Napoli, ospedale Cardarelli: lettini nei corridoi, un bagno per 40 persone

di Redazione Blitz
Pubblicato il 20 febbraio 2015 12:15 | Ultimo aggiornamento: 20 febbraio 2015 12:15
Napoli, ospedale Cardarelli: lettini nei corridoi, un bagno per 40 persone

Napoli, ospedale Cardarelli: lettini nei corridoi, un bagno per 40 persone

NAPOLI – Lettini ovunque, nei corridoi e fino all’ascensore. Ogni bagno serve 20 pazienti e rispettivi parenti: quindi almeno 40 persone. Niente privacy, scarsa igiene. E’ l’ospedale Cardarelli di Napoli, secondo l’articolo-denuncia di Conchita Sannino su Repubblica. Uno scenario che parla da solo:

L’assedio parte già dall’atrio. Le 13 di ieri, nell’azienda ospedaliera del Meridione, versante nord, padiglione delle emergenze, quarto piano. Le porte si aprono sul reparto di Medicina d’urgenza: ma quello che si srotola sotto gli occhi è un altro tempo, un altro mondo. Dove qualcuno si limita prosaicamente a sognare, dal suo letto: “Se a marzo, Papa Francesco vuole incontrare gli ammalati nella sua giornata napoletana, è in questo casino che deve venire, qui trova la sofferenza e la fine dei diritti”. Diciotto barelle, le prime addossate proprio a due centimetri dalle porte metalliche degli ascensori.

Già il vestibolo è ridotto a un accampamento. Ti spingi oltre e il panorama si fa agghiacciante: ancora lettighe, incolonnate lungo l’intero corridoio (per la cronaca: erano venti, due giorni fa; ventitré una settimana fa. E magari domani saranno di nuovo ventidue o ventiquattro). Dalla hall una catena di lettini volanti, quasi tutti collegati a bombole di ossigeno e tutti “presidiati” da familiari che nessuno osa cacciare via, anche perché non vi sarebbe modo di tutelare quei pazienti, né di capire se cadono o si fanno male e magari muoiono come accaduto in passato («E chi se la prende la responsabilità: ormai i parenti sono autorizzati a starci sempre», ti racconta un infermiere»).

Niente privacy, l’igiene lascia a desiderare:

Pazienti in totale promiscuità. Uomini e donne. Molti seminudi. Senza spazi. Senza servizi. Raggelante una scena: in mezzo al corridoio, una donna completamente curva e nascosta sotto un grande lenzuolo, tenuto ai due lembi da altre due donne, pulisce in profondità le parti intime di una paziente: che, altrimenti, sarebbe esposta alla vista di chi passa. Malati senza quiete intorno e senza buio, né di notte, né di giorno. Per tavolino, la bombola d’ossigeno su cui poggiare acqua, bevande, fazzolettini. Per bagno, un unico servizio che dovrebbe servire per almeno 40 persone (non solo i venti malati sulle barelle ma anche i rispettivi familiari). Anche perché i bagni interni alle stanze sono spesso “vietati” dagli altri ammalati titolari di posto letto.

 Un paziente visitato ogni 2 minuti:

Dovrebbero essere trenta, i pazienti nei rispettivi letti di degenza, in Medicina d’urgenza. Invece diventano 60, i malati, tra l’invasione di barelle e postazioni di cosiddetta “breve degenza”. Se c’è un luogo che simboleggia l’assuefazione di Napoli al suo peggio, e insieme il suo strenuo istinto a sopravvivere, questo è il Cardarelli. Ovvero, dal dossier dell’associazione primari Anpo: indice di occupazione globale che è salito dal 119 per cento del 2013, al 123,3 per cento del 2014. Con 172mila accessi nell’ultimo anno e il record di un paziente visto (visto?) ogni 120 secondi.