Pd Lazio, scandalo rimborsi si allarga. Montino: “Fu un errore politico…”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 Dicembre 2013 10:41 | Ultimo aggiornamento: 6 Dicembre 2013 11:01
Pd Lazio, scandalo rimborsi, Il Messaggero: "Banchetti e hotel a 4 stelle"

Pd Lazio, scandalo rimborsi, Il Messaggero: “Banchetti e hotel a 4 stelle”

ROMA – Si allarga l’inchiesta sui rimborsi gonfiati dai consiglieri regionali del Pd, adesso anche la procura di Rieti vuole fare luce sulle spese del 2011. “Sono quattordici i nomi finiti sul registro degli indagati – scrive il Messaggero – con le ipotesi di peculato, falso e finanziamento a un partito per i rimborsi gonfiati e le fatture taroccate dagli ex consiglieri del Pd alla Regione”.

L’articolo del Messaggero:

Nell’elenco ci sono anche quattro ex consiglieri regionali: l’ex capogruppo, oggi sindaco di Fiumicino, Esterino Montino, l’ex consigliere Enzo Foschi, adesso capo segreteria del sindaco di Roma Ignazio Marino, l’ex tesoriere e consigliere regionale Mario Perilli e Giuseppe Parroncini. Gli altri dieci nomi sono quelli degli imprenditori, che si sono prestati a gonfiare le cifre a margine delle fatture pagate con i fondi destinati alla politica.
Dopo avere ricevuto l’informativa del nucleo di Polizia tributaria di Rieti, il procuratore Giuseppe Saieva ha deciso di ipotizzare, oltre al peculato, anche i reati di falso e finanziamento pubblico a un partito.

Le spese sotto accusa riguardano il 2011 e finora ammontano a due milioni di euro e riguardano i rimborsi ottenuti dai consiglieri del Pd nella passata legislatura. C’è una cena da 8mila euro e il forte sospetto che la cifra, prima del ritocco, fosse 3mila. Ricevute di un hotel quattro stelle di Rieti, datate gennaio 2011 e giustificate con la presentazione del libro di Alfredo Reichlin, avvenuta il 22 ottobre 2010. Poi una pioggia di scontrini a sei zeri. Ma adesso la Guardia di finanza sta cominciando ad esaminare altro materiale acquisito nella sede del Consiglio regionale del Lazio la scorsa estate. Le verifiche riguardano, in particolare, le rendicontazioni delle spese sostenute dal gruppo del Pd prima del 2011, partendo dall’inizio della legislatura. E gli accertamenti sono stati delegati anche in altre province laziali. Sotto esame sono finite società ed aziende che in passato hanno fatturato prestazioni e acquisti al gruppo consiliare del Pd, anche in occasioni di passate campagne elettorali. «So di avere la coscienza pulita e alla fine si capirà tutto» scrive Enzo Foschi, caposegreteria del sindaco Marino, su Facebook «compreso il battage mediatico che ha anticipato questa storia. Non so assolutamente cosa mi si contesti». Intanto il Pdl di Fiumicino chiede le dimissioni di Esterino Montino, sindaco del Comune del litorale: «Sia coerente con se stesso e lasci».

Cene travestite da convegno. Degustazioni mascherate da approfondimento («La politica agricola del Pd») e perfino «iniziative apartitiche» finanziate, in realtà, dal Pd locale. Ancora una volta l’ipotesi investigativa è quella di una gestione truffaldina dei rimborsi regionali (denaro pubblico). Stavolta si tratta di due milioni di euro spesi dal Partito democratico nel corso della precedente legislatura. Alessandro Capponi del Corriere della Sera ha intervistato Esterino Montino:

 «Non sopporto di essere considerato alla stregua di chi ha portato i soldi all’estero, si è comprato i fuoristrada, ha cenato a ostriche e champagne. In Italia l’avviso di garanzia ti rende già colpevole, e il paradosso è che quelli che invocano le mie dimissioni, per un incarico che svolgo gratuitamente, sono gli stessi che hanno spinto per tenere in parlamento Berlusconi… È questo che mi fa imbestialire, solo questo».
Montino, va bene: però entriamo nel merito dell’accusa. Il finanziamento, per il Pd, era di due milioni di euro. 
«Veramente il Pd è stato uno dei due gruppi, gli unici tra tutti quelli regionali, ad aver messo tutto on line in tempi lontani, ben prima di scandali e inchieste. E proprio tutto, non solo le cifre accorpate: tutte le fatture, pagate quasi esclusivamente con bonifici, sistemi tracciabili. Ho fatto tutto con responsabilità e trasparenza, non ho mai maneggiato soldi. Ma di cosa parliamo? Io ho avuto responsabilità da far tremare i polsi, la Regione, il Giubileo… questa è roba da rubagalline».
Due milioni di euro? 
«Due milioni e diciassette mila euro, ma attenzione: eravamo quindici e io facevo il capogruppo, mica il carabiniere. Detto che ho fiducia in tutti, rimane il fatto che la legge regionale si basava sull’autocertificazione e sulla presentazione di giustificativi sommari. E invece noi abbiamo messo tutto in Rete, tutto, ogni fattura. E comunque: 2 milioni è una cifra d’impatto, ma 900 mila furono per il personale, 738 mila per spese di tipografia, per la cancelleria, i telefoni, i libri, e 210 mila per riunioni, conferenze, incontri».
E gli hotel a cinque stelle. 
«Veramente a me non risultano hotel a 5 stelle. Poi, naturalmente, se ci sono stati dei furbi risponderanno delle loro azioni».
Il Corriere la intervistò nel settembre 2012: e in quell’occasione lei disse che i 4.500 euro spesi in un’enoteca della Tuscia furono per dei regali ai bambini. Regalavate il vino ai piccoli? 
«No, fu un’intervista a caldo e non ebbi difficoltà a parlare. Ma l’elenco delle fatture era lungo e io avevo capito che quella spesa era per i piccoli bisognosi, solo dopo Parroncini mi spiegò. Ripeto, non facevo il carabiniere, c’era l’autocertificazione…».
C’erano anche tre ristoranti di Fiumicino. 
«Fatture non mie, io il più delle volte non sono andato a queste iniziative. Il punto di tutta questa storia, per me, è un altro: fu un errore politico usufruire di quei soldi, anche se sono certo che il gruppo li spese per fare politica, ma fu un errore non capire che non bisognava proprio usarli. Sottovalutammo il problema. E io stesso l’ho riconosciuto subito, proprio in quell’intervista al Corriere : non so se fu giusto riconoscerlo, ma onesto sì».