Migranti, Federica Mogherini: “Caccia ai flussi di denaro. Così fermeremo gli scafisti”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 Maggio 2015 11:30 | Ultimo aggiornamento: 4 Maggio 2015 11:30
Migranti, Federica Mogherini: "Caccia ai flussi di denaro. Così fermeremo gli scafisti"

Federica Mogherini (LaPresse)

ROMA – Federica Mogherini, rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, è tornata da Tunisi, dove ha parlato con tutte le parti libiche: “Ho incontrato i rappresentanti di Tobruk, di Misurata, alcuni indipendenti, e al telefono ho parlato con i rappresentanti di Tripoli”.

Ecco l’intervista a cura di Pietro Piovani sul Messaggero di Roma.

Ipotizziamo che non si riesca a creare in tempi brevi un governo unitario libico. C’è già un’idea di quali provvedimenti prendere per fermare il traffico di migranti nel Mediterraneo? 

«Stiamo lavorando a una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite, una risoluzione sotto il capitolo 7, quello che autorizza all’uso della forza».

Per andare a bombardare i barconi?

«No, non stiamo preparando un intervento militare in Libia, non è di questo che si tratta. Si tratta semmai di un’operazione di politica di sicurezza e di difesa comune».

Cioè?

«Proprio oggi ho inviato ai 28 Stati membri dell’Unione europea una serie di proposte per un’operazione di polizia mista civile e militare nelle acque internazionali e territoriali. Spero che il Consiglio degli Affari esteri possa prendere una decisione già il prossimo 18 maggio. Più che la distruzione dei barconi, il vero punto è il contrasto alle organizzazioni criminali: si può fare un’azione di dissuasione con una presenza importante di navi, il timore della confisca può essere un deterrente, e poi si può intervenire sui finanziamenti».

In verità gli scafisti si finanziano da soli con i soldi che incassano.

«Certo, ma attraverso informazioni di intelligence si possono tracciare i loro flussi finanziari, non tutto viene pagato in contanti».

Riguardo alle barche, si sa che quasi tutte partono dall’Egitto prima di caricare i migranti in Libia. Non si può intervenire anche lì?

«È una questione che è stata affrontata, e che conferma che la lotta ai trafficanti non deve e non può limitarsi alla sola Libia. La stessa barca del drammatico naufragio del 19 aprile era partita vuota dall’Egitto. Ecco, per esempio, con uno scambio di informazioni di intelligence e con una presenza in mare rafforzata, si sarebbe potuto intercettare quella barca prima che caricasse i suoi passeggeri».

E se non si arrivasse a una risoluzione dell’Onu?

«C’è l’ipotesi di stringere accordi con le autorità istituzionali libiche, che però ancora non ci sono. Stiamo anche ragionando su progetti da realizzare insieme a singole municipalità, singole città della Libia per il controllo del territorio e dei porti in collaborazione con le autorità locali» (…)