Mutilazioni genitali alle due figlie: arrestati coniugi nigeriani a Perugia

di Redazione Blitz
Pubblicato il 8 agosto 2014 10:32 | Ultimo aggiornamento: 8 agosto 2014 10:32
(foto d'archivio)

(foto d’archivio)

ROMA – “L’orrore dell’infibulazione, una mutilazione dei genitali – scrive Luca Benedetti del Messaggero – inchioda al dolore, all’assurdo e a un feroce segno indelebile, due bimbe nigeriane di quattro e dieci anni. Per quella terribile pratica sono finiti agli arresti domiciliari, alle porte di Perugia, i genitori”.

L’articolo completo:

Li hanno arrestati i carabinieri del comando provinciale dopo che un medico di una Asl fuori regione, durante una normale visita, si è accorto delle orribili mutilazioni sul corpo delle bimbe.

LA SPIEGAZIONE

«Lo abbiamo fatto durante un viaggio in Nigeria», avrebbero detto marito e moglie agli investigatori. Ma l’indagine non è chiusa con gli arresti domiciliari e l’accusa di lesioni personali aggravate. Le bimbe sono nate in Italia e secondo quanto spiegato dagli investigatori, la famiglia è perfettamente integrata nella cittadina umbra in cui risiede. L’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore perugino Massimo Casucci sta ancora cercando di delineare i contorni della vicenda. I genitori ai domiciliari rischiano dai quattro ai dodici anni di carcere. Infatti la legge numero sette del 9 gennaio del 2006, hanno ricordato gli stessi investigatori, ha introdotto un articolo specifico per le pratiche di mutilazioni degli organi genitali femminili, prevedendo la reclusione «da quattro a 12 anni per chiunque la cagiona in assenza di esigenze terapeutiche». Secondo gli investigatori, guidati dal colonnello Angelo Cuneo, i genitori nigeriani sono «sicuramente soggetti a condizionamento geografico-culturale». Tra i particolari ancora da chiarire quando sia stata praticata l’infibulazione anche se le prime parole dei genitori sembrano escludere complicità italiane.

L’ESPERTO

«L’infibulazione è la peggior forma di mutilazione del corpo femminile», spiega Saverio Arena, ginecologo dell’ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia. La donna viene generalmente sottoposta alla pratica «da piccola e poi così presentata al futuro marito». «Il danno è una forte menomazione- spiega Arena – e a essa si associa una grande compromissione della sensazione di piacere». «Pur non essendo ritenuta necessaria dal Corano – aggiunge il dottor Arena – è una pratica diffusa nei Paesi islamici. La maggiore incidenza è riportata in Somalia, Eritrea, parte meridionale dell’Egitto, Senegal. Consiste nell’amputazione dei genitali femminili ma se ne riconoscono quattro differenti modalità di intervento, che vanno dalla circoncisione alla forma completa».

LA CONVENZIONE

Il 20 dicembre 2012 l’assemblea generale dell’Onu ha adottato la risoluzione di messa al bando universale delle mutilazioni genitali femminili, depositata dal gruppo dei Paesi africani e in seguito sponsorizzata dai due terzi degli stati membri delle Nazioni Unite. Il 7 aprile del 2011 il Comitato dei ministri del consiglio d’Europa aveva già approvato la convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica, convenzione che comprende, tra le pratiche fuorilegge, anche l’infibulazione. Sul caso di Perugia interviene l’onorevole Deborah Bergamini, responsabile comunicazione di Forza Italia. «L’incredibile e drammatica vicenda – dice l’onorevole Bergamini- deve essere per tutti un monito a tenere alta l’attenzione sul rispetto dei diritti umani anche nelle democrazie più avanzate. Pochi giorni fa abbiamo celebrato – ha aggiunto – l’entrata in vigore della Convenzione di Istanbul. Non sono mancate le solite voci discordanti che ci accusavano di occuparci di tematiche non urgenti. Purtroppo la realtà ci ha dato ragione».