Missioni militari troppo lunghe, ipocrita ruolo subalterno: Armaro e Nones chiedono chiarezza

Pubblicato il 12 ottobre 2018 11:46 | Ultimo aggiornamento: 12 ottobre 2018 11:46
Missioni militari troppo lunghe, ipocrita ruolo subalterno: Armaro e Nones

Missioni militari troppo lunghe, ipocrita ruolo subalterno: Armaro (nella foto con Colin Powell, a ds.) e Nones

Missioni militari all’estero: troppe, forse, alcune troppo lunghe, anche contro la volontà del Parlamento. E in un ipocrita ruolo subalterno, ambiguo, di supporto, in “un quadro edulcorato in cui gli altri sparano e noi no”. Andrea Armaro (esperto di esteri e difesa, portavoce di più ministri della Difesa ) e Michele Nones (consigliere per le politiche industriali militari di vari ministri e vice presidente dell’Istituto Affari Internazionali) invitano il Governo a una revisione dell’intera materia, “avendo come riferimento l’interesse nazionale e l’obiettivo di ottenere il massimo ritorno complessivo per il nostro Paese. Ne devono discendere corrette priorità e una partecipazione conseguente”.

In un articolo intitolato “Missioni senza fine”, pubblicato sul Messaggero di Roma, Armaro e Nones passano in rassegna le molteplici missioni internazionali in cui l’Italia è impegnata. Alcune sono “di recente avvio, altre di più lunga durata. Troppo lunga. Non c’è dubbio che, al momento dell’avvio, ognuna di queste missioni rispondeva a precisi indirizzi politici finalizzati alla difesa e sicurezza del nostro Paese”. Nel tempo, “anche grazie ai risultati ottenuti, la partecipazione ad alcune missioni ha visto diminuire la rilevanza iniziale, mentre altri nuovi fronti si sono aperti”. 

Servirebbe “una continua e attenta verifica dei nostri impegni internazionali”. Invece tutto procede con “una fortissima inerzia”.  Una volta iniziata, “la missione dura all’infinito. Su questa impostazione pesano le ragioni militari (anche legate alle esigenze addestrative e al finanziamento della manutenzione dei mezzi), ma pesa soprattutto l’assenza di una riflessione politico/strategico sul perché e, quindi, sul dove e come impegnarci”.

Colpisce anche il fatto che “la nostra partecipazione sia spesso limitata ad esclusive attività di supporto, come se, non svolgendo un ruolo militare attivo, le nostre responsabilità fossero in qualche modo alleggerite. Invece che dimostrare la necessità di una nostra partecipazione, Governi e Parlamento hanno preferito presentare al Paese un quadro edulcorato in cui gli altri sparano e noi no, salvo supportarli nel loro intervento.

Dulcis in fundo: “A volte persino alcune indicazioni del Parlamento non vengono rispettate – es.: ilrientro della batteria antimissilistica schierata in Turchia, il rientro dei nostri soldati dalla diga di Mosul, la diminuzione della presenza militare in Afghanistan ).

Il vertice politico deve finalmente rispondere.