Gli orsi fanno paura in Alto Adige: “Portateli via o gli spariamo”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 24 febbraio 2014 10:26 | Ultimo aggiornamento: 24 febbraio 2014 10:26
Gli orsi fanno paura in Alto Adige: "Portateli via o gli spariamo"

Gli orsi fanno paura in Alto Adige: “Portateli via o gli spariamo”

ROMA – “Quegli orsi ci fanno paura, portateli via o gli spariamo” è la minaccia del sindaco Werner Dissertori, 41enne, primo

cittadino di Termeno che lo scorso 10 gennaio scriveva all’assessore provinciale: “Se non mi togli di mezzo gli orsi fra un mese darò il via libera ai nostri cacciatori. Dirò loro: sparate”.

E ora? Ecco l’articolo di Jenner Meletti:

Un mese è passato e nessuno ha imbracciato il fucile. Con quell’ultimatum in fondo volevo solo sollevare un problema serio: da noi non c’è spazio per gli orsi liberi. Troppe case, troppi abitanti, tanti turisti. E se succede qualcosa? Io sono il sindaco, sono il primo responsabile della sicurezza dei cittadini. Pensi, io ho fatto il servizio civile nella Croce Rossa, perché allergico alle armi. Insomma, in realtà questi orsi non li voglio ammazzare. Voglio che siano deportati».
In Maremma, dopo anni di «al lupo, al lupo», dieci di questi animali sono stati trovati fucilati o decapitati ed esposti come trofeo ai margini delle strade. In Alto Adige l’orso bruno — Ursus Arctos — corre lo stesso rischio? «Io posso dire soltanto — racconta il sindaco, subito battezzato su un giornale di lingua tedesca “Barentoter”, assassino degli orsi — che qui la gente è davvero arrabbiata. L’altro giorno un mio concittadino, Robert Dezim, ha visto un orso, un cucciolone di un quintale e mezzo, mentre uccideva una pecora e ne feriva altre due. Sono stati devastati alveari. Ma soprattutto c’è la paura di incontrare questi animali all’improvviso e di essere aggrediti». Al Gasthof Goldene Traube della piazza sono in tanti al fianco del primo cittadino. «Abbiamo fatto un’assemblea a Cortaccia, l’altra sera. C’erano duecento persone tutte arrabbiate. Una donna ha quasi aggredito l’assessore Arnold Schuler, dicendogli: “Ecco, firmi questo foglio. Mi assicuri che i miei figli, se vanno nel bosco, noncorrono nessun pericolo. Se la prende lei la responsabilità?”».
Sono già centinaia le firme anti orso raccolte nei dieci Comuni altoatesini dove questi animali sono stati visti. «Wollen wir Baren… Volete voi che l’orso attacchi gli animali delle vostre malghe? ». «Nein», l’ovvia risposta. Dopo l’ultimatum del sindaco, dalla Provincia è arrivata una prima risposta. Sono state messe gabbie di cattura per bloccare gli orsi troppo invadenti. «Finalmente, il 7 febbraio, ne è stato catturato uno. E che hanno fatto, i tecnici provinciali? Lo hanno addormentato, gli hanno messo un chip e lo hanno liberato. Dicono che così sapranno sempre dove sia l’animale. Ma se questo attacca un gregge, loro, dai lorouffici di Bolzano, cosa potranno fare? Il 13 marzo avremo un nuovo incontro in Provincia. E saremo chiari: se non ci pensate voi, a portare via questi orsi, ci penseremo noi. Come? L’ultimatum del 10 gennaio è chiaro. Se dobbiamo scegliere, fra l’orso e la pecora, non scegliamo la pecora».
Non tutti la pensano allo stesso modo, in queste valli. Alcune centinaia di persone vanno nei municipi a firmare la petizione, ma altre migliaia entrano nei boschi proprio con la speranza di incontrare il plantigrado. «La paura dell’orso — dice Roberto Zoanetti, direttore del parco naturale Adamello Brenta — si batte solo con l’informazione. Bisogna tener presente che quello che possiamo incontrare non èl’orsetto Yoghi.È un animale selvatico che può pesarefra il quintale e i due quintali e mezzo e quando si alza in piedi supera i due metri. Quando si mette in difesa fa quell’“urlaccio” che mette i brividi. Ma lo fa per spaventare e basta».
Hanno fatto uno studio durato quattro anni, i ricercatori del parco che nel 1999 ha avviato l’importazione di orsi bruni dalla Slovenia. «Sono state raccolte — dice Roberto Zoanetti — le testimonianze di 256 persone che hanno avuto un incontro ravvicinato con il plantigrado. Nel 60% dei casi l’orso si è allontanato — con calma o fuggendo — e nel 36% dei casi è rimasto fermo. Non c’è mai stata un’aggressione ».
Gli orsi sono liberi ma non abbandonati. «L’animale che si avvicina ripetutamente alle case — spesso a causa di rifiuti alimentari lasciati all’esterno — o agli ovili, viene dissuaso con vari mezzi. Se insiste, viene catturato e messo in un recinto. Solo due, attualmente, gli orsi “detenuti”. L’orso bruno è onnivoro ma soprattutto vegetariano. Non è un predatore specializzato e quando mangia carne preferisce cibarsi di animali già morti».
Andrea Mustoni è il responsabile faunistico del parco Adamello Brenta. «L’incontro con l’orso? È rarissimo. L’orso è schivo, tende ad evitare l’uomo perché lo teme. Ma può capitare di incontrarlo, magari a distanza di pochi metri. Allora l’uomo deve fare capire all’animale che non ha paura di lui, come fa con un cane. La ricetta è semplice: pacatezza e rispetto. Se l’orso non fugge, come invece succede spesso, l’uomo deve girarsi lentamente e andarsene. Ripeto: lentamente, così non si stimola l’istinto di sopravvivenza dell’animale. Con il mio lavoro, l’orso l’ho incontrato tante volte, anche assieme ai miei bambini. In quel momenti comprendi la frase di Robert Hainard, artista animalista e naturalista: “Una foresta senza orsi non è una vera foresta”».