Messaggero: “Meno burocrazia e dipartimenti. Il piano per riformare il Tesoro”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 Maggio 2014 11:41 | Ultimo aggiornamento: 6 Maggio 2014 11:42
Messaggero: "Meno burocrazia e dipartimenti. Il piano per riformare il Tesoro"

Matteo Renzi (foto da LaPresse)

ROMA – Scadenza è fissata al 15 luglio: c’è tempo fino a quella data per riformare la struttura interna dei ministeri con una procedura veloce, grazie ad una norma inserita nel decreto Irpef.

E in questo contesto è in campo un piano di profonda revisione del dicastero per molti aspetti più importante, quello dell’Economia e delle Finanze: in discussione c’è l’attuale assetto basato sui Dipartimenti, che potrebbe essere sostituito da una struttura più agile guidata da un segretario generale.

La scorciatoia per la riforma è contenuta nell’articolo 16 del decreto legge che sta iniziando il proprio iter al Senato.

Scrive Luca Cifoni sul Messaggero:

La procedura più rapida (decreto del presidente del consiglio dei ministri invece che del presidente della Repubblica, parere solo facoltativo del Consiglio di Stato) riprende quella che è già stata adottata in seguito alla spending review del governo Monti ed è motivata dalla finalità di «realizzare interventi di riordino diretti ad assicurare ulteriori riduzioni della spesa». Dunque una semplificazione delle strutture che per il Mef risalgono sostanzialmente alla fase in cui fu creato l’attuale superministero.
L’organizzazione che prevede invece dei Dipartimenti più direzioni generali coordinate da un segretario generale è una delle due possibili in base alla normativa: è già stata adottata in altri ministeri e permetterebbe probabilmente di ridurre le posizioni dirigenziali. Ma avrebbe anche un altro senso: rendere più fluido il rapporto tra il livello politico e la struttura tecnica. Un tema che è stato spesso evocato dallo stesso presidente del Consiglio Renzi.

Al momento il progetto non trova conferme ufficiali, ma certo si inserirebbe nel contesto di ritrovato protagonismo di Palazzo Chigi anche sul terreno della politica economica. Uno dei nodi è il ruolo della Ragioneria generale dello Stato, per la quale si è parlato anche si un trasferimento presso la presidenza del Consiglio: di sicuro il Dipartimento guidato da Daniele Franco è toccato da alcune delle linee programmatiche della futura riforma della pubblica amministrazione: con la limitazione dei suoi poteri di controllo ai soli «profili di spesa», con l’annunciata riorganizzazione delle Ragionerie provinciali, e anche con il piano che punta a rendere trasparente (trasformandolo in infrastruttura “open data”) il Siope, ovvero il sistema informativo gestito dalla stessa Rgs su cui passano gli incassi e i pagamenti di tutte le amministrazioni (…)