Monti, elezioni, legge di stabilità, Champions League: la rassegna stampa

di Redazione Blitz
Pubblicato il 20 Dicembre 2012 9:29 | Ultimo aggiornamento: 20 Dicembre 2012 9:29

ROMA – Così Monti sarà in campo. Il Corriere della Sera: “Non si candiderà direttamente ma farà campagna elettorale in tv. La decisione è presa, come ha detto Casini dopo aver incontrato Mario Monti assieme agli altri centristi. Alle loro liste (Udc, Fli, Verso la Terza Repubblica), che al Senato diverranno una lista unica, il premier darà pieno sostegno in vista del voto che Napolitano ha indicato per il 24 febbraio.”

Alle urne il 24 febbraio con il sì di Napolitano. Monti vede i centristi. L’articolo a firma di M.Antonietta Calabrò:

“Il rinvio di ora in ora, fino alle 15 di ieri, dell’approdo del ddl stabilità nell’Aula del Senato, così come lo spostamento di un giorno, alla Camera, del voto sul decreto per dimezzare le firme e anche l’annuncio del rinvio della conferenza stampa di fine anno del premier Mario Monti, hanno alimentato per tutto il pomeriggio l’incertezza sulla data del voto. Poi la titolare del Viminale ha scritto a Napolitano, spiegandogli che, anche se la macchina elettorale potrebbe essere pronta per il 17 febbraio, sarebbe meglio votare una settimana dopo, vista «la complessità e delicatezza degli adempimenti tecnici connessi al voto degli italiani all’estero», recependo in parte le preoccupazioni espresse dal Pdl, e la situazione si è sbloccata. Lo scioglimento delle Camere avverrà a questo punto nel fine settimana, con il decreto del Presidente della Repubblica che sarà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale di lunedì, e sempre nel fine settimana dovrebbe esserci l’atteso discorso del premier Mario Monti sul suo futuro politico. «Tra sabato e domenica», ha pronosticato il ministro Andrea Riccardi, che ha partecipato insieme al leader di Italia Futura Luca Cordero di Montezemolo, al leader udc Pier Ferdinando Casini, al segretario dello stesso partito Lorenzo Cesa, ad un incontro nella sede del governo con Monti. Mentre Gianfranco Fini fa informalmente sapere che per ragioni di opportunità istituzionale, in quanto presidente della Camera ha evitato di essere presente. Al termine, Casini è il più esplicito: «In cuor suo ha deciso», dice. Ma poi, su richiesta del professore, corregge il tiro: «Deciderà».”

Il Professore già pronto per la campagna in tv. L’articolo a firma di Marco Galluzzo:

“Mentre i suoi uomini, la sua segreteria, il suo ufficio di gabinetto, i suoi collaboratori, partecipano in modo attivo alla formazione delle liste, o della lista, richiamando il principio che il Professore ha chiesto di osservare (massimo riserbo e meno politici possibili, un via libera di massima sui nomi decretato da lui stesso, quasi un’ultima parola), mentre succede tutto questo, con interlocutori come Casini, Montezemolo, Cesa, Olivero, Riccardi, lui, il presidente del Consiglio, quando può, quando ha tempo, scrive. La scrittura del programma, del manifesto, o per usare un lessico gradito a Palazzo Chigi, dell’agenda Monti per un Monti bis, è a buon punto. È la scrittura di una traccia che diventerà discorso, sabato o domenica, nella conferenza stampa di fine anno. Sono stati richiesti e sono arrivati anche contributi da parte dei ministeri, con qualche imprevisto: in alcuni casi gli elaborati degli uffici legislativi, tracce tecniche, giudicate di scarso valore, sono stati rispediti al mittente.”

Berlusconi: inutile il voto ai «leaderini». L’articolo a firma di Lorenzo Fuccaro:

“L’obiettivo di Silvio Berlusconi, tornato in campo perché «costretto dalla situazione che si è determinata», è quello di motivare gli elettori delusi che hanno ingrossato l’esercito degli astensionisti. «Avevo annunciato un passo indietro — dice — perché mi era stato chiesto dai partiti che avrebbero tenuto assieme tutti i moderati. Ma se l’Udc toglie una fetta di moderati allo schieramento i moderati diventano minoranza e il potere va alla sinistra». In realtà, aggiunge, «questo ricongiungimento non è avvenuto, quindi il mio partito mi ha chiesto di ricandidarmi, benché io avessi fatto un passo indietro ben felice di averlo fatto». Per il quarto giorno consecutivo l’ex premier va in televisione — ieri si è fatto intervistare a Pomeriggio5 su Canale 5 — per illustrare il suo programma elettorale, e oggi continuerà nel dialogo con il suo pubblico poiché sarà l’ospite di Radioanch’io su Radiouno. Il tono e le argomentazioni non si discostano dalla linea tenuta nelle precedenti esternazioni: mobilitare gli incerti invitandoli a non votare «i leaderini dei piccoli partiti con pochi voti che se anche arrivassero a Palazzo Chigi non avrebbero i numeri per fare niente». E quindi, ricorda, «è inutile votarli, meglio invece concentrare i consensi su grandi partiti, meglio ancora se su di un solo partito». E il motivo lo spiega così: «Se in Italia una sola forza politica non riuscirà ad avere la maggioranza assoluta non potrà provvedere a fare una riforma della Costituzione che adesso non consente ad esempio, al primo ministro di sostituire un ministro e di varare decreti legge. Se non si hanno questi poteri non si possono realizzare i programmi». Insomma, è l’esortazione del Cavaliere: «Quelli che hanno deciso di non votare devono ricredersi, andare ai seggi e dare la maggioranza a un partito».”

Attacco al premier, parte la strategia. L’articolo a firma di Paola Di Caro:

“Ma ce ne sarà anche per Monti: Berlusconi si prepara a contestare il ruolo di un premier che è anche leader di uno schieramento, anche se non sarà formalmente candidato. Ed è pronto a rilanciare il suo appello per il «voto utile», contro quei «partiti e partini», comprese le liste Monti, che non potrebbero mai «aspirare ad avere la maggioranza». In questo percorso, cruciale sarà l’accordo con la Lega e il patto in Lombardia: il Cavaliere ieri si è detto convinto che sia a un passo, che potrebbe essere siglato già domani nell’incontro programmato con Maroni. E ieri sera veniva confermata da qualche esponente del Pdl anche l’ipotesi che, pur di siglare l’intesa, si possa arrivare a una sorta di ticket tutto a trazione nordista tra Berlusconi e Tosi, esponente di quell’ala veneta che molto sta resistendo sull’accordo e che potrebbe così ammorbidire le posizioni. Il dubbio è allora che farà l’ala filo-montiana. Ieri, almeno per quanto riguarda i big del partito, è prevalsa la linea della permanenza nel Pdl. «Se Monti avesse almeno provato a farci una proposta pubblica, le cose sarebbero state diverse. Ma così…», confessa uno di loro. Ma l’eventuale spostamento del baricentro troppo sulla Lega potrebbe creare seri problemi, accelerando il distacco di personalità come Mauro e Frattini e rendendo problematica la convivenza con Formigoni, ma non solo: «La voglio vedere — dice un big del partito — la campagna elettorale da Roma in giù…».”

Brogli, raggiri e residenze fasulle. Ma la legge sul voto all’estero non cambia. L’articolo a firma di Gian Antonio Stella:

“Racconta il senatore Claudio Micheloni, da mezzo secolo in Svizzera, che a un certo punto parevano tutti d’accordo sulla necessità di cambiare almeno i punti più scabrosi della legge del 2001 che attuando l’articolo 48 della Costituzione, assegnò alle nostre comunità estere 12 deputati e 6 senatori divisi in 4 immense circoscrizioni planetarie. E i ritocchi, di buon senso, passarono all’unanimità. Poi, però, si sono impantanati. Il grande sogno di Mirko Tremaglia, che per decenni aveva girato il mondo promettendo a veneti e calabresi, pugliesi e romagnoli che avrebbero potuto dire la loro in Parlamento, è stato via via travolto da episodi sconcertanti. Come il peso abnorme sui destini del governo Prodi dell’italo-argentino Luigi Pallaro che si presentò dicendo «chiunque vinca, io starò con l’esecutivo» e per mesi tenne tutti col fiato sospeso: «C’è Pallaro? Il governo regge o va sotto?». O l’ingresso a Palazzo Madama di uomini come il ricco Juan Esteban Caselli, detto «El obispo», il vescovo, assai discusso per i suoi rapporti coi militari ai tempi della dittatura di Videla e coinvolto dal ministro dell’Economia Domingo Cavallo nelle accuse di traffico di armi e altre faccende finite al centro del giornalismo d’inchiesta di Buenos Aires.”

Stabilità, l’ultimo assalto. Spese per 15 miliardi Regioni, più Irpef e Irap. L’articolo a firma di Mario Sensini:

“E c’è anche qualche aumento delle tasse, almeno potenziale. Il Senato, infatti, ha deciso di allentare alcuni vincoli fiscali cui sarebbero state sottoposte le Regioni nel 2013. L’aumento dell’addizionale Irpef sulle persone fisiche oltre lo 0,5% sarebbe stato possibile solo per quelle che non avessero anche aumentato l’Irap sulle imprese. Invece nel 2013 potranno alzare tutte e due le imposte. Sempre nel 2013 era prevista la possibilità per le Regioni di esentare il pagamento di una parte delle addizionali (quella eccedente lo 0,5%) i redditi bassi, e di tener conto del quoziente familiare nel calcolo dell’imposta. Se ne parlerà, in entrambi i casi, solo nel 2015. Il rischio di un aumento generalizzato delle tasse regionali è remoto, perché il tetto di spesa del Patto non consentirebbe alle Regioni di utilizzare il maggior gettito, ma la porta, è aperta, almeno per quelle che avranno necessità di far quadrare i conti e ridurre il disavanzo.”

Rete energetica fuori uso. Il vero incubo per l’Italia. L’articolo a firma di Massimo Sideri:

“Tutto questo non risponde in verità alla domanda chiave: un attacco come quello del malware scoperto ieri sarebbe possibile? Il virus in questione è abbastanza grezzo: opera su ambiente Windows causando il cosiddetto whiting dello storage (ha cancellato a fondo tutte le informazioni memorizzate dell’11-12-13 dicembre e il perché di queste date è un mistero). In realtà l’Italia è considerato un Paese protetto. La normativa Pisanu era intervenuta già nel 2005, in anticipo sulle richieste di Bruxelles. Dal 2009 la Polizia postale ha istituito il Cnaipic che monitora 24 ore su 24 proprio le infrastrutture critiche e il cui lavoro è tentare l’effetto che, in gergo, è chiamato zero-days: reagire immediatamente. Come gli altri gruppi anche l’Enel ha pagato tempo fa degli hacker per tentare di «bucare» il proprio sistema, nella migliore tradizione hollywoodiana. Ma la verità è che il malware, per quanto evoluto, entra generalmente dalla porta. Il virus di ieri si è diffuso con le email. Stuxnet, il fratello maggiore ben più dannoso che aveva attaccato le centrali nucleari iraniane, interveniva sui sistemi di gestione Siemens impedendo alle turbine di arricchire l’uranio. Nulla è dimostrabile ma pare che Stuxnet sia stato portato da un tecnico in Iran dopo un viaggio in Germania, sostanzialmente come i monaci portarono i bachi da seta dalla Cina: dentro una chiavetta Usb. Per ora i virus arrivano veicolati dagli uomini e puzzano di servizi segreti. Ps, inutile dire che domani, 21-12-2012, sono attesi altri attacchi. “

Pericolo Spagna. L’articolo a firma di Paolo Tomaselli:

“Dura due mesi, anche di più, e ha tutto il fascino di una nuova storia che inizia. Il giorno del sorteggio per la (doppia) partita più lunga dell’anno, gli ottavi di finale di Champions League, è arrivato: a Nyon nella sede della Uefa Juventus e Milan conosceranno il loro avversario per la campagna d’Europa, che ricomincia a metà febbraio in un contesto (condizione, risultati, uomini a disposizione) che spesso è molto differente da quello di oggi. Juventus e Milan, rispettivamente prima e seconda nei loro gironi, non si possono (per adesso) scontrare tra di loro e partono da due posizioni distanti, con un solo punto in comune: il pericolo spagnolo, ovvero Barcellona per i rossoneri e Real Madrid per i campioni d’Italia.”

Via alla lista Montezemolo ora la caccia ai candidati. L’articolo de La Stampa a firma di Mattia Feltri:

“La discesa in campo di Luca Cordero di Montezemolo – secondo un processo estremamente laborioso – ha segnato ieri un altro passetto: è cominciata la raccolta delle firme. O meglio, delle pre-firme, apponibili da mezzogiorno sul sito puoicontarci.org. In pratica, una dichiarazione di disponibilità a sottoscrivere la lista, quando sarà il momento giusto. Il preliminare, dicono dallo staff di Italia Futura (la fondazione di Montezemolo, mentre la lista dovrebbe chiamarsi IF-Verso la Terza Repubblica ), è andato benone: «In poche ore abbiamo raccolto centinaia e centinaia di adesioni». Non si è riscontrato altrettanto entusiasmo attorno alle candidature che sarebbero «in alto mare», secondo la prudenza classica e granitica dei montezemoliani. Ma non è così vero. E infatti nella giornata di martedì si era sparsa la voce, e peraltro sparsa da persone particolarmente bene informate – che ieri il leader di Italia Futura avrebbe tenuto una conferenza stampa attraverso la quale far conoscere i primi nomi eccellenti, le mosse immediate, le intese con i compagni di cordata (o quel che sarà) e con il presidente del Consiglio, Mario Monti. La voce è però stata smentita ieri da alcuni fra i collaboratori di Montezemolo.”

Ancora una volta è Barack Obama la persona dell’anno. L’articolo a firma di Paolo Mastrolilli:

“Il fascino dell’imperfezione: molto umana e comune, ma perciò capace di ispirare le persone al sogno di migliorarsi. Sta qui la ragione che ha spinto Time a scegliere Barack Obama come persona dell’anno nel 2012, dopo averlo già fatto nel 2008. «Era facile – ha detto il presidente al settimanale – pensare che il 2008 fosse l’anomalia. Il 2012 è stato l’indicazione che no, non lo è. Abbiamo passato un periodo molto difficile. Gli americani sono giustamente frustrati per la lentezza del cambiamento, l’economia è ancora debole, e il presidente che abbiamo eletto è imperfetto. Eppure, nonostante tutto ciò, questo è quanto vogliamo essere. Ed è una buona cosa». Time poteva fare scelte più nuove. Al secondo posto c’è Malala Yousafzai, quindicenne pakistana colpita alla testa dai talebani perché sfidava la regola che le bambine non devono studiare. Dal 16 ottobre è ricoverata al Queen Elizabeth Hospital di Birmingham, dove una placca di titanio protegge il suo cervello, in attesa che i chirughi possano riattaccare la parte del cranio lesa dai proiettili. Eppure Malala è già attiva, parla al telefono con le sostenitrici in Pakistan, e nel suo nome sono stati creati fondi che potrà usare per finanziare l’istruzione degli emarginati. Già si parla di lei come candidata al Nobel per la Pace. Tra i finalisti c’erano il leader della Apple dopo Jobs, Tim Cook; il presidente Morsi, che guida tra polemiche e violenze l’Egitto nato dalla «Primavera araba»; l’italiana Fabiola Gianotti, per gli studi al Cern. Time ha preferito Obama, «per aver trovato e forgiato una nuova maggioranza, e aver cercato, tra grandi avversità, di creare una unione più perfetta». L’America sta cambiando sul piano sociale e demografico, e Barack è «l’architetto» della svolta storica.”

Il Paese delle donne e dei super-anziani. L’articolo a firma di Raffaello Masci:

“Un paese di stranieri e di vecchie signore. Potremmo definire così con una battuta – l’Italia che emerge dai dati sul censimento della popolazione avvenuto un anno fa. In effetti sono gli stranieri gli unici ad aumentare e di molto. Rispetto a dieci anni fa – ai tempi del precedente censimento – sono triplicati, superando la soglia dei 4 milioni (4.029.145), mentre gli italiani sono diminuiti di 250 mila unità. In sostanza se non ci fossero gli stranieri, la popolazione italiana sarebbe inferiore a quanto era nel 2001. Tre stranieri su quattro sono concentrati nelle regioni settentrionali, specialmente in Lombardia e Veneto. Se queste regioni sono quelle in cui si sono verificati più fenomeni di intolleranza e xenofobia, ora si capisce perché (anche se questo non giustifica nessuno, beninteso). Questi stranieri, peraltro, stanno qui per restarci e diventare italiani a tutti gli effetti, anche perché sono giovani e vogliono emergere: l’età media supera di poco i 31 anni.”