Niente contributi, imprenditore in carcere. Debora Alberici, Italia Oggi

di Redazione Blitz
Pubblicato il 17 giugno 2015 9:32 | Ultimo aggiornamento: 17 giugno 2015 9:32
(foto d'archivio)

(foto d’archivio)

ROMA – “Sconta il carcere che non può essere convertito in pena pecuniaria – scrive e racconta Debora Alberici di Italia Oggi – l’imprenditore accusato di omissione contributiva che non versa tutte le rate concordate nel piano di rientro con l’Inps”.

L’articolo di Debora Alberici: Lo ha sancito la Cassazione che, con la sentenza n. 24900 di ieri, ha reso definitiva la condanna inflitta a un imprenditore di Milano, che aveva omesso il regolare versamento dei contributi, per un totale di 3 mila euro.  L’uomo aveva rateizzato il suo debito ma alla fine erano risultate mancanti alcune tranche. Per questo era stato condannato alla reclusione, nonostante la domanda della difesa di ottenere la conversione della pena detentiva in quella pecuniaria. La tesi del legale non ha fatto breccia neppure in Cassazione. Infatti, la terza sezione penale ha respinto il ricorso sottolineando che l’omissione contributiva dell’imputato, già di per sé di non scarsa rilevanza, è parte di una situazione più ampia di debito verso l’Inps e il piano di rateizzazione per sanare la sua posizione non era completato alla data dell’udienza dibattimentale, nella quale si era dato atto del fatto che l’ultimo versamento risaliva al agosto 2010 e che perdurava un residuo dovuto; e ciò senza che la difesa abbia puntualmente contestato la permanenza del debito neanche con il ricorso per cassazione. Del tutto generiche risultano, poi, le deduzioni difensive circa un preteso stato di crisi economico-finanziaria della società, perché esclusivamente basate sull’intervenuto fallimento, dichiarato non nell’immediatezza, ma addirittura circa sei anni dopo rispetto alla commissione del reato (…).