“Matteo Tutino e le vecchie piaghe della sanità siciliana”, Roberto Galullo sul Sole 24 ore

di Redazione Blitz
Pubblicato il 22 luglio 2015 10:13 | Ultimo aggiornamento: 22 luglio 2015 10:13
"Matteo Tutino e le vecchie piaghe della sanità siciliana", Roberto Galullo sul Sole 24 ore

“Matteo Tutino e le vecchie piaghe della sanità siciliana”, Roberto Galullo sul Sole 24 ore

ROMA – “Di sanità, in Sicilia, si muore” scrive Roberto Galullo sul Sole 24 ore. Non nelle corsie di ospedale ma nei corridoi della politica. Non è un caso se gli ultimi tre Governatori della Regione – continua Galullo – hanno dovuto fare i conti con il “pianeta sanità”, che infetta anziché guarire le piaghe della politica e della società siciliana.

Matteo Tutino – 54 anni anni, chirurgo plastico ed estetico di fama internazionale, 14 pagine di curriculum vitae sul sito Internet degli Ospedali Riuniti di Palermo e una coda sterminata di amicizie altolocate in ogni salotto, da Palermo a Milano, da Bruxelles a New York, da Praga a Città del Messico – è solo l’ultimo anello di una catena sanitaria che prima si snoda e poi strangola. Tutino non è solo il medico personale di Crocetta ma anche di magistrati, dirigenti delle Forze dell’ordine, politici, imprenditori e professionisti inseriti nelle caselle chiave della diplomazia siciliana.

Nemmeno il tempo di scalare il vertice del reparto di chirurgia plastica del centro traumatologico Villa Sofia di Palermo il 17 settembre 2013, che ad attenderlo c’è una raffica di ricorsi contro la sua nomina (ma il Tar gli diede ragione). Una tempesta in un bicchiere d’acqua se paragonata a quanto accadrà il 29 giugno di quest’anno, quando Tutino viene arrestato con l’accusa di falso, abuso d’ufficio, truffa e peculato. La Procura di Palermo – in un filone che si ramifica in più rivoli – gli contesta un intreccio tra incarichi pubblici e affari privati.

Del resto la sanità in Sicilia se non è tutto è molto. È cura e malattia al tempo stesso, con miliardi di deficit che ballano nei bilanci ed un piano di rientro siglato il 31 luglio 2007, a causa di una spesa incontrollabile e di una macchina impazzita alle quali, da ultima, ha tentato di porre argine e rimedi Lucia Borsellino, primogenita del giudice assassinato 23 anni fa in Via D’Amelio con cinque uomini di scorta. Una spesa che attira mafia e corruzione come mosche e che continua ad alimentare anno dopo anni i sistemi criminali.

L’ultima fotografia, scattata dalla Corte dei conti sull’esercizio finanziario 2014, non lascia dubbi. Nel giudizio di parificazione del rendiconto generale della Regione Siciliana, il procuratore generale Diana Calaciura Traina, da pagina 14 accende i riflettori su un mondo che nel 2014 ha speso 9, 168 miliardi, il 46% del totale della spesa regionale (19,9 miliardi), che sale al 54% se si considera l’aggregato. Tuttavia la spesa sanitaria, considerata per funzioni-obiettivo, è stata di 11, 8 miliardi, contro gli 11 del 2013. Insomma: invece di scendere, sale. A dispetto del piano di rientro dal deficit (…).