Parma, La Gazzetta dello Sport: “Hanno sfasciato il campionato”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 28 Febbraio 2015 10:46 | Ultimo aggiornamento: 28 Febbraio 2015 10:46
Parma, La Gazzetta dello Sport: "Hanno sfasciato il campionato"

Parma, La Gazzetta dello Sport: “Hanno sfasciato il campionato”

ROMA – Il Parma non ha più giocato dopo il match contro la Roma. E due: rinviata anche la gara col Genoa. Il sindaco di Parma Federico Pizzarotti scarica Manenti. Malagò: «Persa credibilità». Annunciate nuove norme, il presente è un vicolo cieco. Ne parla La Gazzetta dello Sport nella sua apertura odierna con Andrea Schianchi.

“Alle 16.45, con un filo di voce, imbarazzato da un pasticciaccio che giorno dopo giorno si fa scandalo, Carlo Tavecchio (che rispedisce al mittente le critiche alla sua gestione, «Noi non c’entriamo nulla») dispone un nuovo rinvio, il secondo consecutivo: «Domenica (domani, ndr ) il Parma non scende in campo. La partita con il Genoa è rinviata». A quando, non si sa. Come per la sfida contro l’Udinese. «Che non si è disputata — ricorda Tavecchio — perché non volevo mortificare i calciatori e costringerli a giocare a porte chiuse». E anche stavolta il presidente federale ha tenuto conto dello «stato d’animo dei giocatori del Parma e delle richieste di associazione calciatori e allenatori. È una decisione grave». Ma è anche l’ultima. «Se non accadrà nulla nei prossimi giorni, non ci sarà altro rinvio». Alle 19.29, da Ragusa, il presidente del Coni Malagò attacca la decisione di Tavecchio: «La regolarità del campionato è inficiata dalla decisione di non giocare Genoa-Parma. Il calcio non esce certo bene da questa vicenda. Abbiamo visto che le regole non erano aggiornate alle esigenze di una società di calcio. E come al solito, quando i buoi sono usciti dal recinto, diventa impossibile andare a riprenderli. Così si è creato un buco e tutti si sono chiamati fuori».

Mancano solo nomi e cognomi nell’attacco di Malagò. «Io comunque mi auguro che si possa ancora trovare una soluzione», aggiunge. Quello che dovrebbe accadere, è noto: «Portare i libri in tribunale»: Tavecchio lo ripete da giorni. «E nulla di quello che avevo auspicato si è verificato. Il Parma è allo sbando, se non si avvia la procedura fallimentare — spiega il presidente federale — non si nomina il curatore, non si autorizza l’esercizio provvisorio e non possono arrivare le risorse per proseguire fino al termine della stagione». Quindi, addio Parma e campionato che da sfasciato retrocederebbe a monco. A meno che… «La Lega di A — ancora Tavecchio — si è detta disponibile ad aiutare un soggetto credibile, che può essere solo il Tribunale. In questo momento nessuno può dare un euro a una società fallita, non fallenda ».

Così, la drammatica vicenda del Parma si arricchisce di un nuovo farsesco rinvio. I giocatori, già al mattino, dopo una lunga riunione nello spogliatoio avevano deciso di incrociare le gambe, sostenuti dall’Aic. Il ragionamento dei giocatori gialloblù va oltre la questione economica. Si sa che il capitano Lucarelli e l’allenatore Donadoni mirano ad attaccare il sistema calcio. I tesserati emiliani si sentono abbandonati e, per giustificare la loro presa di posizione, dicono che nessuno dei vertici federali, della Lega di A, dell’Associazione Allenatori e dell’Associazione Arbitri si è fatto vedere a Collecchio. Soltanto i dirigenti dell’Assocalciatori hanno lavorato per trovare una soluzione. Per Donadoni e per i suoi ragazzi questo è un affronto, perché il caso Parma riguarda tutti e non soltanto una società. Non è un caso che ieri Lucarelli e il presidente di Lega Beretta si siano beccati a distanza. Si rendono conto, nello spogliatoio di Collecchio, che si è arrivati a un punto di non ritorno. Perciò sono pronti a rischiare anche l’esclusione dal campionato, che scatterebbe dopo la quarta partita non disputata (oltre ai due rinvii già accordati). Il bersaglio è chiaro: cambiare le regole che governano il calcio perché, sostengono a Parma, la situazione era nota da tempo e nessuno si è mosso. Com’è possibile che una società passi di mano, per ben due volte, alla cifra di un euro? Chi doveva vigilare e non l’ha fatto? Sono domande che i giocatori vorrebbero porre alle istituzioni del calcio, ma finora non ne hanno avuto la possibilità. A conferma di questo, ieri Donadoni è stato chiaro con Valerio Staffelli di Striscia la Notizia , che l’ha incrociato per consegnargli il Tapiro d’oro. «Un paio di Tapiri li dovete portare anche ai responsabili di tutto questo, Carlo Tavecchio e Maurizio Beretta, che qui a Parma non si sono ancora fatti vedere».

Intanto la Figc prova a tracciare una nuova strada. «Nessuno potrà più comprare una società con un euro», annuncia Tavecchio. Cioè: mai più un caso Parma. Il presidente Figc cerca di cucire emergenza e prevenzione. «Oggi — dice a margine del Consiglio federale — sono state dettate le linee guida che prevedono grosse restrizioni e responsabilità per chi decide di acquisire una società di A». Un modo per fare argine rispetto a cambi di proprietà dalla sera alla mattina. La verità è che dal 2007-08, la stagione in cui furono cambiati i parametri per l’iscrizione, il sistema non ha il livello di autodifesa necessario. Oggi se fossero in vigore le regole dell’epoca, la A sarebbe decimata. E allora ecco una nuova diga, imperniata su onorabilità e solidità finanziaria. Onorabilità significa che chiunque acquisti (si parla di proprietà, non di cariche sociali) più del 10% di un club, dovrà esibire un certificato penale dove non figurino reati contro il patrimonio. Solidità finanziaria è invece la formula per evitare un Manenti-bis. In questo caso la certificazione dovrà essere compiuta da due banche «first class». La doppia operazione si concretizzerà riscrivendo i regolamenti di Lega. E dovrà sposarsi con le regole del nuovo fair play finanziario, ma con una tempistica ancora da stabilire. Il modello potrebbe essere l’inglese «Fit and proper person test», un lungo elenco di condizioni che chiunque voglia acquistare almeno il 30% di un club deve rispettare.

Intanto, c’è anche la vicenda penale. Ieri mattina Donadoni, Lucarelli, Gobbi e Mirante sono stati convocati in Procura dai magistrati come persone informate sui fatti. «Per Ghirardi è facile risolvere la situazione del Parma? Bene, allora torni e faccia quello che deve fare» ha dichiarato Lucarelli. I pm hanno fatto domande nell’ambito dell’inchiesta aperta per bancarotta fraudolenta. L’attività giudiziaria procede velocemente. Si stanno verificando bilanci e fatture. Nel frattempo proseguono i pignoramenti dell’ufficiale giudiziario: ieri sono stati prelevati dal Tardini le panchine degli spogliatoi. Ora gli stanzoni sono vuoti”.