“Il no alla riforma elettorale è un no a Monti”: Stefano Folli sul Sole 24 Ore

Pubblicato il 5 Dicembre 2012 15:24 | Ultimo aggiornamento: 5 Dicembre 2012 15:48
Il presidente del Consiglio, Mario Monti (Foto Lapresse)

Il presidente del Consiglio, Mario Monti (Foto Lapresse)

ROMA – Il no alla riforma elettorale, con il sì implicito al vecchio Porcellum tanto vituperato, è anche un no a Mario Monti e al suo governo tecnico: se si salva il Porcellum, scrive Stefano Folli sul Sole 24 Ore, non ha più senso tenere in piedi il governo tecnico.

Folli sottolinea come nessuno, nemmeno Silvio Berlusconi, vuole assumersi la responsabilità esplicita di affossare la riforma spesso invocata anche dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

Eppure secondo Folli è proprio lo scenario che si sta preparando.

 “Siamo alle ultime settimane della legislatura e su questo sembrano esserci pochi dubbi. A parte l’indispensabile legge di stabilità e un paio di decreti da convertire, il Parlamento sembra ormai esausto. Mai come oggi l’agonia, peraltro quasi conclusa, della legge elettorale acquista un sinistro valore simbolico. 

Nessuno, nemmeno Berlusconi, vorrebbe assumersi in prima battuta la responsabilità esplicita di affossare quella riforma che il Quirinale ha più volte invocato. Ma siamo di fronte proprio a questo scenario. Siamo a un passo dal votare con il vecchio “Porcellum” e non tutti ne saranno dispiaciuti: non il Pd bersaniano che si prepara a vincere nelle urne; ma neanche – strano a dirsi – il padre-fondatore del Pdl che è consapevole di andare a perdere e nonostante ciò si è affrettato a tagliare la strada a qualsiasi trattativa. La verità è che c’è una logica nel caos, anche se non è sempre facile intravederla. Come in un perverso gioco del domino, ogni mossa porta a un’altra, ogni pedina che cade ne travolge una vicina.

Nel partito berlusconiano il fronte della riforma, sensibile ai richiami di Napolitano, è ormai perdente, ma è lo stesso che guarda a Monti per ritrovare l’equilibrio che il centrodestra ha perso e che non può ritrovare con l’ultima raffica di Berlusconi. Del resto riforma vuol dire (o voleva dire) attenuazione del bipolarismo, maggiore spazio ai movimenti centristi vecchi e nuovi, raccordo con i Popolari europei e quindi anche con le posizioni di Angela Merkel. Una linea i cui contorni generali erano ben riassunti nella recente lettera del presidente del Senato Schifani al “Sole 24 Ore”.

Affossare la riforma, vuol dire perseguire obiettivi opposti. Se Berlusconi rovescia il tavolo, ripetendo lo schema della Bicamerale nel 1998, non si limita a cancellare la legge, ma prepara l’epilogo del governo Monti e della legislatura (…).