Milan in ritiro, Inzaghi attacca squadra: “Indegni”

di redazione Blitz
Pubblicato il 26 Aprile 2015 9:25 | Ultimo aggiornamento: 26 Aprile 2015 9:25
Milan in ritiro, Inzaghi attacca squadra: "Indegni"

La Gazzetta dello Sport sulla crisi del Milan

MILANO – Milan in ritiro punitivo dopo il ko di Udine, l’Europa si allontana definitivamente. Inzaghi non nasconde il suo malcontento nei confronti della squadra. Ne parla La Gazzetta dello Sport con Andrea Elefante.

Visto che a Udine in questi giorni va in onda la rassegna del cinema asiatico, ieri il Milan ha pensato bene, anzi male, di proiettare un film dell’orrore: roba da far passare la voglia anche a mister Bee e mister Lee, a proposito di spettatori (asiatici) interessati. Più che una partita, è stata la sintesi di tutti i mali di questo suo annus horribilis, e il prodotto è stato conseguenza: probabilmente la peggior partita in questa già tormentata stagione, con la squadra punita con un ritiro immediato fino a mercoledì da società e allenatore, che sul pullman l’ha attaccata a muso duro: «Siete stati indegni». Senza un gioco né un’anima, è difficile stabilire se il Milan abbia fatto più malinconia o più rabbia. Di sicuro i suoi novanta minuti di calcio ruminato senza idee e senza certezze, con appena un tiro in porta (quello del 2-1 di Pazzini), sono stati una specie di agonia di cui si è aspettata solo la fine, accogliendo con rassegnazione il verdetto come se fosse già nell’aria prima di iniziare.

Il fatto che i gol della vittoria dell’Udinese siano stati firmati da Pinzi e Badu, due onesti lottatori del centrocampo, stimatissimi operai ma sicuramente non artisti, è stata solo la raffigurazione simbolica della differenza di approccio alla partita: una squadra che – pur se ogni tanto la disperde – ha dimostrato di avere un’anima e un’altra che invece non ce l’ha. Una che ha fatto paura al Milan già al 42° secondo (tiro di Di Natale respinto da Diego Lopez), ha avuto la testa per aggredirlo, il pressing per sfilacciarlo, le gambe per sfiancarlo e poi il coraggio di non lasciargli campo anche quando poteva cadere nella tentazione di abbassarsi e aspettare. E un’altra, il Milan appunto, che ha confermato solo certe sue recidività: al di là dell’ennesimo gol sugli sviluppi di un corner (l’1-0 di Pinzi è stato il 10° di questo campionato, record negativo condiviso con il Cesena), ancora una volta, più di altre volte, si è prima perso nelle trame del suo non-gioco e poi consegnato all’aggressività avversaria, come da fotografia dell’1-0, con la difesa schiacciatissima davanti a Diego Lopez. Senza poi trovare mezza contromisura e un briciolo di rabbia, neanche una volta in svantaggio. E se il pericolo era perdere qualcuno dei cinque diffidati in campo in vista del Genoa, non c’è stato pericolo. Nessuno di loro sanzionato, unico giallo a Pazzini: la tigna, questa sconosciuta .

E sì che l’Udinese non si presentava in condizioni scintillanti: una vittoria nelle ultime 11 gare, l’ultimo sorriso pieno era dell’8 marzo. Fosse andata male forse sarebbe stata addirittura contestata, ma ha avuto il merito di annusare subito l’imprudente accartocciarsi del Milan nelle sue poche, piccole certezze: 8 punti nelle ultime quattro partite, una sola sconfitta nelle ultime nove, nel derby la difesa per una volta imbattuta. Una squadra con le sue qualità nascoste chissà dove e soprattutto senza la forza di pensare in grande. L’Udinese nel suo piccolo l’ha avuta, perché Stramaccioni ha stravinto la sfida fra allenatori fino a ieri ondeggianti (ora Inzaghi è barcollante, ma salvo sorpresone la sua panchina non cadrà). Stavolta, una rarità, con lo stesso sistema di gioco dall’inizio alla fine. Scegliere Badu con Guilherme trequartista (e dunque Kone in panchina) dietro le due punte poteva sembrare una mezza rinuncia, ma in realtà è stata la mossa con la quale mettere il Milan spalle al muro, con la forza di 20 tiri in porta (record bianconero di questo campionato): aggredendolo ma senza sbilanciarsi, anche prendendosi qualche pausa per non scoppiare troppo presto, quasi nella consapevolezza di poterlo colpire, prima o poi. Inzaghi aveva disegnato ancora un 4-3-3 zoppo, senza Cerci né Destro e con almeno tre giocatori (Bonaventura, Suso e Menez) fuori posizione o non convinti della posizione. Il 2-0 gli ha ammazzato anche la reazione già accennata con un 4-2-4 e appena completata aggiungendo Destro a Pazzini. Ma era come usare un cerotto per medicare uno squarcio. E soprattutto stava provando a reagire solo lui .