Maurizio Belpietro su Libero: “Da rottamatore a riciclatore per Chiamparino”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 13 gennaio 2014 10:03 | Ultimo aggiornamento: 13 gennaio 2014 10:04
Da rottamatore a riciclatore per Chiamparino

Sergio Chiamparino (LaPresse)

ROMA – “Da rottamatore a riciclatore per Chiamparino”. Questo il titolo dell’editoriale a firma di Maurizio Belpietro su Libero:

Nel 2014 le banche chiuderanno i cordoni della borsa invece di aprirli, parola di Confindustria. Secondo l’ufficio studi dell’associazione imprenditoriale, gli istituti di credito erogheranno 8 miliardi di finanziamenti meno dell’anno precedente. Altro che crescita, qui siamo alla decrescita e non sarà felice come teorizza Grillo. Tuttavia, invece di preoccuparsi di quel che sta accadendo all’economia del nostro Paese, la politica pensa agli affari suoi. Ne è prova la vicenda piemontese.

Non entriamo nel merito della decisione del Tar: già il fatto che un tribunale si pronunci a quattro anni di distanza dalle elezioni per stabilire che si sono svolte in maniera irregolare dimostra che c’è qualcosa che non va, nella nostra giustizia prima che nel nostro sistema elettorale. Ma a parte la sentenza del Tribunale amministrativo, ciò che colpisce è la reazione delle forze politiche, in particolare di un suo esponente. Ci riferiamo a Sergio Chiamparino, presidente della Compagnia di San Paolo, cioè della fondazione che è principale azionista del più importante istituto di credito italiano, Banca Intesa.

Due anni fa, quando, avendo già svolto i due mandati previsti per legge, lasciò la poltrona di sindaco di Torino per migrare verso quella di numero uno dell’ente, Chiamparino ammonì il sistema bancario, invitandolo a investire sulla crescita. Come dire: arrivo io, mettetevi in riga. L’ex primo cittadino all’epoca sembrava credere che l’antipolitica si battesse facendo politica concreta, cioè occupandosi dei problemi delle persone tramite la fondazione e il sistema bancario. Ma neanche il tempo di insediarsi e l’animo del funzionario di partito è tornato a farsi sentire. Così, nel corso del biennio, Chiamparino è stato candidato a ogni poltrona libera. Prima a quella di segretario del partito, dopo che Bersani decise di mollare, poi perfino come anti-Renzi. Ora, a quanto pare, l’ex sindaco sarebbe pronto al gran passo e avendo saputo dell’annulla – mento della vittoria di Roberto Cota starebbe già scaldando i muscoli per diventare governatore del Piemonte. Dalla sua il presidente della fondazione bancaria più importante d’Italia avrebbe anche la benedizione di Renzi, il quale vedrebbe di buon occhio il ritorno in campo dell’ex funzionario. La notizia della candidatura si presta però ad alcune considerazioni. Questione numero uno: non si tratta di nuovo o di vecchio, di prima, seconda o terza Repubblica.

La politica, anche quella che dice di voler cambiare le cose e di non voler occupare le poltrone, tende a considerare ogni cosa come sua, anche le banche, e per tale motivo entra ed esce dai consigli di amministrazione, come se fare il presidente di un ente che controlla la banca di sistema, quella che finanzia il Paese, fosse come fare il presidente della Crescentinese, cioè di una delle ultime in classifica del campionato di Promozione. Ma se uno ha scelto di lasciare la politica attiva per guidare un ente può andarsene e tornare come se ci fossero le porte girevoli? Secondo appunto. Renzi dice di voler rottamare la vecchia politica. E allora perché appoggia Chiamparino, che non è vecchio dal punto di vista anagrafico, ma è Matusalemme da quello politico, avendo ricoperto ogni incarico dentro il Pci e dentro i partiti venuti dopo il Pci? L’ex sindaco, oltre ad aver fatto il funzionario del partito, è stato segretario regionale della Cgil, a dimostrazione che quando si ha la tessera giusta si può passare disinvoltamente dal sindacato al partito, fare l’amministratore in Comune, in banca e infine anche in Regione (…)