Maurizio Landini sul Fatto Quotidiano: “Tutti in piazza”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 Ottobre 2013 9:38 | Ultimo aggiornamento: 12 Ottobre 2013 9:38
Maurizio Landini sul Fatto Quotidiano: "Tutti in piazza"

Maurizio Landini sul Fatto Quotidiano: “Tutti in piazza” (foto Lapresse)

ROMA – Maurizio Landini, segretario della Fiom, rivolge sul Fatto Quotidiano un appello dal titolo “Tutti in piazza“. Sostanzialmente, nel classico “autunno caldo” dei lavoratori, Landini invita gli italiani a difendere il proprio diritto al lavoro. Come dice l’articolo 1 della Costituzione. L’appello di Landini è dunque rivolto agli italiani affinché scendano in piazza per difendere la Costituzione (manifestazione a Roma il 12 ottobre)

Blitz Quotidiano vi propone l’articolo integrale:

È sempre complicato, nel nostro Paese, portare avanti una discussione sul merito delle questioni. È facile che ogni ragionamento venga spostato su un terreno di scontro ideologico, e questo diventa il modo per non confrontarsi in maniera reale e concreta sui vari temi. Lo stesso tentativo è in atto sulla modifica della nostra Carta costituzionale voluta dal governo. Si dice che chi la vuole difendere è il conservatore, mentre chi sostiene la necessità di rivederla è l’innovatore. Troppo comodo.

Noi oggi scendiamo in piazza perché pensiamo che questo Paese vada proprio cambiato, un cambiamento profondo, e che questo sia possibile solo attraverso la piena applicazione della Costituzione. Non è un baluardo, una bandiera da agitare per lasciare le cose invariate. Quei principi e quei valori sono assolutamente attuali e dobbiamo farli vivere perché rappresentano la chiave di volta per superare le troppe ingiustizie sociali che si sono determinate, per costruire un’Europa che non sia solo vincoli economici e diktat della Bce.

LA COSTITUZIONE recita, nel suo primo articolo, che la nostra Repubblica è fondata sul lavoro. Oggi di lavoro ce n’è poco e lo sfruttamento ha raggiunto livelli insostenibili. Siamo al punto che chi lavora è povero. Prendendo come timone la nostra Carta costituzionale, bisogna che il governo ponga al centro delle sue politiche il lavoro, facendo investimenti per rimettere in moto l’economia reale. Grazie agli articoli 2, 3 e 39, ai lavoratori del nostro Paese, e non solo a quelli della Fiat, è stata restituita la libertà di scegliersi il proprio sindacato, di organizzarsi collettivamente per contrattare la propria condizione.

La Costituzione ci parla della responsabilità sociale delle imprese, del fatto che non possano recare in alcun modo danno alla collettività. Pensiamo all’Ilva di Taranto e alla possibilità che sia tolta alla nefanda proprietà dei Riva per risanare il territorio e innovare i cicli produttivi per non inquinare. Parla del diritto alla salute e all’istruzione, che deve essere garantito dal pubblico a tutti i cittadini.

Nessuno dice che non abbia bisogno di manutenzione. Ma i cambiamenti che il governo vuole apportare sono sulla regola delle regole, il modo in cui si può cambiare la Costituzione. Questo vuol dire creare un precedente pericoloso e può valere per qualsiasi governo. Nessuno è contrario a ridurre il numero dei parlamentari o a superare il bicameralismo perfetto, ma ciò si può fare con un percorso ordinario, senza andare a intaccare l’articolo 138. Oggi siamo in piazza perché crediamo che l’applicazione della Costituzione sia il vero processo di cambiamento di cui ha bisogno il nostro Paese.