Mediaset pro Renzi. Confalonieri e Doris a Silvio: “Se cade, aziende a rischio”

di reda
Pubblicato il 27 Agosto 2014 7:29 | Ultimo aggiornamento: 27 Agosto 2014 2:14
Mediaset pro Renzi. Confalonieri e Doris a Silvio: "Se cade, aziende a rischio"

Mediaset pro Renzi. Confalonieri e Doris a Silvio: “Se cade, aziende a rischio”

ROMA – C’è una sottile linea rossa che lega sempre di più le sorti di Silvio Berlusconi e delle sue aziende alla tenuta del governo Renzi. O almeno stando a quanto scrive Tommaso Ciriaco sul quotidiano la Repubblica, secondo il quale il futuro del paese dipenderebbe ancora una volta dal portafogli dell’ex premier, incalzato dalle ripetute visite di Fedele Confalonieri e Ennio Doris, Gianni Letta, e gli stessi Marina e Piersilvio  Tutti gli riportano la medesima riflessione: “Se cade Matteo la salute delle nostre aziende è a rischio”.

A Villa San Martino infatti si studiano i dossier economici e si mettono a punto strategie che riflettono l’incedere della politica di questi giorni, ormai già con la testa a settembre. Se la tenuta dell’esecutivo Renzi è fondamentale, Silvio è pronto a fare la sua parte ed è per questo che ha già richiamato all’ordine le diverse frange di Forza Italia, chiedendo di smetterla con “parole al vento” che minano la linea della “responsabilità” verso il governo.

Scrive Tommaso Ciriaco:

I numeri parlano chiaro: dopo una primavera di curve ascendenti, ai primi di agosto Mediaset è precipitata ai livelli più bassi da un anno – se si esclude lo strappo di dicembre con il governo Letta – salvo recuperare qualcosa negli ultimi giorni. Lo stesso vale per Mondadori, che ha perso posizioni in Borsa ed è inchiodata ai valori di settembre 2013. Mediolanum, poi, ha risalito solo qualche gradino dopo più un mese in picchiata. «Serve stabilità premono Confalonieri e Doris altrimenti si fa dura».

L’”accerchiamento” aziendale non capita per caso. Un caldissimo luglio di battaglia sulle riforme ha mostrato tra i senatori azzurri una sacca di resistenza preoccupante, poco interessata ai diktat dei vertici. Poi, in un agosto un po’ noioso – ma libero dall’incubo Ruby – l’ex premier ha addirittura valutato la pazza idea di stravolgere i piani, ribaltando il tavolo: «Renzi non sta rispettando quanto promesso. Se lo faccio cadere, si torna al voto. E noi, assieme al Pd, costruiamo un vero governo di larghe intese ». Solo una suggestione? Probabile. Ma nel dubbio i figli maggiori – capitanati da Marina l’hanno preso sul serio: «L’esecutivo deve restare in piedi».

Il “come” l’ha suggerito Gianni Letta, impegnato come sempre a coltivare il dialogo con i vertici istituzionali: «Non è necessario entrare nell’esecutivo, basta aiutare Renzi quanto basta per non farlo cadere. E aspettare tempi migliori». In fondo, Forza Italia si è già mostrata decisiva e non vede l’ora di continuare a farlo già di fronte all’ingorgo parlamentare di settembre e ad eventuali incidenti del governo sul dossier economico. L’obiettivo di lungo periodo, però, resta quello di pesare soprattutto nel momento in cui si deciderà il successore di Giorgio Napolitano al Colle. Si procede così, allora. E gli umori della corte brianzola lo dimostrano.

«Come al solito toccherà al Presidente risolvere i problemi dell’Italia – ragionava qualche giorno fa l’ormai potentissima Maria Rosaria Rossi – e se davvero si prospetta un autunno caldo per il governo, beh, vorrà dire che ci toccherà aiutare Matteo… ». Non a caso, dal quartier generale berlusconiano si dicono certi che Berlusconi sarà ricevuto da Renzi molto presto, alla ripresa dei lavori parlamentari di settembre. Per discutere ufficialmente di riforme. Per ribadire, in realtà, la centralità di FI oltre lo steccato dell’opposizione .

Anche chi vive con disagio l’era renziana, come Renato Brunetta, si allinea e sulla Stampa arruola gli azzurri nel campo della coesione nazionale. E pure una dura come Licia Ronzulli annuncia su Twitter: «FI non usa politica del “tanto peggio tanto meglio”, se ci sono misure utili per lo sviluppo e la crescita Paese, il dialogo è aperto».

Raffaele Fitto, invece, continua a tessere silenziosamente la tela dell’opposizione interna, sostenuto dall’ala meridionale del partito. «Con il Presidente avremo altri incontri, ci confronteremo…». Strategie e distinguo che interessano poco all’ex premier, allarmato per lo stato di salute delle aziende.

Qualche ora libera, invece, preferisce investirla sul giocattolo che lo diverte di più, il Milan, nonostante anni amari e avari di vittorie. La cessione di Mario Balotelli al Liverpool l’ha come sollevato, dopo che un Mondiale da incubo ha rischiato di “svalutare” l’attaccante: «E invece l’abbiamo venduto bene (20 milioni di euro, ndr) e ci siamo liberati del suo ingaggio. Sono felice – ha spiegato nelle ultime ore – finalmente è andato via. Non è uomo da Milan, è ingestibile. Anzi, è uno che distrugge lo spogliatoio. Non è altro che un “Cassano due”…».