Rassegna Stampa

Matteo Renzi: partito coalizione burocrazia lo soffocheranno. Sergio Fabbrini

Matteo Renzi: partito coalizione burocrazia lo soffocheranno. Sergio Fabbrini

Sergio Fabbrini a Matteo Renzi: tre cinture si soffocheranno, partito, coalizione, burocrazia

“Poche misure ma eclatanti” invoca Sergio Fabbrini da Matteo Renzi sulla prima pagina del Sole 24 Ore:

“Se Matteo Renzi vuole governare il Paese per quattro anni, dovrà agire come se il suo governo dovesse durare solamente quattro mesi. Dovrà correre così velocemente da mettere i suoi avversari nella condizione di seguirlo, dovrà fissare l’agenda dei problemi senza mai lasciare ad altri la possibilità di farlo”.

Ci sono concetti chiave, come la necessità di riformare la burocrazia, anche se l’impresa sembra un po’ tanto superiore alle forze di Matteo Renzi, condizionato com’è dalla natura stessa del suo Governo.

Ci sono anche delle utopie, come la storia dei curriculum, grande modernità che può portare a sciagurati errori: chi aveva un curriculum migliore di Mario Monti? Avete visto cosa ha fatto?

Secondo Sergio Fabbrini,  Matteo Renzi dovrà per prima cosa

“parlare chiaro, dire le cose come stanno, usare il senso comune del Paese. Solamente così potrà sopravvivere. Se cadrà, allora dovrà cadere su una grande questione, dai cittadini percepita come tale, che dovrà poi essere alla base della sua successiva campagna elettorale. Non come Letta: sconfitto per cose che non ha fatto, invece che per cose che aveva cercato di fare. Non come Monti: sconfitto perché non sapeva spiegare cosa aveva cercato di fare.

“Il governo Renzi sarà stretto da tre cinture di avversari, cinture che inizieranno a stringerlo silenziosamente dal suo primo giorno di vita.

1. I parlamentari del suo partito. La loro stragrande maggioranza è espressione di un partito minoritario e di gruppi di interesse. La convergenza di questi parlamentari su Renzi è del tutto strumentale: usano Renzi per rimanere in carica più a lungo possibile.

2. La coalizione di Governo. Si tratta di una coalizione preoccupata di amministrare l’esistente, non già di cambiarlo. E anch’essa si è dichiarata favorevole a Renzi perché lo percepisce come l’unica garanzia per il prolungamento della legislatura.

3. La alta burocrazia ministeriale, canne che si piegano al vento per ritornare alla posizione originaria appena quest’ultimo è passato. Questa è la cintura più pericolosa, perché è la più opaca. Si pensi al Consiglio di Stato, autentica corporazione pubblica che può collocare i propri membri sia tra i controllati che tra i controllori. Le tre cinture si stringono per raggiungere un unico scopo: preservare l’esistente.

Matteo Renzi dovrà subito scattare come un velocista proponendo iniziative che dovranno togliere il respiro ai suoi avversari.

Il linguaggio della verità (necessario per costruire il rapporto con l’opinione pubblica) dovrà essere accompagnato da una strategia politica priva di incertezze.

Il governo Renzi dovrà tenere strettamente nelle sue mani l’iniziativa per fare approvare la riforma elettorale concordata con il leader del principale partito di opposizione.

Fu un errore del governo Letta, e ancora di più del governo Monti, lasciare l’iniziativa della riforma elettorale al parlamento. La riforma elettorale dell’Italicum va imposta dal governo attraverso un accordo dichiarato con Forza Italia di Silvio Berlusconi.

Con la riforma elettorale approvata, i parlamentari del Pd e degli altri partiti della coalizione non avranno più poteri di veto nei confronti del governo Renzi: se tirano troppo la corda, l’esito sarà lo scioglimento del parlamento (e la loro non ricandidatura, in particolare se andrà avanti anche la riforma del bicameralismo).

Contestualmente, Renzi e il suo governo dovranno individuare alcuni (pochi) obbiettivi di riforma economica in grado di rilanciare il Paese (anche se scompaginerà la coalizione che li sostiene).

Se quello di Renzi sarà un governo dell’opinione pubblica, allora non dovrà preoccuparsi di promuovere una riforma del mercato del lavoro che metterà in discussione il potere di veto dei sindacati, o una riforma del sistema amministrativo che metterà in discussione il potere di veto delle burocrazie che si auto-riproducono, o una riforma del sistema fiscale che avvantaggi chi lavora e non chi vive di rendite.

Il senso comune del Paese è chiaro: siamo soffocati dalle rendite private e pubbliche, sindacali e corporative. Un governo dell’opinione pubblica dovrà concentrarsi su pochi problemi, senza mollare la presa fino a quando non sono risolti.

Deve introdurre innovazioni eclatanti che abbiano un effetto esemplare a cascata. Cominciando subito a bloccare la nomina per cooptazione dei dirigenti delle imprese pubbliche o delle posizioni apicali dei ministeri che saranno in scadenza nei prossimi mesi”.

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