Pd Liguria finisce commissariato. Fallisce mediazione Lorenzo Guerini

di redazione Blitz
Pubblicato il 8 luglio 2015 13:10 | Ultimo aggiornamento: 8 luglio 2015 13:10
Pd Liguria finisce commissariato. Fallisce mediazione Lorenzo Guerini

Lorenzo Guerini, vicesegretario Pd

GENOVA – Il Pd Liguria sarà commissariato: dopo le dimissioni del segretario regionale Giovanni Lunardon in seguito alla sconfitta elettorale, fallisce anche la mediazione del vicesegretario nazionale Lorenzo Guerini. “Non ho riscon­trato la volontà di indi­vi­duare insieme una via d’uscita”, ha detto al termine della lunga assemblea regionale durante la quale si sono confrontate le due anime del Pd ligure, quella renziana che fa capo alla candidata sconfitta Raffaella Paita e dissidenti, riuniti attorno all’ex segretario Lunardon.

La notizia ufficiale dovrebbe arrivare giovedì in segreteria nazionale dove si deciderà il da farsi, presumibilmente la nomina di un commissario che traghetterà il partito fino al congresso regionale.

Ne parla Renzo Parodi sul Fatto Quotidiano:

Giovedì 9 luglio la segreteria nazionale indicherà il nome di chi dovrà guidare il Pd della Liguria fino alle elezioni. In pole Alessandro Alfieri, varesino, 43 anni, una laurea alla Bocconi, segretario regionale in Lombardia. Circolano anche i nomi di due deputate, Valentina Paris, responsabile per gli Enti locali, e Anna Rossomando, che ha avuto l’incarico di commissariare il quarto municipio della Capitale. “Qualunque decisione non avrà carattere sanzionatorio né punitivo” ha cercato di rassicurare Guerini.

Gli scontri interni al partito, seguiti alla tormentata campagna elettorale delle primarie, che aveva visto contrapposti la candidata Raffaella Paita e Sergio Cofferati, lo sconfitto, come è noto, hanno portato alla vittoria del centrodestra in Liguria con Giovanni Toti che proprio oggi, 8 luglio, presenterà la sua giunta.

All’assemblea di lunedì Lunardon si è presentato dimissionario. Riporta ancora il Fatto:

“le mie dimissioni sono un atto di responsabilità e di amore verso il partito” – ha rimarcato che la candidatura di Paita era maturata troppo presto. “Abbiamo pensato che il Pd potesse essere autosufficiente ed è stato un errore”, ha detto. Così come è stato “sbagliato il ruolo attribuito alle primarie”. A proposito di primarie. La riforma dello statuto annunciata da Renzi le cancellerà per le elezioni degli organi direttivi locali. Servirà tempo e quindi alle urne si andrà, secondo il segretario genovese, Alessandro Terrile, nella primavera 2016.

Paita ha puntato il dito contro i “genovesi” che l’avrebbero abbandonata. Ha difeso le primarie, beccandosi raffiche di fischi dalla sala (Cofferati aveva presentato un esposto in Procura per presunte irregolarità nell’esercizio del voto). E ha puntato il dito contro il sindaco Marco Doria che ha accettato l’aiuto dell’Udc mentre a lei – ha osservato – era stato impedito di contare sui voti dei centristi. In realtà Paita aveva accettato l’appoggio esplicito di esponenti dell’Ncd durante le primarie. Burlando era intervenuto successivamente a bloccare l’insana alleanza con fuoriusciti di Forza Italia e dell’ex Alleanza Nazionale come il sanremese Eugenio Minasso.

Il sindaco ha accettato l’appoggio di esponenti dell’Udc che in Regione faceva parte della maggioranza di Claudio Burlando, quegli stessi centristi che si preparano a votare il bilancio a Palazzo Tursi. Proprio l’ex governatore è stato il convitato di pietra dell’assemblea. Non si è fatto vedere e non ha pronunciato una sola parola in pubblico dopo una frettolosa conferenza stampa nel dopo-voto. Ma farà sentire la propria voce. A un Burlando pensionato non crede nessuno.