter, ma tutte e due tiepidamente. E sul comodino che libro tiene? Un tomo di Benedetto Croce. E di che parla questo tomo? Ovviamente della crisi degli Stati. Le difficoltà degli italiani e la crisi degli Stati. Se non fosse scortese nei confronti del Presidente appena eletto, verrebbe quasi da toccarsi.

Fra l’altro, i maligni in Transatlantico ieri sussurravano che nella votazione decisiva non avrebbe preso 665 voti, in realtà, ma uno in più. Glielo avrebbero tolto – dicono sempre i maligni – per evitare il 666, numero del diavolo. Sarebbe stato spiacevole. Tanto più che venerdì pomeriggio, proprio nel momento in cui si decideva la sua elezione, una folata di vento strappava la bandiera italiana dalla cima del torrino del Quirinale. Se credessimo ai presagi diremmo: brutto segno. Siccome invece ci accontentiamo di leggere i giornali ci preoccupano di più i tentativi mediatici di costruire il Nuovo Santo Mestiziellum. Con punte di maestria che rasentano il sublime. Il Corriere della Sera, per esempio, arriva a giurare che una volta, quand’era direttore del Popolo, Mattarella «accettò di giocare con i suoi redattori a Risiko». Avete capito? Una partita a Risiko. Non è straordinario? Se per caso scoprissero anche una partita a rubamazzetto nel 1974 o uno «Strega tocca color» di quand’era bambino, siamo a cavallo no? (…)