“Non pagate le tasse”: piccoli imprenditori invitati al ravvedimento operoso

di Redazione Blitz
Pubblicato il 1 febbraio 2014 10:02 | Ultimo aggiornamento: 1 febbraio 2014 10:03

"Non pagate le tasse", i piccoli imprenditori invitati a ricorrere al ravvedimento operosoROMA – “Basta con le ingerenze italiane. Non ne possiamo più, ci siamo rotti i coglioni”, dice Carlo Sandrin, coordinatore del Tea Party Veneto che ha lanciato la nuova versione della rivolta fiscale: non pagare le tasse e poi ricorrere al ravvedimento operoso.

Togliere l’acqua allo Stato centrale per metterlo a secco e costringerlo a ridurre le spese, anche licenziando i dipendenti pubblici. L’obiettivo è non far affluire a Roma 60 milioni di tasse l’anno. Una disobbedienza fiscale che riporta alle parole d’ordine della Liga Veneta d’antan.

Scrive Roberto Mania su Repubblica:

Sandrin parla dagli Stati Uniti dove ha incontrato anche i rappresentanti dell’originale Tea Party (Taxed enough already, cioè già abbastanza tassati) americano e sostiene che il suo movimento (non un partito, ma una sorta di lobby popolare, nata tre anni fa con circa tremila simpatizzanti, indipendente e autonoma pure dalla minuscola sezione del Tea Party Italia) stia raccogliendo migliaia di adesioni proprio in questi giorni di ingorgo e caos fiscali con le scadenze di Tares, Tasi, Imu e mini Imu. «Siamo bombardati da mail di migliaia persone che ci dicono: dovremmo pagare ma non abbiamo i soldi ».

Da qui la via di fuga che si chiama ravvedimento operoso. Certo bisogna aver prima pagato regolarmente le imposte, Iva, Irpef, Ires, poi si può decidere di saltare un turno ma ravvedersi entro il termine di presentazione della dichiarazione dei redditi. Pagando — ed è questo il vero “incentivo” della legge del 2009 — una sanzione ridotta al 3,75 per cento (…) con più gli interessi del 2,5 annuo. In tutto un “costo differito di circa il 6,25 per cento. Una forma di autofinanziamento a un anno a tassi realistici senza, dunque, dover andare in banca dove soprattutto per le micro-imprese è diventato pressoché impossibile strappare nuove linee di credito senza garanzie. Sandrin sostiene che siano già più di seimila le adesioni alla protesta. Ci sono le partite Iva e ci sono, in particolare, le piccole aziende del nord est. È una parte di quel “capitalismo molecolare” che la lunga recessione sta spazzando via. E l’adesione a questa nuova disobbedienza fiscale ha molto di individuale e poco di organizzato. In realtà chi non paga lo fa perché non ha i soldi e spera di averli inseguito. Anche se è certo che il consenso al Tea Party Veneto arrivi dal tradizionale bacino elettorale del centro destra dove, in Veneto in particolare, si mischia l’insofferenza verso la burocrazia e la pressione fiscale con invocazioni disordinate di indipendentismo. È il “forzaleghismo” deluso che si cementa ancora nell’opposizione allo statalismo, di cui fanno parte pure i Forconi Veneti, che mai sventolerebbero il tricolore come hanno fatto quelli di altre regioni, e il movimento degli imprenditori federalisti di Life.

Però non è detto che la protesta centri il bersaglio. Perché se prima del ravvedimento, l’Agenzia delle entrate dovesse avviare la sue verifiche e le sue ispezioni (basta una semplice richiesta di produzione documentale degli F24) salterebbero le sanzioni ridotte e per chi ha fatto slittare i versamenti sarebbero dolori (…)