Mosca, l’affollata solitudine dello Zar Gentiloni

di Redazione Blitz
Pubblicato il 13 Maggio 2015 8:27 | Ultimo aggiornamento: 13 Maggio 2015 8:27
Paolo Gentiloni

Paolo Gentiloni

ROMA – “Quando Vladimir Putin – scrive Paolo Valentino del Corriere della Sera – scende dal palco sulla piazza Rossa e la attraversa, per andare sotto le mura del Cremlino a deporre una corona di fiori sulla tomba del milite ignoto, due sole figure lo affiancano, camminando con lui. A destra il ministro della Difesa, Sergei Shoigu, a sinistra l’Ammiraglio di squadra Viktor Chirkov, capo della Marina. Nulla è per caso nell’iconografia putiniana: un secolo e mezzo fa, fu il suo Zar prediletto, Alessandro III, a dire che la Russia ha due soli alleati, il suo esercito e la sua flotta”.

Scrive Paolo Valentino: È un’affollata solitudine, quella di Putin nel giorno in cui celebra i 70 anni della vittoria nella Grande guerra patriottica. Da Vladivostok a San Pietroburgo, il popolo russo ha risposto con passione e orgoglio al suo appello. La capitale è in festa, bagnata di folla e di commozione.
Ma lì, sulla tribuna dei potenti, lo Zar può misurare la sua solitudine nel mondo. Seduti al suo fianco, da un lato il presidente cinese Xi Jiping, dall’altro l’eterno Nursultan Nazarbaev, il leader kazako che entrò nel Politburo dell’Unione Sovietica sotto Leonid Breznev. È il signore dell’impero di mezzo l’unico, vero fregio da capo di una Superpotenza che Vladimir Vladimirovich può ostentare. Un fregio, quello cinese, del quale probabilmente Putin farebbe volentieri a meno. Il resto degli ospiti, tranne sparute e relative eccezioni come l’indiano Modi, il sudafricano Zuma e il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, compone, con tutto il rispetto, una schiera di comprimari (…). Unico ministro degli Esteri del G7 insieme al francese Laurent Fabius presente a Mosca, Paolo Gentiloni risponde indirettamente all’ex presidente del Consiglio. Il capo della Farnesina arriva in mattinata e non assiste alla parata militare, ma è presente alla deposizione dei fiori al monumento al milite ignoto: «Era giusto e doveroso per l’Italia esserci per onorare la memoria dell’impegno della Russia, visto il suo contributo nella guerra di liberazione dell’Europa dal nazifascismo, in termini militari e di vittime, con oltre 20 milioni di morti. Al tempo stesso però era giusto che le forme della partecipazione tenessero conto di quanto accaduto: l’annessione della Crimea, che rimane inaccettabile, le pressioni sull’Ucraina».
Così il nostro Paese fa un gesto che «non cancella la Storia, ma tiene il punto politico». Quindi, conclude Gentiloni, «la discussione sulle assenze non ha motivo di esistere poiché la nostra presenza è significativa». Quanto alla scelta diversa della cancelliera tedesca Angela Merkel, che ha ritardato di un giorno l’arrivo a Mosca e oggi insieme a Putin renderà omaggio ai caduti, il ministro si limita a definirla «legittima».
Resta l’affollata solitudine dello Zar, l’inutile affronto di un Occidente che ha finito per punire la memoria, cioè l’identità profonda di un Paese, il rischio che le assenze dei suoi leader principali finiscano per convincere erroneamente Vladimir Putin che Zar Alessandro avesse proprio ragione.