Milano, assolto semaforo con il trucco: niente risarcimenti agli automobilisti

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 febbraio 2014 10:26 | Ultimo aggiornamento: 4 febbraio 2014 10:26
Milano, assolto semaforo con il trucco: niente risarcimenti agli automobilisti

Milano, assolto semaforo con il trucco: niente risarcimenti agli automobilisti

MILANO – Assolto il semaforo “con il giallo corto”: niente trucco, neanche un euro agli automobilisti.

L’articolo del Corriere della Sera:

Si è concluso con sei assoluzioni, tra cui quella del sindaco di Segrate Adriano Alessandrini, e due condanne fino a quattro anni di carcere, il processo milanese con al centro le presunte gare d’appalto pilotate per piazzare i T-red, i cosiddetti «semafori intelligenti» e che erano conosciuti come i «vampiri rossi». Cadute le accuse di associazione per delinquere e abuso d’ufficio, nessun risarcimento è stato riconosciuto dai giudici agli automobilisti multati, circa 150 in tutto e parti civili. Per le difese la sentenza della quarta sezione penale di Milano ha dimostrato che «i T-red, tanto famigerati, erano semafori regolari». In particolare, il collegio (Tremolada-Turri-De Cristofaro) ha condannato a quattro anni di reclusione Raoul Cairoli, in qualità di amministratore unico della Ci.ti.esse, azienda che commercializzava in via esclusiva i T-red. A un anno, invece, con sospensione condizionale della pena è stato condannato Giuseppe Astorri, direttore commerciale della Scae, società che si aggiudicò l’appalto a Segrate. I due, in particolare, sono stati condannati con riferimento alle presunte irregolarità nell’appalto e alla presunta turbativa d’asta. Assolti, invece, il sindaco di Segrate Alessandrini, che era accusato di abuso d’ufficio, Lorenzo Giona, imputato in qualità di comandante della polizia locale del comune dell’hinterland milanese, Dario Zanchetta, funzionario dei vigili, gli imprenditori Simone Zari, Antonino Tysserand e anche Ivano Mugnaini.

NON FU ASSOCIAZIONE PER DELINQUERE – Caduta l’accusa principale del processo che era quella di associazione per delinquere, e per alcune imputazioni è scattata la prescrizione. «Tutto ciò che ha creato grande scandalo per l’opinione pubblica nella vicenda T-red – ha spiegato uno dei difensori, l’avvocato Gianmarco Brenelli – è caduto: i cittadini multati perché erano passati con il rosso e che chiedevano i danni non hanno avuto alcun risarcimento, perché il Tribunale ha ritenuto le accuse insussistenti e ha riconosciuto la regolarità degli impianti semaforici». Il procuratore aggiunto Alfredo Robledo aveva chiesto, invece, otto condanne fino a cinque anni. Secondo le indagini, c’erano solo quattro secondi tra il giallo e il rosso dei semafori e nemmeno il decimo di secondo, dovuto, tra il rosso e lo scatto del fotogramma che rilevava l’infrazione. «Una tesi – come ha spiegato l’avvocato Brenelli – che non è più stata nemmeno coltivata nel processo».

L’IPOTESI ACCUSATORIA – Quello dei T-red, secondo quanto sosteneva l’accusa, era un sistema congegnato in maniera illecita per portare nella casse dell’amministrazione comunale di Segrate oltre 2,4 milioni di euro di multe. Le indagini partite da Segrate si erano poi estese a una trentina di altri comuni italiani, sparsi da nord a sud per presunti illeciti contestati fino all’autunno del 2008. Centinaia e centinaia, sempre stando alle indagini, gli automobilisti multati dai T-red. Circa 150, invece, quelli che si sono costituiti parti civili nel processo che si è chiuso lunedì in primo grado.