Mercato del falso su Facebook: finte borse Chanel, cloni di iPhone e Samsung

di Redazione Blitz
Pubblicato il 14 novembre 2014 16:14 | Ultimo aggiornamento: 14 novembre 2014 16:14
Mercato del falso su Facebook: finte borse Chanel, cloni di iPhone e Samsung

Mercato del falso su Facebook: finte borse Chanel, cloni di iPhone e Samsung

ROMA –  Finte borse Chanel, sciarpe che di Fendi hanno solo il nome e ancora scarpe Hoogan, iPhone e smartphone Samsung tarocchi. Il mercato del falso passa da Facebook, dove utenti vendono prodotti contraffatti dai loro account privati, ignorando le regole del social network. Un mercato illegale che vale ben 1,350 miliardi di potenziali clienti e secondo alcune stime 500 miliardi di dollari l’anno.

Rosita Rijtano su Repubblica scrive:

“Qualche numero, per capirne la portata: la pagina che offre borse griffate Chanel e Armani conta 5,646 fan; 3,646 per quella che propone cappelli e sciarpe di Fendi, naturalmente imitazioni; 3,018 per lo spazio dove si trovano felpe Converse e scarpe Hogan. C’è di tutto, di qualsiasi brand: dall’abbigliamento alla tecnologia, passando per gioielli, orologi, cinture, borse e occhiali da sole. Un vero bazar.

Tutto a prezzi stracciati rispetto ai prodotti originali: si va dai 10 ai 200 euro, a fronte dei 50 e 900 richiesti in boutique. Con un risparmio di circa il 70 per cento. Per capire come funziona, per tre giorni ci siamo finti una nuova rivenditrice, creando una falsa identità digitale: nome (fittizio) Alessandra; professione studentessa; segni particolari: fashion addicted. Grazie all’algoritmo di Zuckerberg, che suggerisce le amicizie in base ai nostri gusti, ci vuole davvero poco per contattare persone interessate all’argomento. “Ciao, vorrei acquistare all’ingrosso un po’ della tua merce per rivenderla. È possibile sentirci al telefono?”, è la domanda”.

E così dall’inchiesta emergono numeri interessanti:

“Su 18 fornitori raggiunti, rispondono in 10. “A che cosa sei interessata?”, la prima battuta. Ovunque. Fare una scelta è spesso difficile. Le repliche della Nike, dicono, sia il prodotto più gettonato della settimana. Qualcuno offre maglie Ralph Lauren e tracolle Gucci per uomo. Altre pagine propongono un set: borsa, ballerine e cintura Louis Vuitton a 160 euro. Spese di spedizione comprese. Altre ancora mettono in vetrina scarpe Hogan e giubbini Brums.

“Offerta incredibile: cloni identici di Samsung S5, Samsung Note 3 e iPhone 5S, a soli 125 euro. Con cover, pellicole in omaggio, garanzia coreana. Tutti i colori disponibili”, è la reclàme natalizia della pagina che punta sui gadget hi-tech. Un mare magnum. C’è chi si propone di fare da guida, e intermediario. Come una venditrice abruzzese: “Dimmi quello che vuoi: io ce l’ho. Borse, scarpe, telefonini: ho tutto. Repliche no, le ho finite. Però se mi dici che cosa ti serve, te lo procuro”.

E le basta solo qualche ora: “Ho trovato le nike e gli aifon. Poi domani ti trovo le ogan e le adidas”, scrive poco dopo. C’è pure chi al telefono cerca di prendere le distanze da qualsiasi attività illegale. Spiega il comproprietario dell’account con sede a Livorno: “I falsi? Guardi, non li trattiamo direttamente. Vendiamo solo prodotti d’occasione. Un giorno abbiamo le scarpe, un altro i vestiti. Preferiamo guadagnare poco, senza avere problemi”.

Ha un sito in fase di lancio, tre ragazze che lavorano solo sul social, e spedizioni in tutto il mondo: dalla Germania agli Stati Uniti. Sembra tutto in regola, poi fa un passo falso, si tradisce: “Su Facebook”, prosegue, “non pubblichiamo foto d’imitazioni, anche perché si riconoscono ad occhio. Però se qualcuno le ordina, noi ci organizziamo, lo mettiamo in contatto con altre persone. Insomma, qui come vuole acquistare così acquista. Gli originali costano tra i 30 e i 35 euro, gli altri tra i 15 e i 18”.

Se le trattative da Facebook vanno bene, si passa a WhatsApp:

“Se la trattativa procede, si passa a WhatsApp, o a una chiamata telefonica. Una volta scelta e ordinata la merce, si apre il portafogli. Via PayPal o bonifico. Tutto anticipato. “Perché la merce al fornitore la paghiamo prima anche noi”, spiega un venditore. Qualche eccezione? Chi per esempio offre tute per donna Armani (euro 15,99) e Nike (euro 10,99), scrive il tariffario in bacheca, e cita il contrassegno: “Siamo gente seria noi”.

Ovviamente qualche fregatura c’è stata: si racconta di clienti che hanno ricevuto l’ordine e non hanno scucito un euro, di borse mai arrivate, di profili spariti, di altri bloccati, ma fa parte del mestiere. Un venditore avverte: “D’altra parte, se qualcuno vuole imbrogliarti, non te lo dirà mai, quindi è una tua scelta”. Una garanzia minima la offrono le recensioni dei vecchi, e attuali clienti, per lo più donne. “Pacco arrivato, sono molti più belli da vicino che in foto: grazie”; “Ragazza gentilissima, prodotti super”: sono solo alcuni dei commenti che capita di leggere.”

Dietro a questi mercatini virtuali, scrive Repubblica, ci sono spesso piccoli imprenditori a caccia di un guadagno facile:

“Secondo le stime della World Customs Organization, è un giro d’affari internazionale da 500 miliardi di dollari l’anno. Un tesoro gestito di solito da organizzazioni criminali che si occupano di produrre la merce e di organizzare la grande distribuzione. “I social network facilitano l’interconessione tra questa area grigia e i privati cittadini”, commenta Giuseppe Provera, amministratore unico di Convey che per il Ministero dello sviluppo economico ha realizzato un’indagine proprio su questi temi. “Un’intermediazione su due livelli: c’è chi acquista e rivende; chi invece si limita a generare connessioni, cioè a diffondere dei link che rimandano a questi siti”.

Aggiunge Giovanni Avitabile, Colonnello del Comando generale della Guardia di Finanza: “Non siamo in grado di stabilire se i venditori su Facebook siano tutti di piccolo livello, o facciano da intermediari per un grosso stocchista. Di certo, è difficile seguire ogni rivolo, dobbiamo selezionare gli obiettivi, puntare sulle organizzazioni”. I rischi per i consumatori? “Chi compra consapevolmente dei prodotti falsi può avere una multa che va dai 100 ai 7 mila euro. Poi non sa chi è il suo interlocutore, né se la merce gli arriverà e come. Per non parlare dei pericoli per la salute e i danni economici”.

E il prezzo dei falsi cambia:

“Il prezzo dei prodotti originali è uguale a quello che si trova in negozio, mentre tra i falsi c’è una grande differenza. Partono dai 35 euro fino ad arrivare ai 180. Spiega: “Quelle sono le imitazioni top: quelle proprio fatte bene, bene. Con tanto di certificati e custodia”.

E se il pacco lo fermassero alla dogana? “Il massimo che possono fare è chiederti i documenti per sbloccare la merce”, assicura. Vende? Sì, tanto. Ok, all’inizio è costato un po’ di fatica, ammette. Bisogna caricare le foto, coltivare i rapporti con le persone, stare dietro ai fornitori, ma una volta superata la fase iniziale, gli affari si fanno eccome.

“Ormai mi conoscono, dopo un po’ crei il tuo giro. Vale la pena provare perché si lavora. Ora come ora nessuno va in negozio a spendere mille euro per una borsa. Piuttosto con cento euro se ne prende due”. Un’ultima telefonata sembra darle ragione: “Si tratta di imitazioni?”, chiediamo a un venditore di griffe. Rispondono ridendo: “Sì, certo, e che ti credevi? I prezzi sono quelli che leggi, se prendi in stock, ti facciamo lo sconto. Vediti le tue cose e poi contattami. Però datti una sbrigata, se noi poi gli articoli finiscono”.