Partite Iva in rivolta contro il “malus” Renzi. Carlo Di Foggia, Fatto Quotidiano

di Redazione Blitz
Pubblicato il 22 Gennaio 2015 9:50 | Ultimo aggiornamento: 22 Gennaio 2015 9:50
Partite Iva in rivolta contro il “malus” Renzi. Carlo Di Foggia, Fatto Quotidiano

Partite Iva in rivolta contro il “malus” Renzi. Carlo Di Foggia, Fatto Quotidiano

ROMA – Dopo il bonus da 80 euro, come ironizza Carlo Di Foggia del Fatto Quotidiano, ecco il “Malus” denunciato dalle associazioni di professionisti, autonomi e freelance della stangata sulle partite Iva.

(…) È il frutto avvelenato della pasticciata riforma del regime “agevolato”, quello “dei minimi”, appena licenziata insieme all’aumento dei contributi Inps, ulteriore (e non ultimo) passo di una revisione verso l’alto decisa dalla riforma Fornero e mai disinnescata. FORTE di 8 milioni di lavoratori e una rivolta battente in Rete – lo slogan è # malusRenzi su twitter – le associazioni non mollano la presa: la vendetta viaggerà in fattura nonostante il dietrofront del governo. Esattamente 24 ore dopo averle fatte approvare, infatti, il premier ha riconosciuto l’errore delle nuove modifiche: “Faremo un provvedimento ad hoc”, ha promesso. Quando? “Nei prossimi mesi”. Per i più increduli ha rincarato la dose pochi giorni dopo: “È il mio autogol più grande”, seguito a ruota dal ministro del Lavoro Giuliano Poletti: “La norma è scritta male”. Per giorni – fatta eccezione per il sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti (Sc) – pezzi sparsi della maggioranza hanno provato a difendere le misure: “Ci sono 800 milioni a favore di 800 mila partite Iva”. Circa 520, però, andranno a commercianti e artigiani. Mentre nelle professioni (architetti, ingegneri, giornalisti etc.), dove lo squilibrio tra vecchie e nuove leve è forte, si viene penalizzati. Promemoria. Il vecchio regime “dei minimi” è riservato a chi ha meno di 35 anni e guadagna meno di 30 mila euro l’anno lordi, può durare 5 anni ed è vantaggioso: l’aliquota che si applica sul reddito è solo il 5 per cento e le spese sonno singolarmente deducibili. Con il nuovo pensato dal governo non ci sono limiti di tempo ed età, ma la soglia per beneficiarne scende a 15 mila euro e l’aliquota triplica (15 %). Le detrazioni saranno forfettarie, quindi senza complicati calcoli del commercialista (evitandone la parcella), ma i vantaggi finiscono qui. Sui redditi più bassi, infatti, la riforma ha un effetto-beffa: considerate le detrazioni per i redditi da lavoro autonomo (fino a 1. 104 euro sotto i 55 mila di reddito) con il nuovo sistema si paga addirittura di più. Se un lavoratore dichiara 12 mila euro, per dire, dovrà versare 1. 404 euro di imposte, se invece decidesse di rimanere fuori dal regime dei minimi messo in piedi dal governo, pagando quindi l’Irpef, sarebbero 1. 264. “Il sistema si basa su redditi netti vicini alla soglia di povertà”, accusa Acta, l’associazione dei freelance. Vero. A questo si aggiunge l’aumento dell’aliquota per i contributi previdenziali dal 27, 72 al 29, 72 per cento (arriverà al 33 nel 2019) (…)