Merkel: Nein. Napolitano preoccupato. Monti: “Aiuto”. Per fare che?

Pubblicato il 13 Giugno 2012 10:32 | Ultimo aggiornamento: 13 Giugno 2012 10:40

La confusione che regna in Italia si specchia nelle prime pagine dei giornali anche oggi. Ieri è stata una giornata caotica, con lo spread che è arrivato a 490 per chiudere a 470 e con l’Italia nuovo bersaglio della speculazione internazionale, giornata che si è conclusa nella concitazione, con Mario Monti che ha convocato a palazzo Chigi i tre segretari di Pdl, Pd e Udc chiedendo “sostegno unitario” (Repubblica: “Monti: uniti o si va a fondo”, Messaggero: “Serve unità”, Mattino: “Sostenetemi”) con l’aggiunta di un varo sollecito della riforma del lavoro (Sole 24 Ore) e poi è corso dal suo mentore, Giorgio Napolitano, presidente della Repubblica, il quale a sua volta, a giudicare dal crescente interventismo che ricorda gli ultimi tempi della Salò di Berlusconi, sembra dare qualche segno di preoccupazione circa la bontà della scelta fatta imponendoci il Governo Monti.

A far guadagnare momento alla iperattività di Monti, come alla tromba d’aria che ha fatto tremare Venezia (vedi foto sulla prima della Stampa e del Corriere della Sera)), è stata l’anticipazione on line di un articolo del Wall Street Journal che stamattina domina la prima pagina dell’edizione del quotidiano americano dedicata all’Europa: “La luna di miele del premier Monti è finita”. Il giornale di carta disponibile nelle principali edicole di tutta Europa è devastante, specie per uno dall’io smisurato come Monti. L’articolo occupa quasi tutta la prima pagina, sotto questo titolo: “Monti’s aura fades as Italy fights crisis”, l’aureola di Monti si dissolve mentre l’Italia combatte la crisi”. Crudele la foto, che coglie Monti in un attimo fuori self control, mentre si tira su i calzoni.

Non sappiamo se il Wall Street Journal faccia parte delle letture mattutine di Angela Merkel, ma quella foto, che non fa certo bene all’immagine di Monti, per un certo alone di ridicolo, è abbastanza rappresentativa della nostra situazione, specie dopo la risposta della stessa Merkel all’ultima telefonata di Monti per chiedere alla Germania un po’ di comprensione: “No” è quel che riferisce Repubblica.

Il Giornale ha una versione analoga di cosa ha contribuito a far “crollare i nervi” a Monti: “Sobrio psicodramma. L’euro ha tre mesi di vita. Mentre il Fmi fa il funerale alla moneta unica, l’Europa fa fuori i nostri tecnici e la Merkel non ci cita tra i virtuosi”.

Ad aumentare l’irritazione di Monti è stata anche una frase del ministro delle finanze austriaco Maria Fekter: Roma “potrebbe avere bisogno di aiuto”, ”può darsi che dati i tassi elevati che l’Italia paga per rifinanziarsi sul mercato, anche loro avranno bisogno di sostegno”, di ”un aiuto esterno”. Nonostante la retromarcia diffusa successivamente da Bloomberg (”Nessun segnale indica che l’Italia possa chiedere un salvataggio” alla comunità internazionale. L’Italia può finanziarsi sui mercati anche a tassi molto alti”) l’impressione è rimasta e comunque è stata sufficiente per scatenare l’indignazione di Monti e supporters.

C’è da osservare che chi di gaffes ferisce di gaffes perisce e c’è anche da ricordare quando Monti fu bacchettato dallo spagnolo Mariano Rajoy per avere detto, con l’altezzosità che lo distingue, che la Spagna non ha fatto abbastanza con i suoi conti pubblici o che la crisi dello spread BTp-Bund è colpa della Spagna.

Se i giudizi negativi irritano, quelli positivi sono un balsamo, come quello del ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schauble: “L’Italia non è in pericolo” ha detto in una intervista alla Stampa. E certo ha fatto piacere anche la dichiarazione dell’Eurogruppo: “L’Italia non ha bisogno di aiuti” (Corriere della Sera, con una differenza tra il titolo, al futuro, avrà, e il sommarietto subito sotto, al presente: ha).

Ma la situazione è obiettivamente tutt’altro che semplice. I partiti sono giustamente intenzionati a non dare una delega in bianco a Monti, il quale ha in testa una sua personale agenda che può anche non coincidere con l’interesse generale (davvero il duo Tarantola-Gubitosi risolverà i mali della Rai e prima ancora riuscirà a capirli davvero?); dall’altra Monti pensa che tutto gli sia dovuto per mandato divino e perché apres lui le deluge, come se un Paese come l’Italia fosse totalmente sprovvisto di alternative non solo e non tanto a questa formula di Governo ma anche e soprattutto alla sua persona e a quella dei suoi ministri.

Monti se la prende con i partiti perché le sue riforme non vanno avanti, ma dovrebbe anche guardarsi allo specchio, sperando che non si rompa, e chiedersi se un po’ la sua credibilità non sia stata erosa anche dai troppi annunci non rispettati nonché dalla inutilità, dalla vacuità se non dal fallimento delle sue tanto sbandierate riforme iniziali: taxi, farmacie, notai. Italia Oggi parla anche di “crediti più facili al Sud” dalla “neonata Banca per il mezzogiorno”: ma è una creatura di Giulio Tremonti.

E anche dalla modesta gestione dei rapporti con i parlamento cui presiede abbastanza vanamente un ministro. Leggetevi le pagine dell’ex ministro del tesoro americano Robert Rubin su come Bill Clinton riuscì a far passare nel suo Parlamento ostile l’accordo del Nafta e avrete una lezione magistrale di come ci si comporta in una democrazia vera, dove i poteri sono separati e anche contrapposti.

Cosa c’entrano i partiti con l’inadeguatezza di Elsa Fornero, ministro del Lavoro, secondo Marco Ferrante sul Messaggero “Ministro-Maestrina”, che sa solo auspicare la rimozione dei vertici Inps (Repubblica, Stampa), intrappolata nello scontro, in cui ciascuno ha le sue ragioni, fra gli stessi vertici Inps e la Ragioneria dello Stato, descritto da Enrico Marro sul Corriere della Sera. Sullo stesso Corriere Daniele Manca chiede: “Il pasticcio esodati, qualcuno risponda”; per ora c’è solo “il sapore amaro per migliaia di lavoratori lasciati nell’incertezza”. E su Repubblica Massimo Riva (Il rovesciamento della realtà) constata: “Siamo di fronte a un dramma sociale di enormi proporzioni”. Messaggero: “Esodati, bufera sulla Fornero: Scontro con l’Inps, ira di partiti e sindacati: Deve dire la verità”.

Solo il Secolo XIX annuncia che per gli statali c’è “un piano per tagliare dirigenti, buoni pasto e stipendi”.

Come dare torto a Libero: “Giarda sbaglia il decreto anti corruzione, la Fornero vuol cacciare i vertici Inps; sono solo gli ultimi pasticci del governo Fallimonti”. A proposito di corruzione: ma come spiegate agli italiani che ci vuole una delega al Governo e un anno di tempo per produrre una legge che escluda dal Parlamento chi ha subito una condanna definitiva? Il tutto mentre imperversa la rissa tra Pdl, ferito perché il suo emendamento sulla concussione pro Ruby non passa e invece passa quello sulla corruzione pro Penati. Come dare torto a Beppe Grillo? (Fatto Quotidiano). Conclusione di Libero: “Dilettanti allo sbaraglio”.

D’altra parte questo è un paese che è capace di prendere sul serio le espressioni di Antonio Cassano, oltraggiose se vogliamo ma rappresentative di una diffusa cultura popolare. Se non altro Cassano ha il coraggio di parlare, non è certo un sepolcro imbiancato, e ha la faccia di dire al Milan che se vendono Thiago non possono “Pensare allo scudetto”.