Matteo Renzi: patrimoniale, Visco. Terrorismo fiscale da destra? Fosse vero…

Pubblicato il 22 Dicembre 2013 12:07 | Ultimo aggiornamento: 22 Dicembre 2013 12:07
Matteo Renzi: patrimoniale, Visco. Terrorismo fiscale da destra? Se fosse vero..

Vincenzo Visco detto Dracula. il nemico delle stock option. Sta poer tornare in auge con Matteo Renzi

Matteo Renzi pensa a una patrimoniale, prepara il ritorno di Vincenzo Visco detto Dracula per il suo accanimento sui contribuenti, specie quelli che hanno la colpa di avere avuto successo: il quotidiano Libero è scatenato e lucida tutto l’armamentario della propaganda di Berlusconi contro la sinistra:

“La ricetta di Renzi è una sola: Imu, patrimoniale, tasse e… Visco. La solita minestra di sinistra”.

Però è giusto cominciare a domandarsi se non sia vero. Come non è vero quello che sostengono gli avversari di Matteo Renzi: “Sotto il sorriso, e gli slogan, niente”. Sotto invece c’è qualcosa che, a prescindere dal terrorismo fiscale della destra, assomiglia tanto a forme di comunismo mai toccate prima in Italia.

Passata l’euforia, Matteo Renzi deve cominciare a fare i conti con la realtà e con le critiche. Per ora prevalgono quelle da destra. Libero non lo risparmia:

“Per Matteo Renzi adesso viene il difficile. Dopo le parole deve passare ai fatti. […] Per capire cosa ha in mente Matteo Renzi bisogna guardare chi sta dietro di lui. Il responsabile dell’Econima del Pd adesso è Filippo Taddei, e ha le idee chiare su come tassare gli italiani. Taddei tifa per l’Imu: “Se la si abolisse si perderebbero circa 4 miliardi di euro di gettito, stando ai livelli 2012. Il gettito complessivo da Imu in percentuale del Pil è circa la metà della Francia e della Gran Bretagna. Anche includendo l’Imu, il fisco italiano non è certo più patrimonializzato che altrove. Inoltre, l’Imu sulla prima casa è già una imposta piuttosto progressiva: più della metà di questo gettito viene dal 30% delle famiglie più ricche. Abolendo l’Imu sulla prima casa, come è stato fatto con una sospensione per il 2012, si renderebbe il nostro sistema fiscale perfino più regressivo. Secondo me andrebbe reintrodotta sulla prima casa e i proventi usati per ridurre le imposte sul reddito da lavoro”.

Più difficile attaccare Renzi sulla idea di un assegno di disoccupazione per tutti. La parole dello staff di Renzi sanno più di presa in giro bassamente demagogica e per nulla impoegnative:

“Deve esserci un assegno di disoccupazione universale, per tutti i lavoratori. Adesso sarebbe estremamente costoso introdurla perché il numero di disoccupati è elevato. Avrebbero dovuto farlo in passato, quando le cose andavano meglio e ce lo potevamo permettere. Quando arriverà il miglioramento cerchiamo di farci trovare preparati. Non possiamo perdere un’altra occasione”.

Poi Libero va sul pesante:

“Tra le righe spunta anche una patrimoniale. Il renziano Filippo Taddei infatti per recuperare i fondi per gli assegni di disoccupazione vorrebbe tassare i redditi altri e il patrimonio”.

E poi, per spaventarci bene tutti, Libero evoca

“il fantasma di Visco…”

Quelle di Filippo Taddei– afferma Libero sono

“Idee e ricette economiche che piacciono all’ex ministro del Tesoro, Vincenzo Visco che pare essere in pole position per un posto in via XX settembre in un eventuale governo Renzi. Visco è stato corteggiato a lungo da Renzi e dai suoi fedelissimi, così si scalda già a bordo campo:

“Io con Renzi al governo? L’unica cosa certa è che io ho incontrato un paio di volte – spiega Visco in un’intervista ad Affaritaliani.it – il suo spin doctor per l’economia, quell’israeliano Yoran Gutgeld, ex senior director di Mc Kinsey, ora parlamentare Pd, autore di un saggio – Più uguali più ricchi – che è un po’ il manifesto di un new deal italiano che condivido in molti punti. In quel libro Gutgeld scrive addirittura che bisognerebbe fare un busto all’ex ministro Visco in ogni piazza d’Italia per essere riuscito a recuperare più di trenta miliardi di evasione fiscale. Gutgeld lo scrive in maniera gustosa, ma è tutto scritto nei bollettini statistici dell’Agenzia delle Entrate. Ho recuperato, nei miei anni al Ministero, molta evasione e con quei tesoretti fiscali – termine che abborro – sono riuscito ad abbassare le tasse”.

In effetti, negli ultimi 20 anni, l’unico a ridurre l’aliquota marginale fu Visco. Ma qualcuno sospetta che non se ne accorse. E quando lo capì, si scatenò. E punì a esempio le stock option dei dirigenti, sostenendo che non fosse giusto che “un amministratore delegato guadagnasse più di un ministro”, cioè lui, conquistando a pieno il titolo di tessera numero uno del partito dell’invidia e dell’odio sociale.

A rafforzare l’effetto terroristico, arriva un altro titolo di Libero:

“L’ultima follia targata Prodi una super patrimoniale sui conti più ricchi. Dal pensatoio di Nomisma, vicino al Mordatella, esce l’ennesima vampirata”.

Scrive Ugo Bertone:

“Ci risiamo. Si torna a parlare di patrimoniale come metodo per curare il «paziente» Italia con una terapia shock che, per la verità, potrebbe portarlo direttamente alla tomba. La ricetta, contenuta nell’editoriale della newsletter di Nomisma, prevede un prelievo una tantum del 10% sulla ricchezza finanziaria del 10% più abbiente della popolazione. Un salasso da applicare in quattro dosi, cioè in quattro anni, dal 2014 al 2017. Il gettito complessivo, secondo i calcoli dell’articolo, sarebbe di 113 miliardi. Ma, vista la forte selettività del campione da spremere, l’effetto non sarebbe recessivo ma, al contrario, stimolerebbe l’aumento della domanda.

A suggerire la patrimoniale Robin Hood sono nomi di prestigio: il capo economista della società di consulenza, Sergio De Nardis, e, soprattutto, il presidente Pietro Modiano che non è certo un esperto qualsiasi. Modiano è da sempre il banchiere più omogeneo all’area di sinistra, [tanto omogeneo da essere anche marito di Barbara Pollastriuni, storica espoonente del Pci di Milano] così affidabile da meritare compiti delicati come quello di guardiano dei conti della Tassara di Romain Zalesky, così cara a Giovanni Bazolim e oggi presidente in Sea [nomina politica, ma guarda  un po’], abbia trovato il tempo per escogitare la formula per uscire dalla crisi e rilanciare i consumi con una bella tassa straordinaria.

Ecco il ragionamento. Su 2.400 miliardi di «ricchezza liquida» delle famiglie italiane, il 47,5%, ovvero 1.130 miliardi, è posseduto dal 10% più ricco. Tassare i conti correnti milionari e i grandi patrimoni azionari al 10%, dunque, frutterebbe allo Stato più o meno 113 miliardi. Una manovra del genere, spalmata in quattro rate annuali da 28 miliardi l’una, a partire dal 2014, porterebbe fra cinque anni, nel 2018, a un pil di 4,5 punti in più. A render possibile il mini boom sarebbe il trasferimento di risorse «a favore delle famiglie disagiate e delle imprese», a tutto vantaggio dell’aumento dei consumi.

Tutto merito della ricetta di Robin Hood: i ricchissimi, nonostante il prelievo, resteranno comunque super-ricchi e continueranno a comprare caviale e champagne. Le famiglie «in povertà assoluta», ormai il 6,8% del Paese (569 mila in più negli ultimi due anni per un totale di 1,7 milioni di italiani), potranno permettersi di nuovo i consumi cui hanno dovuto rinunciare in anni durissimi. Infine, a completare la quadratura del cerchio, «il prelievo non toccherebbe i piccoli risparmiatori e i loro titoli di Stato». Sotto l’albero, insomma, anche la patrimoniale assume le sembianze di Babbo Natale. Ma le cose stanno così?

Modiano, che i superricchi li conosce e, tra una marcia politically correct e l’altra, li frequenta pure, sa benissimo che i grandi patrimoni hanno molte armi per sfuggire ad prelievo forzoso, anche di proporzioni ben più modeste. Operazioni di questo tipo, vedi la patrimoniale voluta da François Hollande, servono a far fuggire Gerard Depardieu alla corte di Putin piuttosto che ad aumentare il gettito. Non occorre la sfera di cristallo per prevedere che l’operazione «prendi ai ricchi dai ai poveri» si tradurrebbe in una spremitura sui risparmi, attraverso i fondi azionari, i fondi pensione e i conti correnti.

Perché pensarci, allora? Perché, ammette candidamente la coppia di Nomisma, nell’area euro così come è concepita oggi la competitività si recupera solo «comprimendo la domanda interna e operando svalutazioni interne, abbassando la dinamica di prezzi e i costi di produzione sotto quelli della Germania».

Una medicina amara perché, «come vuole Berlino, tutte le economie dell’area sono impegnate simultaneamente nel recupero». E l’Italia, «volente o nolente, è coinvolta nel processo, pena la perdita di terreno nei confronti dei partner euro».

Insomma, la Merkel c’imporrà i sacrifici. E non basteranno certo le privatizzazioni (che non si fanno per non perdere il posto) a cambiare la rotta. Non solo ai ricchi, anzi probabilmente non a loro. Ma l’ipocrisia dei banchieri democratici non si ferma certo di fronte a questi particolari”.