Merkel ferma Juncker: troppo europeista . Gian Micalessin, Giornale

di Redazione Blitz
Pubblicato il 29 Maggio 2014 11:58 | Ultimo aggiornamento: 29 Maggio 2014 11:58
Merkel ferma Juncker: troppo europeista . Gian Micalessin, Giornale

Merkel ferma Juncker: troppo europeista . Gian Micalessin, Giornale

ROMA – “Merkel ferma Juncker: troppo europeista” scrive Gian Micalessin del Giornale. “Dietro la decisione  – scrive Micalessin – della Me­rkel di calpestare le promesse ri­volte agli elettori si nasconde la necessità di evitare la fuga dal­l’Europa di David Cameron e dell’Inghilterra”.

L’articolo:

Dopo la strabi­liante vittoria degli euroscettici di Nigel Farage, e la propria umi­liante retrocessione a capo del terzo partito britannico, David Cameron avrebbe ottime ragio­ni per dire addio agli imbaraz­zanti sodali di Bruxelles e dedi­carsi alla riconquista dei con­sensi britannici. Ovviamente la mossa segnerebbe, se non la fi­ne della Ue, almeno un suo bru­sco ridimensionamento. Per evitarlo Angela può solo offrire la testa di Juncker. Una testa simbolicamente rilevante visto che l’ex premier lussemburghe­se è un’irriducibile europeista convinto della necessità di limi­tare la sovranità degli stati e fa­vorire la nascita di una federa­zione degli Stati Uniti d’Euro­pa. Come dire il contrario di quanto serve per recuperare la fiducia dei britannici e degli al­tri europei attratti dalle sirene euroscettiche.
Così, per non farsi scappare Londra e non regalar spazio agli avversari, la Merkel spinge tutti al consueto mercato delle vacche.

Anche stavolta il nome del presidente della Commis­sione verrà deciso all’interno del Consiglio Europeo nel cor­so di sfibranti negoziati fra go­verni e verrà fatto votar agli ub­bidienti deputati del Parlamen­to. A guidare i giochi ci penserà il grigio Herman Van Rompuy, un presidente sconosciuto alla maggioranza degli europei e privo di futuro al di fuori di Bru­xelles. In tutto questo, parados­salmente, gli unici a opporsi ai diktat della Merkel non sono i deputati del Ppe, ma i deputati socialisti. «È comico che Junc­ker abbia il supporto di sociali­sti e democratici – denuncia il socialista austriaco Hannes Swoboda- ma sia bloccato dal­la sua stessa famiglia politica». Ma durerà poco. Nel grande gio­co di scambi e ricompense si spegneranno anche le indigna­te l­agnanze di quei socialisti eu­ropei guidati da François Hol­lande, Martin Schulz e dal «vin­citore » Renzi. Schulz potrà sem­pre barattare qualcosa per i compagni di partito seduti al fianco di Angela nella Große Ko­alition tedesca. E Renzi e Hol­lande, alla fine, non si stracce­ranno troppo le vesti per uno Juncker rottamato dal suo stes­so partito. E la giostra di Bruxel­les tornerà a girare. Come pri­ma e peggio di prima.