Rassegna Stampa

Paura dei migranti, non dell’euro: l’inchiesta La Stampa-Financial Times

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Paura dei migranti, non dell’euro: l’inchiesta La Stampa-Financial Times

ROMA – Paura dei migranti e della crisi economica, ma non dell‘euro. E’ il ritratto del sentimento medio degli italiani che emerge da un’inchiesta condotta da La Stampa e Financial Times. 

Dal rilevamento, condotto prendendo in considerazione oltre 1.100 risposte di lettori da tutto il mondo, è emerso che due italiani su tre sono a favore della moneta unica, anche tra i grillini, ma solo quattro su dieci vedono realistica la possibilità di una Italia multietnica.

Per il 41 per cento dei lettori de La Stampa, comunque, l’immigrazione è un’opportunità, per il 38 per cento una minaccia (o una preoccupazione), e il 21 ha un punto di vista neutrale, o incerto.

Scrivono Jacopo Iacoboni e James Politi su La Stampa:

Le risposte dei lettori mostrano in maniera chiara che l’insoddisfazione verso i migranti è un elemento molto più presente nella società italiana rispetto alla volontà di uscire dall’euro, o all’insoddisfazione per l’Europa. Più dei due terzi dei nostri lettori credono che l’Ue sia stata un aiuto per il Paese, e sono largamente contrari a un’uscita dall’Unione. Anche i sostenitori di M5S e Lega sono spaccati a metà su questo, e non sono affatto monoliticamente convinti della tesi no-Ue. (…).

Sull’immigrazione però le cose cambiano, e i punti di vista si mescolano. Il 41 per cento dei nostri lettori la ritengono più un’opportunità che una minaccia, il 38 una minaccia (o una preoccupazione), e il 21 ha un punto di vista neutrale, o incerto. Quasi il 40 per cento crede in un’Italia multi-etnica, ma il restante 60 per cento rifiuta questa idea, o almeno ha dei dubbi seri. Il disagio nei confronti degli immigrati è altissimo, com’era presumibile, tra i votanti della Lega, ma è assai rilevante che si registri un disagio non piccolo anche tra i sostenitori del Pd. Specie al Nord. (…).

Naturalmente c’è anche chi dice che l’Italia dovrebbe uscire dall’Unione europea. O dall’euro tout court. «Da quando l’euro è arrivato in Italia, i prezzi di qualunque cosa sono schizzati e il mio salario è rimato congelato per otto anni. Non arrivo alla fine del mese, ho un figlio di cui occuparmi, e a cui vorrei assicurare una vita sicura e dignitosa», spiega Sofia Tatu, elettrice M5S, insegnante di sostegno di ragazzini con disagi mentali a Bologna.

È emerso più volte, nel corso della nostra inchiesta, un sentimento di ansia per il futuro economico dell’Italia. «Non penso che avrò una pensione, ci sono troppi pochi giovani, e non abbastanza soldi», osserva Diego Renzi, studente di filosofia in Abruzzo, e sostenitore del M5S. «Se le cose non cambiano, e non solo in Italia, le cose non andranno bene». Non è sentimento isolato. Molti dei nostri lettori pensano che le due elezioni che hanno sconvolto il mondo nel 2016 – la Brexit e l’elezione di Donald Trump in America – siano state qualcosa di assai negativo. Angela Merkel, nonostante tutte le sue difficoltà, appare loro il leader in cui riporre la maggior fiducia.

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