Papa Francesco, benedizioni in pergamena: al Vaticano sfuggono milioni di euro

di Redazione Blitz
Pubblicato il 8 settembre 2014 10:23 | Ultimo aggiornamento: 8 settembre 2014 10:23
Papa Francesco

Papa Francesco

ROMA – Papa Francesco “dice basta al business delle pergamene” è la notizia della Stampa. “La scure del Vaticano sui maestri d’arte” è il titolo di Repubblica.  In mezzo c’è un giro d’affari di milioni di euro con la vendita di benedizioni del Papa, che nella storia della Chiesa e del mondo ha lasciato il segno. Dai tempi di Gesù Cristo, vendere beni spirituali è un peccato mortale, si chiama simonia.

Sulla vendita delle indulgenze, grazie alla quale sono state fatte tante cose belle a Roma, San Pietro inclusa, ci fu lo scisma di Martin Lutero.

Si tratta dunque di una cosa non da poco su cui, nel tempo, il cattolicesimo romano e il suo lasciar fare, origine di tanti mali in Italia, ha causato un accumulo i situazioni a dir poco imbarazzanti per la Chiesa.

Per questo, probabilmente, Papa Francesco è intervenuto. Un po’ per risparmiarsi la simonia, un po’ per interesse. Il giro d’affari delle sue benedizioni può andare da un minimo di 200 mila a un milione di euro al mese, secondo le stime del Messaggero, che oscillano da 15 a 20 mila pergamene al mese per un prezzo da 10 a 50 euro l’una. Secondo Repubblica, si parte da 3,4 milioni di euro l’anno, moltiplicando il numero delle pergamene registrato nel 2013, 340 mila, per il minimo prezzo di 10 euro.
In Vaticano però entra solo da 45 a 60 mila euro al mese, il resto va nelle tasche dei negozi che le distribuiscono.
C’è forse un’altra ragione, anch’essa bassamente di soldi, che si lega alla base elettorale di Papa Francesco, da lui stesso più volte evocata: le diocesi di tutto il mondo, che probabilmente vogliono anch’esse una loro parte del piccolo tesoro.
Per questo ora tutto cambia e, scrive Andrea Tornelli sulla Stampa,

“Da gennaio 2015 non sarà più possibile ordinare presso uno dei negozi esterni al Vaticano la pergamena con la benedizione, da regalare a una coppia di sposi novelli o in occasione di un anniversario.

Pagate da dieci a cinquanta euro, e in qualche caso pure di più, portavano alle casse dell’Elemosineria apostolica – l’istituzione storica che si dedica a elargire la carità del Papa – soltanto tre euro a pergamena per la firma e il timbro. Papa Francesco ha deciso di dire basta, portando ora a compimento un processo iniziato già quattro anni fa, con Benedetto XVI.

 

Lo scorso 12 aprile il vescovo Konrad Krajewski, elemosiniere pontificio, ha inviato una lettera ai titolari delle convenzioni, informandoli che tutto finirà inderogabilmente il prossimo 31 dicembre.

 

Chiunque vorrà la benedizione, dovrà rivolgersi direttamente all’Elemosineria, come peraltro è sempre stato possibile fare, anche via fax o via web (www.elemosineria.va). Il prezzo della pergamena varia qui dai 7 euro per quella più semplice e più piccola, fino ai 25 euro per quelle di dimensioni maggiori. Chi la ordina per regalare un ricordo in occasione di qualche speciale circostanza, sa che tutto il denaro sarà donato ai poveri: negli ultimi due mesi l’Elemosineria apostolica, grazie al ricavato delle pergamene, ha potuto donare 200mila euro a persone in difficoltà nel pagare le bollette o l’affitto.

 

Pur avendo ricevuto un primo avviso già negli anni scorsi, e la lettera ufficiale lo scorso aprile, i negozianti stanno cercando di resistere: le pergamene vendute direttamente da loro si aggirano tra le 15 e le 20mila al mese. Il costo della carta varia dai 2 ai 4 euro, con il lavoro di stampa e le iniziali a mano si arriva a 6-8 euro. A questo si aggiunge il costo di 3 euro del timbro e della firma vaticana (gli unici soldi poi effettivamente devoluti per i poveri), e si arriva così a 9-10 euro. Tutto il resto è guadagno per il venditore. I negozianti, circa una cinquantina, hanno protestato con una lettera indirizzata al Papa, della quale ha dato notizia l’agenzia Ansa.

 

Ma Papa Francesco e monsignor Krajewski sono decisi a continuare per la strada intrapresa.

 

Fu soprattutto in occasione dell’Anno Santo del 1950 che il Vaticano cominciò ad avvalersi anche della collaborazione di altre persone o istituzioni, come negozi e librerie, «per rendere accessibile ad un numero sempre più crescente di pellegrini che giungevano a Roma» la possibilità di ottenere la benedizione. Ma sessant’anni fa non c’era Internet, e il piccolo ufficio vaticano aveva difficoltà a ricevere fisicamente la mole di richieste. Ora bastano pochi clic, e da ogni parte del globo si può ordinare la pergamena ricevendola per posta.

 

Inoltre, dallo scorso settembre la facoltà di concedere la benedizione papale su pergamena è stata estesa da Francesco anche ai nunzi apostolici nei vari Paesi del mondo. Insomma, non c’è più bisogno di intermediari. C’è invece bisogno che tutto il ricavato venga distribuito ai poveri.

 

Gli unici «esterni» che continueranno a lavorare per l’Elemosineria, fanno sapere in Vaticano, saranno i monasteri di clausura, dove vengono preparate le pergamene più pregiate scritte interamente a mano. È probabile che, almeno inizialmente, la fine delle concessioni porti una diminuzione del numero di pergamene. Ma la gestione diretta di tutte le richieste di sicuro aumenterà i fondi da distribuire in beneficenza”.

Le cifre di Paolo Rodari su Repubblica si riassumono così:

“È possibile ricevere la pergamena in dieci lingue: italiano, inglese, tedesco, portoghese, francese, spagnolo, polacco, ceco, slovacco e ungherese e per averla occorre attendere una ventina di giorni. Il prezzo? Si va da quelle più piccole a sei euro fino a quelle più grandi per le quali si arriva a pagare anche 30 euro.
Nel 2013 l’elemosineria ha realizzato circa 340mila pergamene. Rispetto al 2012, le richieste sono aumentate del 50 per cento. Effetto Francesco? Difficile non pensarlo”.

La storia raccontata da Paolo Rodari viaggia invece un po’ sulle note del pietismo che spesso caratterizza il quotidiano:

“Sono maestri d’arte, alcuni vergano pergamene — i cosiddetti calligrafi — , altri incidono effigi sacre, restaurano incunaboli. Il tutto a nome di Sua Santità, pur essendo tecnicamente i loro lavori “appalti esterni”. Tante piccoli voci di uscita per il bilancio del Vaticano che Francesco vuole trasformare in una casa di vetro. Per questo, d’ora innanzi, i controlli saranno stringenti.

Prima di concedere all’esterno prestazioni e servizi, ogni ufficio della curia dovrà fare ricorso alle proprie risorse interne.
È il giro di vite, la cosiddetta spending review, di Papa Francesco: col pontificato in corso la curia romana smetterà di essere cliente e «big spender» per fornitori esterni che si sono anche arricchiti (non tutti, ma molti sì) prestando la loro opera alla Santa Sede. Il Vaticano, insomma, dovrà il più possibile bastare a se stesso.
Gli esterni sono aumentati soprattutto negli ultimi anni — solo i calligrafi sono alcune decine — in quella zona grigia che riguarda le “prestazioni” e le “merci” che trovano nei fedeli di tutto il mondo il proprio pubblico.
Beninteso, è un nobile e prezioso lavoro quello dei maestri d’arte, e la curia ne è perfettamente consapevole. Non a caso scalpellini e calligrafi da tempo immemore lavorano entro le mura leonine. E continueranno a farlo, ma soltanto coloro i quali figurano regolarmente all’interno degli organici vaticani.

Quella delle benedizioni “a richiesta” è una tradizione iniziata da Leone XIII: nel 1878 concesse all’elemosineria la possibilità di realizzarle «a mezzo di diplomi su carta pergamena », firmati dall’elemosiniere stesso e timbrati a secco, per impedire ogni contraffazione. E d’ora innanzi sarà ancora di più così: i tantissimi pellegrini che acquisteranno immagini sacre, medaglie commemorative e pergamene con la benedizione papale avranno la garanzia che si tratta di prodotti “made in Vatican”, confezionati cioè da calligrafi “autentici”.
Nella Santa Sede sono stati assunti in quanto artisti della bella scrittura, come degli antichi amanuensi. Per la benedizione apostolica utilizzano lo stemma della Città del Vaticano, con le chiavi di Pietro “decussate” (cioè incrociate) sormontate dal triregno, l’antico copricapo dei pontefici. Il tocco finale è la foto del Papa. Accanto anche fiori e altri simboli, l’immagine di una Madonna o delle basiliche papali. Sul testo scrivono a mano il nome del destinatario e l’occasione della benedizione, che, come si legge in fondo, giunge «dal Vaticano». Il documento è poi firmato dallo stesso elemosiniere: sotto la firma sono indicati in latino la sua dignità (archiepiscopus) e il suo incarico (eleemosynarius apostolicus).