Mini-Imu, stipendio insegnanti, Renzi e legge elettorale: prime pagine e rassegna stampa

di Redazione Blitz
Pubblicato il 8 gennaio 2014 8:41 | Ultimo aggiornamento: 8 gennaio 2014 8:41

Il Corriere della Sera: “Il pasticcio sugli insegnanti”. Contraddizioni su una riforma. Editoriale di Sergio Rizzo:

Il governatore della Puglia Nichi Vendola si dice sicuro «che la popolazione alla fine vincerà questa battaglia». E dunque la Trans adriatic pipeline che dovrebbe portare 10 miliardi di metri cubi di metano l’anno dalle regioni del Mar Caspio all’Europa sbarcando dall’Adriatico sulla costa del Salento soccomberà all’offensiva dei «No Tap». Destino analogo, con tutta probabilità, a quello del rigassificatore di Brindisi, affogato 11 anni dopo l’avvio del progetto della British Gas in un gorgo di veti locali, cavilli burocratici, nulla osta promessi e mai concessi. In entrambi i casi l’opposizione è stata ufficialmente motivata dalle preoccupazioni ambientali. Particolarmente serie per quanto riguarda il gasdotto del quale si parla ora, considerando il valore paesaggistico del litorale salentino. Perciò da non sottovalutare.
Al tempo stesso, però, bisogna domandarsi perché in una Regione cui sta tanto a cuore il rispetto dell’ambiente da riuscire a bloccare con una lunga guerra di logoramento impianti destinati secondo gli esperti ad aumentare la concorrenza e l’efficienza riducendo i costi dell’energia, abbiano devastato una campagna meravigliosa con migliaia di pale eoliche, spesso inutili.

Le due «piccole intese» che mettono a rischio la tenuta del governo. La nota politica di Massimo Franco:
I percorsi sono solo in apparenza convergenti. Il presidente del Consiglio, Enrico Letta, vuole chiudere entro il mese un’intesa che si chiamerà «Impegno 2014», e che dovrebbe garantire la continuità del suo governo per almeno dodici mesi. Il segretario del Pd, Matteo Renzi, intende invece usare questo arco di tempo per strappare un accordo sulla riforma elettorale: possibilmente allargato a Silvio Berlusconi. Ma nessuno crede a una strategia concordata, seppure condotta su piani diversi. Il nervosismo tra Palazzo Chigi e il Partito democratico non accenna a diminuire.
Più che un gioco delle parti, si indovina un conflitto sordo. Per Letta l’obiettivo principale è tenere, scansando le mine. La convinzione è che seguendo questa strada, presto arriveranno anche segnali meno negativi dal fronte economico, come lo spread sotto la soglia dei 200 punti. È la ragione per la quale l’ipotesi di un rimpasto per ora viene scartata. In una situazione normale, cambiare un paio di ministri rafforzerebbe il governo. Ma con le pressioni di Berlusconi per il voto anticipato, e la tentazione di alcuni settori del Pd di approvare la nuova legge elettorale e correre alle urne, la cautela è inevitabile.
Modello spagnolo, Berlusconi in campo. L’articolo di Lorenzo Fuccaro:
Forza Italia si affida a Silvio Berlusconi per «formulare una rapida risposta al segretario del Partito democratico, consapevole che sulla regola delle regole, che è la legge elettorale, debba e possa esserci la più ampia condivisione possibile».
Così hanno deciso, «in totale sintonia», fanno sapere, i notabili forzisti che si sono visti ieri pomeriggio per un paio di ore nello studio del capogruppo alla Camera, Renato Brunetta.
Un vertice — erano presenti anche l’altro capogruppo Paolo Romani, i vice, Sandro Bondi e Denis Verdini — nel corso del quale, si legge in una nota, «c’è stato un accurato approfondimento delle diverse proposte che Matteo Renzi ha formulato la scorsa settimana in tema di riforma elettorale».
Ufficialmente non viene comunicato quale delle tre ipotesi (spagnolo, Mattarellum rivisitato, Sindaco d’Italia) trova il consenso di Forza Italia. Ufficiosamente, però, viene confermato che il sistema in vigore in Spagna è quello preferito. Tuttavia, l’avere sottolineato che serve la «più ampia condivisione» a sostegno di un modello fa pensare che sia stata esaminata anche una soluzione subordinata e che questa possa essere il Mattarellum modificato perché avrebbe il gradimento non solo dei grillini, ma anche di Sel e della Lega nord. L’unica cosa certa è che «siamo contrari al Sindaco d’Italia», scandisce Romani. Angelino Alfano storce il naso perché al Nuovo centrodestra piace proprio quel sistema che consente ai partiti più piccoli di avere un maggior potere negoziale al secondo turno.
Strage in villa, c’è un altro sospetto Il figlio riporta una tazzina da caffè. Scrive Andrea Pasqualetto:
Certo, c’è una tazzina, c’è una caffettiera e c’e un guanto in lattice. E c’è la stranezza che a trovarli per caso in una buca vicino alla casa della strage sia stato proprio il figlio che stava portando i suoi cani a passeggio. Cosa che ha indotto qualcuno a pensare al giallo di Avetrana, dove Michele Misseri diceva di aver trovato casualmente il cellulare della nipote e vittima Sara Scazzi. Ma al di là dei singolari ritrovamenti di ieri, gli inquirenti stanno cercando di stringere il cerchio sull’assassino attraverso un’indagine molto più tecnica, quella sul traffico telefonico. In particolare, è stata analizzata la cella telefonica che aggancia i cellulari della villa di Caselle Torinese teatro del triplice omicidio di Claudio Allione, di sua moglie Mariangela Greggio e della madre di lei, Emilia Dall’Orto.
Gli uomini del comandante Domenico Mascoli hanno infatti notato come fra venerdì e sabato scorsi, giorni nei quali è stato commesso l’efferato delitto, la zona sia stata frequentata in modo anomalo da alcune persone che non abitano a Caselle ma che hanno avuto rapporti con la famiglia Allione. Diretti o indiretti, cioè attraverso qualche parente. E’ incrociando questo dato con le dichiarazioni di Maurizio Allione e il suo strano ritrovamento che sono state fatte alcune verifiche nella tarda serata di ieri al termine del secondo interrogatorio fiume del giovane nel quale lo stesso ha cercato di dare una spiegazione al mistero, accompagnato in caserma dalla fidanzata Milena e dal suo difensore, l’avvocato Stefano Castrale. Su quella tazzina, su quella caffettiera e su quel guanto potrebbero infatti esserci proprio le impronte del carnefice, di chi cioè ha prima bevuto un caffè con le sue vittime, forte della conoscenza con loro, per poi uccidere e liberarsi della prova che lo poteva schiacciare.

La prima pagina di Repubblica: “Riforme, incontro Renzi-Berlusconi”.

La Stampa: “Braccio di ferro sulla casa. Ed è caos sui soldi tolti ai prof”.

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Nature boccia Stamina. Ignoranza e omissioni:

Seri e profondi dubbi, oltre che preoccupazioni sulla sicurezza e sull’efficacia del metodo Stamina. Ma anche risultati sovrastimati, «ignoranza della biologia delle cellule Staminali», «imperfezioni ed omissioni nel protocollo». «Alcune sezioni del quale sono state persino copiate da Wikipedia». La prestigiosa rivista scientifica internazionale «Nature» torna ad attaccare con un nuovo articolo il «metodo Vannoni». E questa volta lo fa citando le carte dei verbali del comitato scientifico, chiamato dal ministero della Salute ad esprimere un parere sul metodo e poi «sospeso» dal Tar. Tutti testi che secondo l’articolo evidenziano preoccupazioni su sicurezza ed efficacia. Nature si riferisce probabilmente alle cartelle cliniche degli Spedali Civili di Brescia, pubblicate prima di Natale da “La Stampa”, quando parla di rivelazioni che dimostrerebbero come «i successi rivendicati da Stamina per i suoi trattamenti siano stati sovrastimati». E in effetti in quelle cartelle di riscontri oggettivi sui miglioramenti dei pazienti non c’è traccia.

Nella cassaforte dei Camilliani le prove di interferenze sul caso P3. L’articolo di Guido Ruotolo:

Una centrale d’ascolto, una fabbrica di dossieraggio, un’industria del riciclaggio. Sembra un romanzo noir, uno spy action movie. Ci sono tutti gli ingredienti. C’è la massoneria, la ’ndrangheta, la criminalità romana, i prelati, un ordine religioso, i Camilliani, trasformato in un porto franco, vertici delle forze dell’ordine.
Sul palcoscenico dove si consumano ricatti e affari inconfessabili si agitano anche le sagome di personaggi dello spettacolo, come Sabina Beganovic, l’Ape regina che ha dichiarato eterno amore a Silvio Berlusconi.

Il Fatto Quotidiano: “Polizia violenta, vergogna italiana”. Il cesto e le mele marce. L’editoriale di Antonello Caporale:

Si chiamano forze dell’ordine, non del disordine. E l’uso delle armi, della forza fisica è consentito per far rispettare la legge quando essa è violata, non per violarla. Nella terribile sequenza visiva che lunedì sera Presadiretta ha illustrato su Rai 3 con la virtù del migliore giornalismo d’inchiesta, abbiamo avuto la prova di come questa elementare verità, fondamento della democrazia, risulti bugiarda. Assistere a poliziotti che manganellano con ferocia, e in alcuni casi portano la loro azione alla morte altrui, apre il registro della violenza di Stato che qui appare smisurata per la varietà e la vastità dei comportamenti di vera e propria sopraffazione. Eravamo abituati alle clip poliziesche sudamericane e invece ci ritroviamo, nel silenzio umiliante del governo e di quasi tutta la classe politica, a fare i conti con questo tipo di violenza domestica “legalizzata”. Certo che non si deve fare di una mela marcia tutto un cesto di frutta.

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Il Giornale: “Prime tasse di Renzi”. L’editoriale di Alessandro Sallusti:

Il ciclone Renzi sta terremotando la po­litica. Non è un male, si sentiva il biso­gno di uscire dall’immobilismo nel quale ci avevano portato Napolitano e Letta con l’aiuto di Alfano.Ma detto questo, quel che succede in politica conta zero se non provoca effetti benefici su noi cittadi­ni. Se a sinistra si ridistribuiscono seggiole e poltrone, se qualche ministro verrà manda­to a casa e sostituito da personaggi più gradi­ti, se insomma la novità resta chiusa all’in­terno della casta, un Renzi vale l’altro. E qui viene il sospetto che il nuovo capo del Pd, cioè l’azionista di maggioranza del gover­no, parli a volte bene e comunque molto, ma razzoli maluccio. Se oggi il governo ap­proverà, come previsto, la nuova ondata di tasse sulla casa, la stangata avrà un nome e cognome: Matteo Renzi. Già, perché solo lui potrebbe e dovrebbe porre un veto asso­luto: caro Letta, fermati o domani sei licen­ziato. E invece il giovane e loquace sindaco­segretario riformatore tace. Muto come un pesce. Facile porre aut-aut sulle unioni civi­li (cosa che interessa e riguarda pochi inti­mi), facile prendere per i fondelli il suo riva­le viceministro dell’Economia, Fassina, e costringerlo alle dimissioni. Andare a trova­re Be­rsani in ospedale dopo averlo rottama­to è addirittura banale.