“Milano, la resa dell’eroe antiracket fra rapine e Stato che non c’è”. Paragone su Libero

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 novembre 2014 7:45 | Ultimo aggiornamento: 5 novembre 2014 15:09
"Milano, la resa dell’eroe antiracket fra rapine e Stato che non c’è". Paragone su Libero

L’articolo su Libero

ROMA – Roberto, edicolante del quartiere Sant’Ambrogio a Milano, da anni lotta contro il degrado della periferia in cui vive e lavora. Tanto che è diventato scomodo. Ma dopo le ultime due rapine in pochi mesi ha deciso: chiude e volta pagina.

Scrive Gianluigi Paragone su Libero:

Qual è il prezzo che si paga ad essere troppo legati alla propria comunità? Se lo sta domandando Roberto, l’edicolante del Sant’Ambrogio quartiere sud di Milano. Lì lo conoscono tutti. Ma proprio tutti: quelli che gli vogliono bene perché uomo impegnato a valorizzare il quartiere, e quelli che gli vogliono male perché è un rompicoglioni e si deve fare i fatti suoi. Roberto non è dunque solo l’edicolante del Sant’Ambrogio. Anche perché, forse, l’edicolante non lo farà più; questo giro – dicono – s’è proprio rotto le scatole di dover subire e ripartire. Un anno fa lo avevano rapinato e gli portarono via 15mila euro. L’altro giorno il bis, 10mila euro. Ha accusato il colpo ed ha abbassato le braccia. Con un cartello: «Basta, chiudo». Stavolta sarà difficile convincerlo a tornare sui propri passi. L’altra volta si rimise in piedi perché convinto che non sarebbe accaduto un’altra volta. Invece è successo ancora.

Ed è successo perché il bersaglio è proprio lui. Non l’edicolante. No no, proprio lui. Il Roberto. Lui che è una delle anime del quartiere, una delle voci che si ribella al degrado delle periferie, anzi della “sua” periferia. Già, perché quella sponda sud di Milano la ama a tal punto da sponsorizzarla agli amici. Ora forse un po’ meno. Lui, che già si era rimesso in piedi professionalmente dopo una prima vita come elettricista, vuole vendere l’edicola e ripartire una terza volta. Ripartire da zero con un’altra attività o un altro lavoro; da zero perché quest’ultima rapina gli ha tolto davvero una voce importante di liquidità. A lui, sposato con figli. Sono anni e anni che il suo nome e il suo cognome, Roberto Artisi, sono sul citofono delle case popolari del Sant’Ambrogio. È uno del posto. In tutti i sensi: ci abita, ci lavora e ci vive. E s’incazza per il degrado cui sono lasciate le periferie. Eppure non s’arrende: Roberto fa politica nel vero senso del termine, fa comunità, la consolida aggregando i giovani e non solo. La sua voce e la sua ribellione contro gli spacciatori e i prepotenti si sentono eccome. «Per questo gliel’hanno fatta pagare con queste due rapine», pensano in parecchi nel rione. Roberto non si sente un eroe. Si sente un cittadino e questo dovrebbe bastare, se solo anche lo Stato si ricordasse ogni tanto di affiancare i cittadini come Roberto, i quali sono lo spot migliore contro la cosiddetta antipolitica. Roberto stavolta si sente un po’ solo e un po’ nudo perché ci si sente così quando ti puntano una pistola in faccia e ti urlano di mollare «il bottino e tutti i gratta e vinci». Quel ferro scuro è un’altra cosa quando lo incroci a pochi centimetri dalla fronte. Mette paura anche dopo. Roberto non si difende da solo, non è tipo da armarsi per replicare colpo su colpo, non lo farebbe mai e poi mai. Roberto chiede a quello Stato in cui crede di non mollare la gente. Quella pistola in faccia e quelle urla non riuscirà a dimenticarle, per questo stavolta fa fatica a ripensarsi dentro la sua strana edicola, punto di ritrovo e di aggregazione.

Oggi l’edicola è vuota. Chiusa. In vendita. È lo scalpo di chi voleva tacitare Roberto, persona per bene, mica un eroe. Hanno vinto gli altri. Hanno vinto quelli che lo consideravano un rompicoglioni per le sue battaglie contro il degrado. Quanto sono lontane le istituzioni, i palazzi, la politica, da questo negozietto a due passi dall’ospedale San Paolo. Storie così ce ne sono tante, troppe. Te le raccontano nei bar, nelle stazioni di servizio. Te le raccontano con rassegnazione e indignazione: «Vengono qui – dicono -, minacciano, spaccano tutto e ti ripuliscono. E tu che puoi fare?». È un’eco strana, figlia dei tempi incerti dove certe cose ormai si fa fatica persino a denunciarle. «Tanto, a che serve?». Già, a che serve? Toccherebbe allo Stato dare una risposta. Se ancora ci riesce…