Monti, Tremonti e i troppi conti, così il Governo confonde il 2013 col 2018

Pubblicato il 14 Giugno 2012 10:11 | Ultimo aggiornamento: 14 Giugno 2012 11:16

Oggi dovremmo essere di buon umore: “Monti incassa il sostegno di Berlino” dove ritira anche un premio (Stampa), non solo, “ha anche incassato le lodi del ministro delle Finanze tedesco, Schäuble”, con queste parole: “L’uomo giusto al posto giusto, all’Europa serve un’Italia forte”. “A Berlino elogio dell’Italia” (Messaggero). Peccato che nessuno gli creda perché, al contrario di quanto sperato, “volano al 3,79% i tassi dei BoT annuali”  per Repubblica e al 3,97 per il Sole 24 Ore e lo spread resta intorno a quota 470 (la mattina del 14 giugno, oggi, aprirà a 480),  130 punti sopra la soglia dei 340 che un paio di mesi fa Mario Monti aveva indicato come il “confine” di sicurezza.

Monti intanto ha avuto una folgorazione: “Pronti a cedere proprietà pubbliche” (Sole 24 Ore), anzi, di più, c’è un “Piano di Monti per le cessioni. In vendita immobili e partecipazioni di Comuni e Regioni” (Corriere della Sera). Precisiamo: “Il piano di Monti: fondi immobiliari e mobiliari per cedere proprietà degli enti locali” (Stampa), “Maxi-vendita di beni pubblici (Mattino): “Non solo non escludiamo la cessione dei beni pubblici, ma la stiamo preparando. Il riferimento è a servizi e municipalizzate”. (Stampa). Mica una cosa così, tanto per dire: è (Corriere della Sera) “il piano di cessioni del premier Monti per evitare una nuova manovra economica”. Repubblica riporta un’altra frase storica pronunciata ieri da Monti: “Parte l’operazione crescita”.

Crescita o no, il Secolo XIX rincara la dose, ma quella della purga: sono in arrivo ticket e super ticket, fino a 200 euro per un ricovero.

Tutto questo fa piacere, non c’è dubbio. Ma un dubbio viene, quello di essere portati per il naso, da Monti e dai giornali che riferiscono senza spirito critico. Possibile che nessuno ricordi che le dismissioni dei beni pubblici locali sia stata chiesta, nello scorso agosto, dalla Bce al Governo italiano, allora impropriamente guidato da Silvio Berlusconi, in una lista di priorità che poi si è scoperto essere stata redatta proprio dentro palazzo Chigi? Se c’è una cosa da dire è che siamo in ritardo di parecchi mesi e che il piano, avviato ai tempi del tanto deprecato Giulio Tremonti, che finiremo un giorno per rimpiangere, è rimasto lì tutto questo tempo forse perché Monti non aveva ancora avuto tempo di guardare, tra viaggi in Cina e dibattiti planetari e lettere ai giornali.

Possibile che in Italia nessuno ricordi mai nulla? Solo il Manifesto: “Monti in stile Tremonti: vuole eurobond a Berlino e privatizzazioni in patria”.

Non lo ricorda nemmeno il Giornale dei Berlusconi, che, nella foga della nuova polemica anti Monti, si limita a dire che “promette di vendere il patrimonio pubblico”:  anche qui colpisce e ferisce la voglia di non dire mai la verità. Come può andare bene un Paese dove il Governo subentrante non riconosce la continuità della azione amministrativa e dove il Governo uscito non riconosce la paternità delle cose fatte? Viviamo di colpi di bacchetta magica, di colpi di mano di colpi di incasso: ma già la parola incassare, oggi usata da due dei maggiori quotidiani, ha in sé un suono volgare, da stangata, da beccate questa, come negli anni ’70: “E intanto t’accuntento con questa canzuncella…” (Alunni del Sole).

Il Giornale dà anche di quanto accaduto a Berlino una versione un po’ differente da quelle esposte sopra: “Monti bacchettato per i tagli insufficienti. Ricattati con lo spread, L’Europa ci minaccia”.

Come poi sarà fatta la privatizzazione è un altro film. Quel poco che si capisce mettendo assieme Repubblica, Corriere della Sera e Sole 24 Ore è che attueranno un’idea già ventilata nelle prime settimane del Governo Monti, di attingere alla ricchezza della cassa Depositi e Prestiti (un po’ come è stato previsto per Snam) in modo da migliorare subito i conti pubblici, mentre Cdp, ancorché pubblica, non entrerebbe nel perimetro. Può essere una strada buona per tamponare e evitare di svendere e al tempo stesso tenere un controllo sovrano su una operazione che altrimenti finirebbe per arricchire solo le banche americane che si stanno strozzando.  Poi ci sarà da vedere quella che i manuali chiamano “execution”, cioè come si svolgerà nella pratica il seguito della operazione.

Solo il Fatto Quotidiano coglie un altro aspetto fastidioso dell’atteggiamento del Governo Monti: “I nostri politici si consolano: tutta colpa della Germania”.  La tesi tedesca è riportata da Stefano Feltri, nelle parole proprio del ministro Wolfgang Schauble: “I bassi tassi di interesse che abbiamo avuto in tutti i paesi europei dopo l’introduzione della moneta comune e fino alla crisi dei subprime statunitensi hanno contribuito a far sì che alcuni Paesi europei abbiano rimosso la necessità di assicurare la competitività attraverso costanti riforme strutturali” e quindi,  conclude Feltri, è giusto che oggi paghino il conto della loro pigrizia”.

Franco Venturini, sul Corriere della Sera, inquadra poi la materia in un quadro più ampio e inquietante “Mentre le sirene d’allarme suonano per Grecia e Spagna e si fanno sentire anche da noi, sarebbe miope non capire che la vera battaglia per l’euro e per l’Europa si combatte altrove”.

Altro esempio di come vanno le cose è nel decreto “anticorruzione”, passato alla Camera con 3 voti di fiducia e oggi al Senato. C’è subito polemica sull’articolo 10 del provvedimento, “che dispone l’impossibilità di candidare per Senato e Camera e per il Parlamento europeo chi ha una condanna definitiva”. (Sole 24 Ore): “Ma è proprio su questa norma che si scatena la polemica politica: Idv (che ha votato contro) e Fli (che non ha partecipato al voto) sostengono che la norma entrerebbe in vigore non nella prossima legislatura ma solo dal 2018. Il governo però si impegna a «legiferare subito» per evitare il ritardo nell’entrata in vigore”. Perché c’è anche da dire che, forse per ragioni tecniche, non sono stati in grado di produrre una legge già bell’e pronta, ma solo una legge che delega al Governo di fare la legge.

Il Fatto non ha mediazioni: “L’ultima beffa: condannati ineleggibili. Ma dal 2018”. Il Corriere della Sera concorda: “Solo dal 2018” e anche Repubblica concorda: “Scatta solo dal 2018”, ma, come una turista svizzera e non come competente in materia “il ministro [assicura]: la anticiperemo al 2013”.  Stampa: “Condannati incandidabili. Idv e Fli: solo nel 2018 Il governo: no, da subito”.

Continua la polemica sul comma Ruby o il comma Penati (Giornale, Libero), ma Luigi Ferrarella, sul Corriere della Sera, ci rassicura: “Quelle regole non salvano né Penati né Berlusconi”.

Sembrano esserci rimaste due certezze: i tagli di Bondi e la Nazionale.

Bondi, ci informa Repubblica, “taglierà per 5 miliardi scorte, sanità e consulenze”.

La Nazionale stasera alle 18 incontra la Croazia a Poznan, in Polonia e, ci assicura perentoria la Gazzetta dello Sport, “può solo vincere”.