Migranti ammutinati, marinai protestano: “Rischiamo la vita per salvarli”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 8 Giugno 2015 10:41 | Ultimo aggiornamento: 8 Giugno 2015 10:41
(foto d'archivio)

(foto d’archivio)

ROMA – “Mille e diciannove migranti stipati su una nave con un equipaggio di appena sessanta uomini” racconta Giovanni Masini del Giornale. “È la notte tra sabato e domenica – scrive Masini – quando sul pattugliatore “Spica” della Marina Militare, in navigazione verso Pozzallo, scoppia un principio d’incendio innescatosi nella sala macchine. I migranti vedono il fumo e scoppia il panico”.

La denuncia arriva da Luca Marco Comellini, segretario del Partito dei Diritti dei Militari, che pone l’accento sulle scarse – per non dire inesistenti – condizioni di sicurezza del personale che opera in mare per il recupero e il salvataggio degli immigrati.

“Cosa sarebbe accaduto – domanda Comellini – se i migranti si fossero impossessati della nave da guerra? Oppure in caso di incendio non controllato quanti morti ci sarebbero stati se si fosse reso necessario abbandonare la nave che, sicuramente, ha dotazioni di salvataggio calibrate in base alla consistenza dell’equipaggio?”

A chiarire la dinamica dell’accaduto penserà la procura militare di Napoli, che ha già aperto un fascicolo e a cui Comellini ha chiesto di intervenire.

Gli equipaggi, che lavorano su turni di quindici giorni, sono costretti a lavorare in condizioni precarie, con un carico di immigrati fino a dieci volte superiore alla capienza massima delle imbarcazioni. La sicurezza di uomini e mezzi viene assicurata solo dalla professionalità di marinai ed ufficiali, che ogni giorno in silenzio svolgono il proprio lavoro nonostante le difficoltà. Il governo sembra sordo alle loro rimostranze, ma il lavoro va svolto comunque. Come recita il motto dello “Spica”, “vigili attendono”.