Patrizio Bertelli (Prada): Art. 18 va tolto se Europa lo chiede ma non risolverà

di Redazione Blitz
Pubblicato il 29 settembre 2014 12:52 | Ultimo aggiornamento: 29 settembre 2014 12:52
Patrizio Bertelli (Prada): Art. 18 va tolto se Europa lo chiede ma non risolverà

Patrizio Bertelli (Prada): Art. 18 va tolto se Europa lo chiede ma non risolverà

MILANO – Anche se alle prese con un’indagine della Guardia di Finanza, Patrizio Bertelli, marito di Miuccia Prada e artefice del successo del gruppo Prada, non rinuncia a dire la sua in materia di diritto del lavoro, esprimendo dubbi sull’effetto positivo che l’abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori potrebbe avere sulla crescita della occupazione.

Fabrizio Bertelli, capo di un grande gruppo di aziende, quotato alla borsa di Hong Kong, probabilmente con una parte della produzione in Paesi dove non hanno né l’art. 18 né tanto meno lo Statuto dei Lavoratoi, dotato di strutture, dirigenti organizzazione che gli fanno vedere molti aspetti della vita aziendale dei piccoli molto dall’alto, trascura i problemi di decine di migliaia di piccoli imprenditori, terrorizzati, a torto o a ragione, dalla complessità degli obblighi che ricadrebbero su di loro qualora superassero i 15 dipendenti. Meglio restare nel piccolo, pensano molti di loro, piuttosto che consumarsi negli spesso inutili rituali di potere sindacale.

In realtà, ma nessuno ha il coraggio di dirlo e scriverlo, risulta che anche grandissime aziende, che avevano avviato piani di assunzioni per integrare gli effetti del blocco del turn over, quando la riforma Fornero si rivelò inadeguata, bloccarono tutto.

Intervistato da Giovanni Pons per Repubblica, Patrizio Bertelli ha detto:

“Se, come qualcuno dice, l’articolo 18 è diventato un simbolo che in Europa chiedono di togliere in cambio di una maggiore flessibilità sulle regole di bilancio, allora penso che dovremmo andare in questa direzione”.

Ma Giovanni Pons sembra essere di altro parere e incalza: È sicuro che senza articolo 18 si riuscirà ad avere più crescita e più lavoro in Italia?

“Su questo ho miei dubbi, poiché l’articolo 18 riguarda un numero molto limitato di lavoratori”.

Qui a Bertelli sfugge un nesso: dando per scontato di perdere la causa, moltissime aziende rinunciano a licenziare se non proprio in casi estremi, mentre col tempo, molti dei soggetti più scandalosi sono usciti per spinta naturale come il pensionamento e di nuovi non ne sono entrati per la ragione che è meglio evitare di assumere, anche grazie alla crisi. Bertelli la fa invece un po’ semplice:

“Io credo che invece di invocare nuove regole per il lavoro le imprese dovrebbero puntare di più su sè stesse. Per rimettere in moto la crescita occorre che gli imprenditori ricomincino a investire, trovino il coraggio di conquistare nuovi mercati all’estero mettendo a rischio una parte dei loro capitali”.

Patrizio Bertelli, imprenditore avveduto, ha investito quando prevedeva che il mercato crescesse, là dove prevedeva che crescesse. Non tutti i piccoli e grandi imprenditori italiani hanno la moglie genio e sono loro stessi geni come Bertelli.

Poi parla di politica:

“Molti politici hanno paura che Renzi riesca a fare le riforme prendendosi tutti i meriti e diventando così troppo forte e troppo autonomo. Ecco perché il disegno sarebbe quello di fare cadere il governo ma senza andare a elezioni e promuovere un nuovo esecutivo che distribuisca il merito delle riforme su un più ampio spettro politico”.

Questo porta a osservare che Patrizio Bertelli, al contrario del suo collega Della Valle, non ha maturato un giudizio negativo sul governo Renzi:

“Fin qui Renzi non mi ha deluso. Mette molta energia in quello che fa e lotta contro un sistema ingessato, fatto di corporazioni e burocrazia. Normale si faccia dei nemici. A mio parere l’importante è cambiare, anche facendo degli errori, poi lungo il percorso si può anche correggere il tiro. È normale che con tanta carne al fuoco qualche bistecca si brucerà. Ma io dico che per fare le riforme dello Stato occorre lo sforzo di tutti, remando nella stessa direzione, e che queste saranno sicuramente perfettibili. Ma bisogna provarci, l’errore più grosso è non fare niente. Se vuoi portare a casa tre riforme, come dice qualcuno, devi metterne in cantiere molte di più”.

La squadra di governo è forse composta di ministri troppo giovani e poco competenti:

“Abbiamo qualche sicurezza che una squadra di sessant’anni sia anche brava? Preferisco correre il rischio di avere una squadra giovane ma che riesca a dialogare meglio con la parte del paese meno ascoltata, cioè appunto i giovani”.

Anche all’interno del Pd stanno crescendo i malumori.

“Essendo il Pd nato con tante anime diverse, che Bersani e D’Alema siano uniti e che non abbiano la stessa visione di Renzi mi pare abbastanza scontato”.