Pd, la resa degli ex comunisti: “Non contiamo più nulla”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 2 Febbraio 2015 12:42 | Ultimo aggiornamento: 2 Febbraio 2015 12:42
Ugo Sposetti (foto Wikipedia)

Ugo Sposetti (foto Wikipedia)

ROMA – “Abbiate pietà di noi comunisti. Non contiamo più niente”: è il senatore del Pd, Ugo Sposetti, dopo l’elezione di Mattarella, come scrive e riporta Antonello Caporale del Fatto Quotidiano, ad ammettere la sconfitta degli ex comunisti.

(…) Il Transatlantico è divenuto l’appendice postuma della Balena bianca – scrive Antonello Caporale – Dc di ogni annata si sono ritrovati. Fossero solo i siciliani, nelle loro singolari declinazioni (bianchi, bianco-rossi, bianco-neri) ad esultare per il conterraneo! Arrivano dalla Puglia e dal Piemonte, dalle Marche. Di nuovo in armi.
Quegli altri, cioè i rossi, sono intanto spariti dal Transatlantico. Massimo D’Alema, da una legislatura fuori dalla porta del Parlamento, manda le congratulazioni, che sono anche sincere perchè Mattarella è stato il suo vice al tempo del governo da lui diretto. Veltroni non si sente e non si vede, di Fassino abbiamo detto, di Chiamparino abbiamo visto l’andatura storta, il passo laterale, il sorriso spento.
STEFANO FASSINA ha la postura del viandante e l’eloquio morigerato. Ha votato pure lui ed è contento. Basta così. Cesare Damiano: “Il fatto è che nel nostro partito esistono tante individualità” . Il veltroniano Walter Verini: “Il fatto è che il Pci fa parte del Novecento, è storia conclusa. Mi è indifferente che Mattarella venga dalla Dc, per me è un antesignano del Pd. Purtroppo c’è chi non ha metabolizzato”.
“L’errore madornale è stato quando al tempo della svolta non abbiamo fatto subito una scelta di campo aderendo al partito socialista europeo. La nostra storia è finita lì”, spiega ai reduci interdetti Giorgio Napolitano, il comunista uscente.
Napolitano? “Proprio lui che da migliorista, lo ricordo bene perchè guidavo la segreteria di Enrico Berlinguer, non perdeva occasione di una stilettata, una specificazione, una precisazione, una distinzione”. Dal salotto di casa, in piazza Farnese, Achille Occhetto scava nella memoria. E sempre sono pietre. Irriducibili, incomponibili, eterni coltelli.
Meno male che è finita dicono i banconisti della buvette. Frittelle, tramezzini e arancini sono andati a ruba, restano in vita tre macedonie, due piatti di melone, e poi prugne e mele cotte. La pietanza della terza età o del partito che fu.