Nella classe di soli stranieri. “Facciamo lezione a gesti”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 17 Settembre 2015 9:14 | Ultimo aggiornamento: 17 Settembre 2015 9:14
(foto Ansa)

(foto Ansa)

ROMA – “Dietro ai banchi – scrive Maria Sorbi del Giornale – ci sono bambini egiziani (la maggior parte), moldavi, cingalesi, cinesi, marocchini. L’unica italiana in classe è la maestra.  Benvenuti nella scuola elementare di via Paravia, zona San Siro, dove la I A non è più solo mista ma conta solo extracomunitari”.

L’articolo di Maria Sorbi:  La novità di quest’anno è che parecchi sono arrivati in Italia da pochi mesi, da poche settimane e non parlano davvero mezza parola di italiano. Sanno dire solo «ciao». Fino a qualche tempo fa invece i bambini stranieri erano comunque nati in Italia e quasi tutti avevano già frequentato la scuola materna. Ora invece niente.

Ed ecco che le maestre devono reinventarsi il metodo di insegnamento. «Usiamo il metodo dei mimi – spiega un’insegnante – Durante i primi giorni, già solo per far capire ai bambini quando devono sedersi o alzarsi mimiamo il “su“ e il “giù“. E poi ci aiutiamo con le immagini, per arrivare poi a insegnare l’alfabeto figurato e applicare il metodo tradizionale, come in una prima elementare qualunque». Ovviamente i tempi di apprendimento sono un po’ più lenti. «Noi cerchiamo di fare il possibile e di gettare delle buone basi. Certo, se questi bambini fossero distribuiti in classi con la maggioranza di alunni italiani, sarebbe tutto più facile anche per loro» (…) I figli egiziani delle famiglie più facoltose si iscrivono alla scuola araba «Nagib Mahfuz», a pochi metri da via Paravia. Tanti altri stranieri stanno iniziando a confluire all’istituto Cadorna di via Dolci. Che da parecchi è ritenuto «il nuovo caso Paravia», dove tra qualche anno gli alunni extra comunitari saranno più di quelli italiani. «Però – fanno notare in via Paravia – nell’istituto di via Dolci – gli stranieri vengono distribuiti nelle classi italiane e suddivisi in piccoli gruppi. Questo rende più facile l’inserimento». E poi ci sono i genitori. I papà, per questioni di lavoro, parlano un po’ di italiano. Le mamme no. Spesso nemmeno una parola. Per questo sono già partite le iscrizioni ai corsi per adulti. Ma l’alfabetizzazione non è sufficiente (…).