Onorevoli smemorati, 34 ex deputati dimenticano di saldare il conto alla buvette

di redazione Blitz
Pubblicato il 9 agosto 2015 13:45 | Ultimo aggiornamento: 9 agosto 2015 13:45
Onorevoli smemorati, 34 ex deputati dimenticano di saldare il conto alla buvette

Onorevoli smemorati, 34 ex deputati dimenticano di saldare il conto alla buvette

ROMA – Si sono “dimenticati” di saldare il conto alla buvette, il famoso bar interno di Montecitorio. Per questo l’Ufficio amministrativo della Camera sta esaminando, per ora in via informale, la posizione di 34 ex deputati che dalla scorsa legislatura hanno lasciato debiti che oscillano tra i 300 e gli 800 euro. Ne parla Giuseppe Alberto Falci sul quotidiano la Repubblica: l’ammontare del passivo in totale sfiorerebbe i 20mila euro.

Scrive Falci che non è escluso che “al rientro della pausa estiva i piani alti di Montecitorio possano intervenire e prendere provvedimenti”. Ma, si domanda, come è accaduto che il caffè dell’onorevole sia stato pagato a credito? Spiega Falci:

Ogni deputato è munito di una “recharge card”, una tessera ricaribile per pagare alcuni dei servizi della Camera come la buvette o il ristorante. Ma può anche registrare un “rosso”. I deputati infatti sono autorizzati a segnalare il numero della tessera e attivare una sorta di “pagherò”. Alcuni di quelli che hanno lasciato lo scranno nel 2013 (perchè non rieletti o perchè trasferiti al Senato), però, si sono dimenticati di saldare il conto finale. E gli scontrini “dimenticati” si sono accumulati fino a raggiungere la cifra di venti mila euro circa.

Dunque, chi pagherà? Di certo, in prima istanza il servizio per la gestione amministrativa ha provveduto a cancellare le trentaquattro vecchie tessere. Il passo successivo è stata l’emissione di nuove card, consegnate proprio nelle scorse settimane. Ma la vicenda potrebbe produrre delle puntate ulteriori. Al rientro dalle ferie d’agosto tornerà a riunirsi l’ufficio di presidenza. E il dossier che in queste settimane l’amministrazione di Montecitorio sta prendendo ufficiosamente in esame, potrebbe arrivare sul tavolo di Laura Boldrini. E in quella sede i vertici del Palazzo dovranno decidere il da farsi.