Rassegna Stampa

Omicidio Peci, la figlia all’ex Br. Senzani: “Voglio guardarti negli occhi”

giovanni senzani

Giovanni Senzani

ROMA – “Sto aspettando da anni di incontrarla. Non si preoccupi, sono molto paziente e prima o poi la ruota del destino girerà in mio favore, così da poterla guardare negli occhi e vedere se anche lei ha un’anima”. Roberta Peci torna a scrivere all’ex capo delle Brigate Rosse, Giovanni Senzani.

Ma questa volta lo fa su Facebook, dopo avere letto l’intervista pubblicata su Panorama al regista del sequestro, della prigionia e dell’esecuzione del padre Roberto.

Scrive Sandro Paci sul Messaggero:

In seguito al pentimento del fratello Patrizio, esponente di spicco delle Brigate Rosse, Roberto Peci fu sequestrato il 10 giugno 1981 a San Benedetto. L’omicidio fu deciso dall’ala delle Br guidata da Senzani. Venne assassinato il 3 agosto 1981, all’età di 25 anni. La moglie di Peci era incinta di Roberta, che non ha mai conosciuto suo padre. La ragazza oggi trentatreenne è stata colpita in particolare da una dichiarazione che l’ex brigatista ha rilasciato: «Solo quando è morta mia moglie ho capito che la morte è uguale per tutti, sia quando la subisci sia quando la dai. E allora ho sentito il dolore di tutti quelli che la morte l’avevano incontrata per mano mia».

Da qui lo sfogo su Facebook di Roberta: «Le volevo dire signor S., o Mr. Bazooka, che io ci sono nata con questo dolore nel cuore e nell’anima, non ho dovuto aspettare di vedere morire una persona cara di vecchiaia. Ci ha pensato lei a farmi nascere orfana, uccidendo un uomo la cui unica colpa era di avere un fratello infame. Sto aspettando da anni di incontrarla. Non si preoccupi, sono molto paziente e prima o poi la ruota del destino girerà in mio favore, così da poterla guardare negli occhi e vedere se anche lei ha un’anima».

Ma nell’intervista, Senzani sembra rispondere indirettamente alla figlia di Peci: «Io non credo nel perdono, non mi permetterei mai di chiedere perdono, mi sembra un’offesa. Mi sembra pornografico andare davanti a qualcuno, cui hai ucciso il padre o il marito, e chiedere perdono. È banalizzare il dolore» (…)

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